Corte di Cassazione, sezione prima penale, sentenza 19 settembre 2017, n. 42851. Dichiarazione di domicilio da parte del condannato

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La dichiarazione di domicilio da parte del condannato deve soltanto esprimere con chiarezza la volonta? che il luogo indicato venga considerato come quello nel quale effettuare le comunicazioni o notificazioni, e cio? senza che vi sia necessita? di particolari formule.

Sentenza 19 settembre 2017, n. 42851
Data udienza 18 maggio 2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI TOMASSI Mariastefania – Presidente

Dott. BONITO Francesco M. – Consigliere

Dott. MAGI Raffaello – Consigliere

Dott. MINCHELLA Antonio – rel. Consigliere

Dott. CENTONZE Alessandro – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS), nato il (OMISSIS);
avverso il decreto n. 713/2016 del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste in data 13.07.2016;
visti gli atti e il ricorso;
Udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. MINCHELLA Antonio;
sentite le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del Dott. TAMPIERI Luca, che ha chiesto il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
Con decreto in data 13.07.2016 il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste ha dichiarato inammissibili le richieste di misure alternative avanzate da (OMISSIS) per difetto delle condizioni di legge. Rilevava il giudice che l’unico firmatario delle istanze era il difensore di fiducia, ma che l’interessato non aveva ne’ eletto ne’ dichiarato domicilio e che l’articolo 677 c.p.p., comma 2, prescriveva a pena di inammissibilita’ quelle dichiarazioni considerate atto personalissimo e non delegabile al difensore.
Avverso detto decreto propone ricorso l’interessato a mezzo del difensore, deducendo, con motivo unico, una violazione di legge e una carenza di motivazione: si sostiene che effettivamente non vi era stata la dichiarazione relativa al domicilio, ma da cio’ non poteva derivare la ritenuta manifesta infondatezza di una istanza o la conclusione di una irreperibilita’, che invece non era motivata in alcun modo e che era smentita dalla reperibilita’ concreta del condannato; si insiste nel fatto che la mancata indicazione di un domicilio puo’ essere esaminata soltanto nel merito e non sul piano della ammissibilita’ dell’istanza.
Il P.G. chiede il rigetto del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il decreto impugnato deve essere annullato.

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