La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24434 del 3 settembre 2025, ha analizzato le conseguenze derivanti da un errore materiale nel certificato di destinazione urbanistica (CDU), allegato a un contratto di compravendita di terreno.
La Suprema Corte ha stabilito che, se l'errore materiale è imputabile esclusivamente al Comune (l'ente che ha emesso il certificato), non è configurabile alcuna responsabilità in capo al venditore e, di conseguenza, l'acquirente non può chiedere la riduzione del prezzo di vendita (ai sensi dell'art. 1492 c.c. sull'azione quanti minoris).
La ragione è che la correttezza dell'effettiva destinazione urbanistica del terreno non può essere valutata sulla base del solo errore nel CDU, ma deve essere accertata e considerata alla luce della documentazione complessivamente allegata al contratto e delle reali risultanze urbanistiche. L'errore del Comune, se dimostrato come tale e non imputabile a dolo o colpa del venditore, non pregiudica la validità del contratto né giustifica azioni risarcitorie o di riduzione del prezzo contro il venditore stesso.




