Corte di Cassazione, sezione sesta civile, ordinanza 24 novembre 2017, n. 28136. L’osservanza delle indicazioni contenute in una circolare ministeriale non valgono ad integrare l’esimente della buona fede

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6. Con il terzo motivo e’ denunciata violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, articolo 3, e si lamenta che il Tribunale non ha argomentato sulla sussistenza dell’elemento soggettivo, nella specie escluso in ragione dell’affidamento riposto dall’opponente nella circolare ministeriale richiamata, oltre che nell’orientamento giurisprudenziale difforme da quello fatto proprio dal Tribunale.
7. Le doglianze sono infondate.
7.1. Quanto al primo motivo, come correttamente evidenziato dal Tribunale, la circolare ministeriale richiamata dal sig. (OMISSIS) non e’ atto normativo e quindi non innova la disciplina in materia.
Si tratta di atto amministrativo che – ai fini di coordinamento dell’operato degli uffici pubblici destinatari della circolare stessa – offre una “interpretazione” della normativa in oggetto, esprimendo un parere dell’Amministrazione centrale, che e’ privo di valore vincolante (cosi’, in materia dei tributi, Cass. Sez. U. 02/11/2007, n. 23031), e a fortiori inidoneo a fondare l’affidamento dell’utente della strada.
8. Quanto al secondo motivo si osserva che l’originario quadro normativo di riferimento e’ mutato successivamente alla sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005 (con il Decreto Legge n. 262 del 2006, articolo 2, comma 164, conv. con modif. dalla L. n. 286 del 2006, n. 286, e con i decreti ministeriali di aggiornamento delle sanzioni pecuniarie).
8.1. L’articolo 126-bis, comma 2, nel testo vigente prevede: “L’organo da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne da’ notizia, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi. Il predetto termine di trenta giorni decorre dalla conoscenza da parte dell’organo di polizia dell’avvenuto pagamento della sanzione, della scadenza del termine per la proposizione dei ricorsi, ovvero dalla conoscenza dell’esito dei ricorsi medesimi. La comunicazione puo’ essere effettuata solo se la persona del conducente, quale responsabile della violazione, sia stata identificata inequivocabilmente; tale comunicazione avviene per via telematica o mediante moduli cartacei predisposti dal Dipartimento per i trasporti terrestri. La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale rappresentante o un suo delegato e’ tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine, all’organo di polizia che procede. Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 272,00 a Euro 1,088,00. La comunicazione al Dipartimento per i trasporti terrestri avviene per via telematica”.
8.2. Con riferimento al testo di legge riformulato nel 2006, la giurisprudenza di questa Corte regolatrice si e’ orientata nel senso dell’autonomia delle due condotte sanzionabili – quella relativa all’infrazione presupposta e quella attinente all’omessa o ritardata comunicazione delle generalita’ del conducente – sulla base del rilievo della diversita’ di beni tutelati dalle due previsioni sanzionatorie, la seconda delle quali – che qui interessa – e’ prevista a garanzia dell’interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, tutelabile di per se’ e non in quanto collegato all’effettiva commissione di un precedente illecito (Cass. n. 22881/2010; Cass. n. 11811/2010).
Si e’ pervenuti cosi’ ad affermare che l’obbligo di comunicazione sancito dalla norma in esame e’ indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa attinente alla legittimita’ dell’accertamento dell’illecito presupposto, con la conseguenza che il termine per la comunicazione delle generalita’ del conducente decorre dal momento della richiesta dell’autorita’ (Cass. n. 17348/2007; Cass. n. 16674/2010; Cass. n. 15542 del 2015).
La decorrenza del termine per la comunicazione dell’identita’ del conducente in un momento antecedente alla definizione della contestazione (o all’equivalente scadenza del termine per la proposizione del ricorso amministrativo o giurisdizionale) e’ strumentale all’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti patente – che deve avvenire sulla base della inequivocabile identificazione del conducente e nel rispetto della scansione temporale indicata nella norma -, che risulterebbe frustrata dalla dilatazione dei tempi di acquisizione dell’informazione, tenuto conto dell’obiettiva inesigibilita’ dell’informazione a distanza di mesi.
8.3. Ininfluente risulta il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005, che ha scrutinato l’articolo 126-bis C.d.S., comma 2, nel testo antecedente alle modifiche intervenute nel 2006.
Con la richiamata pronuncia la Corte costituzionale dichiaro’ l’illegittimita’ costituzionale della norma nella parte in cui assoggettava il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente quando avesse omesso di comunicare all’Autorita’ amministrativa procedente le generalita’ del conducente che aveva commesso l’infrazione alle regole della circolazione stradale, e rigetto’ la censura prospettata in riferimento all’articolo 24 Cost., in quanto basata su “inesatta esegesi del dato normativo”, riferendosi, e non potrebbe essere altrimenti, al testo normativo scrutinato, nel quale la comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida dell’avvenuta perdita del punteggio dalla patente doveva avvenire “entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata”.
9. Non sussiste la denunciata violazione della L. n. 689 del 1981, articolo 3 in quanto, per le violazioni colpite da sanzione amministrativa, e’ necessaria e al tempo stesso sufficiente la coscienza e volonta’ della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa, giacche’ il legislatore pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa (tra le molte, Cass. 11/06/2007, n. 13610). Da cio’ discende che l’esimente della buona fede, applicabile anche all’illecito amministrativo disciplinato dalla L. n. 689 del 1981, rileva come causa di esclusione della responsabilita’ amministrativa – al pari di quanto avviene per la responsabilita’ penale, in materia di contravvenzioni – solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceita’ della sua condotta e risulti che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso.
Nel caso di specie, il giudice d’appello ha escluso implicitamente, ma chiaramente, la buona fede nei termini allegati dall’autore dell’illecito – del legittimo affidamento alla indicazione contenuta nella circolare ministeriale – ritenendo la circolare atto interno all’Amministrazione.
10. Il ricorso e’ rigettato senza pronuncia sulle spese, in mancanza di attivita’ difensiva della parte intimata. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13.