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Categoria: Sezioni Unite

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 12 dicembre 2014, n. 51824. L’offerta o la promessa di denaro o di altra utilita’ al consulente tecnico del pubblico ministero finalizzata a influire sul contenuto della consulenza integra il delitto di intralcio alla giustizia di cui all’articolo 377 cod. pen. in relazione alle ipotesi di cui agli articoli 371-bis o 372 cod. pen.

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 12 dicembre 2014, n. 51824 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 16 dicembre 2014, n. 52117. Il monitoraggio nella attualità della azione furtiva avviata, esercitato sia mediante la diretta osservazione della persona offesa (o dei dipendenti addetti alla sorveglianza o delle forze dell’ordine presenti in loco,), sia mediante appositi apparati di rilevazione automatica del movimento della merce, e il conseguente intervento difensivo in continenti, a tutela della detenzione, impediscono la consumazione del delitto di furto, che resta allo stadio del tentativo, in quanto l’agente non ha conseguito, neppure momentaneamente, l’autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo diretto del soggetto passivo

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. SENTENZA 16 dicembre 2014, n. 52117 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza deliberata l’11 febbraio 2013 e depositata il 25 febbraio 2013, il Tribunale di Bergamo, in composizione […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 11 dicembre 2014, n. 51660. Al fine di disporre il sequestro conservativo, è necessario e sufficiente che vi sia il fondato motivo di ritenere che manchino le garanzie del credito; vale a dire che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l’adempimento delle obbligazioni di cui all’art. 316, commi 1 e 2, cod. proc pen.

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 11 dicembre 2014, n. 51660 Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 31 maggio 2014, il Tribunale di Genova, adito in sede di riesame, confermava l’ordinanza […]

Corte di Cassazione, S.U.P., ordinanza 12 novembre 2014, n. 46837. Ai fini della confisca di prevenzione nei confronti di soggetti sottoposti a procedimenti per mafia (articolo 2-ter della L. 575/1965, attualmente articolo 24 del Dlgs 159/ 2011) «per individuare il presupposto della sproporzione tra i beni posseduti e le attività economiche del soggetto, non deve tenersi conto anche dei proventi dell’evasione fiscale».

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. ordinanza 12 novembre 2014, n. 46837 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 17 novembre 2014, n. 47239. La mancanza della procura speciale ai sensi dell’articolo 100 c.p.p., delle parti private diverse dall’imputato al difensore non puo’ essere sanata, previa concessione di un termine da parte del giudice, ai sensi dell’articolo 182 c.p.c., comma 2, ma comporta l’inammissibilita’ dell’impugnazione

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 17 novembre 2014, n. 47239 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SANTACROCE […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 ottobre 2014, n. 42858. Successivamente a una sentenza irrevocabile di condanna, la dichiarazione d’illegittimita’ costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, idonea a mitigare il trattamento sanzionatorio, comporta la rideterminazione della pena, che non sia stata interamente espiata, da parte del giudice dell’esecuzione. Ne consegue che: per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, che ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionalita’ dell’articolo 69 c.p., comma 4, nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, articolo 73, comma 5, sulla recidiva di cui all’articolo 99 c.p., comma 4, il giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’articolo 666 c.p.p., comma 1, e in applicazione della Legge 11 marzo 1953, n. 87, articolo 30, comma 4, potra’ affermare la prevalenza della circostanza attenuante, sempreche’ una simile valutazione non sia stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione, secondo quanto risulta dal testo della sentenza irrevocabile; per effetto della medesima sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, e’ compito del pubblico ministero, ai sensi degli articoli 655, 656 e 666 c.p.p., di richiedere al giudice dell’esecuzione l’eventuale rideterminazione della pena inflitta all’esito del nuovo giudizio di comparazione

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 14 ottobre 2014, n. 42858 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 28 ottobre 2014, n. 44895. In tema di custodia cautelare, la sentenza della Corte cost. n. 32 del 2014, dichiarativa dell’incostituzionalità del D.L. n. 272 del 2005, artt. 4 bis e 4 vicies ter, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 49 del 2006, concernente il trattamento sanzionatorio unificato per le droghe leggere e per le droghe pesanti, con la conseguente reviviscenza del trattamento sanzionatorio differenziato previsto dal D.P.R. n. 309 del 1990, per i reati aventi ad oggetto le droghe leggere e per quelli concernenti le droghe pesanti, non comporta la rideterminazione retroattiva, ora per allora dei termini di durata massima per le precedenti fasi del procedimento, ormai esaurite prima della pubblicazione della sentenza stessa, attesa l’autonomia di ciascuna fase

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE SENTENZA 28 ottobre 2014, n. 44895 Svolgimento del processo  1. P.R. è stato ristretto in stato di custodia cautelare in carcere a seguito dell’ordinanza del Giudice […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 9 ottobre 2014, n. 42030. In tema di competenza vige il principio di non impugnabilita’ di tutti i provvedimenti negativi di competenza, abbiano essi la forma di sentenza o quella di ordinanza: tale conclusione deve fare leva sull’articolo 28 c.p.p., ossia sulla norma che – come, del resto, anche l’articolo 51 del codice di rito abrogato – riserva a tali provvedimenti, anche in sede di esecuzione, esclusivamente la elevazione del conflitto di competenza

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 9 ottobre 2014, n. 42030 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 29 settembre 2014, n. 40187. Il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati ha valore vincolante anche per il giudice che ha solo la possibilità di verificare che l’astensione è avvenuta nel rispetto delle regole

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 29 settembre 2014, n. 40187   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 1 luglio 2014, n. 28270. La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini preliminari perde efficacia se il giudice non procede all’interrogatorio entro il termine di cinque giorni previsto dall’articolo 294, l’articolo 302 c.p.p., prevede che “dopo la liberazione, la misura puo’ essere nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio, allorche’, valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni indicate negli articoli 273, 274 e 275”, contemplando il medesimo schema procedurale nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenti per rendere interrogatorio

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 1 luglio 2014, n. 28270 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P. sentenza 18 settembre 2014, n. 38344. Qualora la condotta furtiva riguardi una pluralità di cose di pertinenza dello stesso detentore, nel medesimo contesto temporale e spaziale, se l’agente si impossessi di alcuni dei beni, senza riuscire, per cause indipendenti dalla sua volontà, a impossessarsi degli altri, l’azione complessa, essendo progressiva, deve essere considerata unica, in quanto la parte più rilevante, già posta in essere, assorbe quella in itinere; e realizza un solo e unico reato consumato delle cose sottratte, restando escluse sia l’ipotesi del furto tentato sia quella del furto consumato in concorso con il tentativo. (Nel caso di specie, l’imputato aveva bevuto della birra mentre si trovava all’interno di un supermercato, avendo, quindi, cura di riporre il contenitore semivuoto sullo scaffale, per dissimulare la sottrazione, e poi aveva nascosto altri oggetti nella borsa; tutta l’azione delittuosa si era sviluppata sotto il costante e diretto controllo degli addetti alla sorveglianza che erano intervenuti subito dopo che l’imputato aveva superato la cassa, senza esibire e senza pagare la merce furtivamente prelevata)

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. SENTENZA 18 settembre 2014, n. 38344 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza deliberata il 25 maggio 2012 e depositata il 4 giugno 2012, la Corte di appello […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 18 settembre 2014, n. 38343. In tema di morte del lavoratore, derivante da violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, la responsabilità dell’amministratore delegato della società datrice va individuata alla stregua di un principio di colpevolezza che valorizzi adeguatamente la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente. Si configura, allora, l’omicidio colposo per colpa cosciente, quando – rispetto al rimprovero penale per concretizzazione del rischio che la cautela era chiamata a governare – ha luogo una situazione più definita: la verificazione dell’illecito, da prospettiva teorica, diviene evenienza concretamente presente nella mente dell’agente, che si rappresenta la connessione causale rischiosa e ciò nonostante, si astiene da condotte doverose tese a respingere quel rischio. Diversamente, il dolo eventuale implica non la semplice accettazione di una situazione rischiosa ma l’accettazione di un definitivo evento. Accettazione, che trova presupposto in una valutazione che mette in conto, dopo appropriata ponderazione, l’evento medesimo come eventuale prezzo da pagare. Circa la responsabilità penale dell’ente datore, invece, questi, quale persona giuridica, risponderà di omicidio colposo per colpa d’organizzazione. L’ente, dunque, sarà ritenuto responsabile per fatto proprio e non per fatto altrui, trattandosi di reato commesso, nel suo interesse o a suo vantaggio, da soggetti ad esso legati dal rapporto di immedesimazione organica. Legittima, anche la confisca del profitto del reato, dovendosi correlare la nozione di profitto, nell’ambito dei reati colposi, alla condotta e non all’evento. Condotta, che, pur colposa, potrebbe intenzionalmente orientarsi ad un vantaggio dell’ente

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 18 settembre 2014, n. 38343   REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 3 settembre 2014, n. 36847. Se il magistrato si è occupato in precedenza di un coimputato, giudicato con il patteggiamento, non può decidere della sorte degli altri imputati, trovandosi in una situazione di incompatibilità

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI sentenza 3 settembre 2014, n. 36847   Ritenuto in fatto   1. Con ordinanza del 30 settembre-3 ottobre 2013, la Corte di appello di Roma […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 23 luglio 2014, n. 32697. In tema di intercettazioni, la conversazione o comunicazione intercettata, costituisce corpo del reato allorché essa integra di per sé la fattispecie criminosa, e, in quanto tale, è utilizzabile nel processo penale

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. sentenza 23 luglio 2014, n. 32697 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 3 maggio 2012 la Corte Militare di appello ha confermato la sentenza del […]

Corte di cassazione, S.U.P., sentenza 22 luglio 2014, n. 32351. In caso di contestazione di reati edilizi, l’imputato che solleciti una riqualificazione giuridica del fatto, riportandolo ad una fattispecie che ammetta l’oblazione, deve stare attento a formulare l’apposita istanza, perché in mancanza di tale esplicita richiesta, anche se il giudice procede alla riqualificazione in quel senso, l’imputato perde il relativo diritto

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 22 luglio 2014, n. 32351 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 luglio 2014, n. 32923. Il sorvegliato speciale sottoposto all’obbligo o al divieto di soggiorno che non porti con sé e non esibisca, a richiesta di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, la carta di permanenza risponde della contravvenzione di cui all’art. 650 c.p.

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 24 luglio 2014, n. 32923 Ritenuto in fatto 1. S.G. era originariamente imputato del delitto di cui all’art. 9, comma secondo, della legge 27 dicembre 1956, […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza luglio 2014, n. 29556. Nel caso di sospensione dei termini di fase della custodia cautelare, disposta in base all’art. 304, comma 2 c.p.p. nell’ipotesi di dibattimento o di giudizio abbreviato particolarmente complesso relativo ai reati previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a), il limite del doppio del termine di fase (previsto dal comma 6 dell’art. 304) non può essere ulteriormente superato in forza del n. 3-bis dell’art. 303, comma 1, lett. b) che prevede (sempre nel caso di processi per i delitti di cui all’art. 407, comma 2, lett. a) un ulteriore aumento fino a sei mesi del termine di fase da imputarsi o alla fase precedente (qualora il temrine di quella fase non sia stato completamente utilizzato) ovvero ai termini di cui alla lett. d) del medesimo art. 303 (relativo al giudizio di legittimità).

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. Sentenza 7 luglio 2014, n. 29556   Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza in data 25 luglio 2013 il Tribunale di Napoli, in accoglimento dell’appello proposto ex art. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 15 maggio 2014, n. 20214. Nell’udienza preliminare la richiesta di giudizio abbreviato può essere presentata dopo la formulazione delle conclusioni da parte del pubblico ministero e deve essere formulata da ciascun imputato al più tardi nel momento in cui il proprio difensore formula le proprie conclusioni definitive

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 15 maggio 2014, n. 20214 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SANTACROCE […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 7 maggio 2014, n.18821. La pena dell’ergastolo inflitta all’esito del giudizio abbreviato, richiesto dall’interessato in base all’art. 30, comma 1, lett. b), legge n. 479 del 1999, ma conclusosi nel vigore della successiva e più rigorosa disciplina dettata dall’art. 7, comma 1, d.l. n. 341 del 2000 e in concreto applicata, non può essere ulteriormente eseguita, essendo stata quest’ultima norma ritenuta, successivamente al giudicato, non conforme al principio di legalità convenzionale di cui all’art. 7, p. 1, CEDU, come interpretato dalla Corte EDU, e dichiarata incostituzionale per contrasto con l’art. 117, comma primo, Cost.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. SENTENZA 7 maggio 2014, n.18821   Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 18 luglio 1998 della Corte di assise di Catania, E.S. era stato condannato […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 aprile 2014, n. 16208. Non viola il divieto di reformatio in peius di cui all’art. 597, comma 3, cod. proc. pen., il giudice di rinvio che, individuata la violazione più grave a norma dell’art. 81, cpv., cod. pen., in conformità a quanto stabilito nella sentenza della Corte di cassazione, pronunciata su ricorso del solo imputato, apporti per uno dei reati in continuazione un aumento maggiore rispetto a quello ritenuto dal primo giudice, pur non irrogando una pena complessivamente maggiore

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE S.U.P. SENTENZA 14 aprile 2014, n. 16208   Ritenuto in fatto  1. Con sentenza del 9 novembre 2009, la Corte di appello di Ancona, accogliendo l’appello del Pubblico […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 aprile 2014, n. 16207. La condotta di promessa o dazione di denaro o altra utilita’, attraverso cui si convinca una persona minore di eta’ ad intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, integra gli estremi della fattispecie di cui al comma secondo e non al comma primo dell’articolo 600-bis del codice penale

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 14 aprile 2014, n. 16207 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SANTACROCE […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 aprile 2014 n. 16207. Promettere del denaro ad un minorenne per ottenerne i favori sessuali non integra il reato di induzione alla prostituzione, previsto dal primo comma dell’600-bis del codice penale, ma quello meno grave indicato al comma seguente, applicabile a tutti i casi in cui il rapporto sia consumato «esclusivamente» dal promittente

Testo integrale Corte di Cassazione – Sezioni unite penali – Sentenza 14 aprile 2014 n. 16207

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 marzo 2014, n. 12228. Il reato di cui all’articolo 317 c.p., come novellato dalla Legge n. 190 del 2012, e’ designato dall’abuso costrittivo del pubblico ufficiale, attuato mediante violenza o – piu’ di frequente – mediante minaccia, esplicita o implicita, di un danno contra ius, da cui deriva una grave limitazione, senza tuttavia annullarla del tutto, della liberta’ di autodeterminazione del destinatario, che, senza alcun vantaggio indebito per se’, e’ posto di fronte all’alternativa secca di subire il mah prospettato o di evitarlo con la dazione o la promessa dell’indebito

Le massime 1) “il reato di cui all’articolo 317 c.p., come novellato dalla Legge n. 190 del 2012, e’ designato dall’abuso costrittivo del pubblico ufficiale, attuato mediante violenza o – piu’ di […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 5 marzo 2014, n. 10561. È consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario commesso dagli organi della persona giuridica stessa, quando tale profitto (o beni direttamente riconducibili al profitto) sia nella disponibilità di tale persona giuridica. Non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di una persona giuridica qualora non sia stato reperito il profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa, salvo che la persona giuridica sia uno schermo fittizio.

La massima 1. È consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 27 febbraio 2014, n. 9605. La questione su cui si è sollecitato l’intervento delle Sezioni Unite attiene alla individuazione dell’autorità giudiziaria competente ad effettuare la liquidazione dei compensi al consulente tecnico del pubblico ministero

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 27 febbraio 2014, n. 9605 Ritenuto in fatto 1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma in data 4 ottobre 2012 disponeva consulenza tecnica […]

Corte di Cassazione, S.U.P. sentenza 30 gennaio 2014, n. 4319. Esorbitano dai poteri del Gip sia l’ordine di imputazione coatta nei confronti di persona non indagata, sia il medesimo ordine riferito all’indagato per fatti diversi da quelli per i quali il pubblico ministero abbia chiesto l’archiviazione

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 30 gennaio 2014, n. 4319 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 12 febbraio 2014, n. 6773. Se ai fini dell’applicazione della circostanza aggravante di cui all’art. 640, comma secondo, n. 1, cod. pen., debba riconoscersi natura pubblica o privata ad una società per azioni partecipata da un ente pubblico e concessionaria di opera pubblica

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 12 febbraio 2014, n. 6773 Ritenuto in fatto 1. Con ricorso del 21 febbraio 2012 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Imperia ha chiesto […]

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 6 febbraio 2014, n. 5838. In tema di patteggiamento, il ricorso per cassazione può denunciare anche l’erronea qualificazione giuridica del fatto, così come prospettata nell’accordo negoziale e recepita dal giudice, in quanto la qualificazione giuridica è materia sottratta alla disponibilità delle parti e l’errore su di essa costituisce errore di diritto rilevante ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. Nondimeno, l’errore sul nomen iuris deve essere manifesto, secondo l’anzidetto insegnamento, che ne ammette la deducibilità nei soli casi in cui sussista l’eventualità che l’accordo sulla pena si trasformi in accordo sui reati, mentre deve essere esclusa tutte le volte in cui la diversa qualificazione presenti margini di opinabilità

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 6 febbraio 2014, n. 5838 Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza indicata in epigrafe il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, pronunciando ai sensi […]