Conciliazione avvocato riceve fase decisionale più aumento
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Conciliazione avvocato riceve fase decisionale più aumento

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25536 del 17 settembre 2025, ha fornito un'interpretazione cruciale dell'art. 4 del D.M. n. 55/2014 (e delle sue modifiche introdotte dal D.M. n. 147/2022) in merito alla liquidazione dei compensi dell'avvocato in caso di conciliazione giudiziale o transazione.

La Suprema Corte ha interpretato la norma, alla luce del favor normativo verso la definizione conciliativa delle controversie, nel senso che all'avvocato che raggiunge un accordo transattivo o una conciliazione giudiziale deve essere riconosciuto un ulteriore compenso rispetto a quello spettante per l'attività già svolta.

Questo compenso aggiuntivo è pari a:

Il compenso liquidabile per la fase decisionale, anche se questa non si è effettivamente svolta grazie all'accordo.

Un aumento su tale compenso che, originariamente, era "fino a un quarto" (secondo il D.M. n. 55/2014) e che, dopo l'entrata in vigore del D.M. n. 147/2022, è diventato un quarto "secco".

In sintesi, l'avvocato che conduce a una conciliazione o transazione riceve il compenso per le fasi effettivamente svolte, più il compenso previsto per la fase decisionale non svolta, ulteriormente incrementato di un quarto (o fino a un quarto, a seconda della norma applicabile ratione temporis).

Giudizio civile sospeso solo per interferenza penale
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Giudizio civile sospeso solo per interferenza penale

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25627 del 18 settembre 2025, ha chiarito le condizioni per la sospensione obbligatoria del giudizio civile di risarcimento del danno in relazione a un parallelo procedimento penale.

La Suprema Corte ha stabilito che la sospensione del processo civile è obbligatoria solo quando l'azione civile (ex art. 75 c.p.p., ovvero l'azione risarcitoria) sia stata proposta:

Dopo la costituzione di parte civile nel processo penale.

Dopo la sentenza penale di primo grado.

Soltanto in questi due casi, infatti, si verifica una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile di danno. L'obiettivo della sospensione è evitare che il giudizio civile possa giungere anticipatamente a un esito potenzialmente difforme da quello penale in merito alla sussistenza di uno o più presupposti di fatto comuni (come l'accertamento dell'illecito).

Al contrario, se il giudizio civile è iniziato prima della sentenza penale di primo grado, la sospensione non è dovuta. In questo scenario, non vi è interferenza perché il giudizio civile è considerato autonomo e, essendo anteriore, non può essere influenzato da un eventuale giudicato penale successivo. In tal caso, il giudizio civile procederà verso un esito autonomo, non pregiudicato dall'esito del processo penale.

Cassazione critica presunzioni e violazione paradigmi legali
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Cassazione critica presunzioni e violazione paradigmi legali

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25611 del 18 settembre 2025, ha chiarito i limiti entro cui è ammissibile in sede di legittimità la denuncia di violazione o falsa applicazione dell'art. 2729 c.c. (che disciplina le presunzioni semplici) ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

La Suprema Corte ha stabilito che la censura per violazione o falsa applicazione dell'art. 2729 c.c. può essere proposta solo quando il giudice di merito abbia commesso un errore di diritto, ovvero quando:

Affermi che il ragionamento presuntivo possa basarsi su presunzioni non gravi, precise e concordanti, andando contro i requisiti normativi.

Fondi la presunzione su un fatto storico privo di gravità, precisione o concordanza tali da consentire l'inferenza dal fatto noto alla conseguenza ignota.

Al contrario, la critica non è ammissibile quando si limiti a:

Prospettare una diversa ricostruzione delle circostanze fattuali.

Proporre una mera inferenza probabilistica differente da quella adottata dal giudice di merito.

Non spiegare in modo specifico i motivi della violazione dei paradigmi dell'art. 2729 c.c.

In sostanza, il ricorso deve contestare un errore nell'applicazione dei criteri legali della presunzione, non la mera valutazione di merito del giudice sull'efficacia dimostrativa delle circostanze

Affidamento ascolto minore è adempimento essenziale
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Affidamento ascolto minore è adempimento essenziale

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25555 del 18 settembre 2025, ha ribadito il carattere essenziale dell'ascolto dei minori infra-dodicenni capaci di discernimento nei procedimenti che li riguardano, in particolare in tema di affidamento.

La Suprema Corte ha stabilito che l'ascolto del minore capace di discernimento costituisce un adempimento prescritto a pena di nullità e non è una mera formalità. Il giudice è tenuto a fornire una specifica e circostanziata motivazione sia nel caso in cui disponga l'ascolto, sia nel caso in cui decida di ometterlo.

L'audizione del minore è considerata un atto fondamentale e non può in alcun modo essere sostituita dalle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU). La mancata audizione, in assenza di idonea motivazione, comporta la violazione del principio del contraddittorio e vizia sul piano sostanziale il provvedimento giudiziale. Questo perché la decisione verrebbe emessa omettendo la valutazione delle opinioni del minore, un dato considerato fondamentale per il giudizio.

Sinistro stradale dinamica è giudizio di fatto insindacabile
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Sinistro stradale dinamica è giudizio di fatto insindacabile

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25987 del 24 settembre 2025, ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità (ricorso in Cassazione) riguardo all'accertamento dei fatti nei giudizi relativi a sinistri derivanti dalla circolazione stradale.

La Suprema Corte ha stabilito che l'attività di apprezzamento svolta dal giudice di merito, concernente la ricostruzione della dinamica dell'incidente, l'accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, la sussistenza o meno della loro colpa (e l'eventuale graduazione) e l'accertamento del rapporto di causalità tra i comportamenti e l'evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto.

Pertanto, tale giudizio resta sottratto al sindacato di legittimità, il che significa che la Cassazione non può riesaminare i fatti come accertati nei precedenti gradi di giudizio. L'unica condizione per l'intangibilità di tale giudizio è che il ragionamento posto a base delle conclusioni del giudice di merito sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico. In sostanza, il ricorso in Cassazione non può contestare il modo in cui il fatto è stato ricostruito, ma solo se il giudice ha errato nell'applicazione della legge o se la sua motivazione è illogica o insufficiente (nei limiti previsti dal vigente art. 360 c.p.c.).

Tasso leasing determinabile: trasparenza ed elementi certi
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Tasso leasing determinabile: trasparenza ed elementi certi

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25984 del 23 settembre 2025, ha affrontato il tema della trasparenza contrattuale nel settore del leasing immobiliare, in particolare riguardo all'obbligo di indicazione del "tasso leasing" ai sensi dell'art. 117, comma 4, del Testo Unico Bancario (T.U.B.).

La Suprema Corte ha stabilito che la mancata indicazione esplicita del "tasso leasing" nel contratto non determina la violazione dell'art. 117, comma 4, T.U.B. se il tasso è comunque determinabile per relationem. Ciò è possibile a condizione che il rinvio avvenga a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci che siano obiettivamente individuabili, senza lasciare alcun margine di incertezza o discrezionalità in capo alla società di leasing.

La ratio della norma è individuata nell'esigenza di salvaguardare la trasparenza economica a favore del cliente, consentendogli di intuire o prevedere il livello di spesa e di rischio del contratto di durata.

Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione impugnata, in quanto la Corte territoriale aveva accertato che il contratto di leasing conteneva elementi definiti e idonei a consentire l'oggettiva determinabilità dei tassi, quali le modalità di rimborso del finanziamento, l'ammontare dei canoni, il loro numero, la scadenza e il prezzo di riscatto

Interposizione fittizia: partecipazione del terzo contraente
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Interposizione fittizia: partecipazione del terzo contraente

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25980 del 23 settembre 2025, ha stabilito il criterio distintivo tra l'interposizione fittizia di persona (simulazione) e l'interposizione reale di persona (mandato senza rappresentanza o fiducia).

La Suprema Corte ha chiarito che l'interposizione fittizia esige l'imprescindibile partecipazione all'accordo simulatorio non solo dell'interponente (il vero contraente) e dell'interposto (il prestanome), ma anche del terzo contraente.

Il terzo contraente è chiamato a esprimere la propria adesione all'intesa raggiunta dai primi due (anche in un momento successivo al loro accordo), manifestando così la volontà di assumere gli obblighi e i diritti contrattuali direttamente nei confronti dell'interponente, replicando un meccanismo analogo a quello della rappresentanza diretta.

Al contrario, la mancata conoscenza da parte del terzo contraente degli accordi intercorsi tra interponente e interposto (o la mancata adesione a essi, anche se conosciuti) fa rientrare la fattispecie nella diversa categoria dell'interposizione reale di persona. In questo caso, il terzo stipula un contratto valido ed efficace solo con l'interposto, che è l'unico obbligato nei suoi confronti, salvo poi trasferire gli effetti all'interponente in un momento successivo

I presupposti soggettivi dell’azione revocatoria ordinaria
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I presupposti soggettivi dell’azione revocatoria ordinaria

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25983 del 23 settembre 2025, ha specificato i presupposti soggettivi dell'azione revocatoria ordinaria (disciplinata dall'art. 2901 c.c.).

La Suprema Corte ha ribadito che, ai fini dell'azione revocatoria, è sufficiente la mera consapevolezza (scientia damni) da parte del debitore alienante e del terzo acquirente che l'atto dispositivo causi una diminuzione della garanzia generica dei creditori, riducendo la consistenza patrimoniale del debitore.

Non è richiesta, invece, la collusione tra debitore e terzo, né è necessario che il terzo acquirente fosse a conoscenza dello specifico credito per cui l'azione viene proposta.

Tuttavia, la conoscenza da parte del terzo dello specifico credito diventa un requisito necessario solo se l'azione revocatoria ha ad oggetto un atto a titolo oneroso che sia stato compiuto prima del sorgere di tale credito (cd. consilium fraudis anticipato).

In sintesi, per gli atti successivi al sorgere del credito, la semplice consapevolezza del pregiudizio arrecato alla garanzia patrimoniale è sufficiente a fondare l'azione contro il terzo.

Danno per lesione affidamento e giurisdizione
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Danno per lesione affidamento e giurisdizione

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 26080 del 25 settembre 2025, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla giurisdizione competente a conoscere delle cause di risarcimento del danno per lesione dell'affidamento causata dall'illegittimo rilascio di un permesso a costruire.

La Suprema Corte ha confermato che si verte in una materia che rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, comma 1, lettera f), del Codice del Processo Amministrativo (c.p.a.), dove il giudice amministrativo conosce anche dei diritti soggettivi (come il diritto al risarcimento).

Tuttavia, per stabilire con certezza la giurisdizione, è necessario operare una distinzione sulla base della natura del comportamento che ha causato la lesione dell'affidamento:

Comportamenti connessi al potere pubblico: Se la lesione è riconducibile a comportamenti posti in essere nell'esercizio di un potere pubblico (ad esempio, l'atto amministrativo illegittimo di rilascio del permesso) o ad essi collegati anche in via mediata, la giurisdizione spetta al Giudice Amministrativo.

Comportamenti materiali puri: Se la lesione è causata da meri comportamenti materiali della Pubblica Amministrazione, che siano estranei all'esercizio del potere pubblico, la giurisdizione compete al Giudice Ordinario.

In sintesi, la giurisdizione si determina in base al criterio della causa petendi, verificando se l'azione risarcitoria affondi le sue radici nell'esercizio di un potere amministrativo o in una condotta puramente materiale.

Opponibilità trust a creditori: prevale la legge nazionale
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Opponibilità trust a creditori: prevale la legge nazionale

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26471 del 1 ottobre 2025, ha affrontato il delicato tema dell'opponibilità del trust, istituito ai sensi dell'art. 2 della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985 (resa esecutiva in Italia con la Legge n. 364 del 1989), nei confronti dei terzi creditori del disponente (colui che istituisce il trust).

La Suprema Corte ha stabilito che l'opponibilità del trust ai terzi creditori non è regolata dalla legge scelta dal disponente ai sensi della Convenzione. Al contrario, tale opponibilità è regolata dalla legge nazionale (italiana). Questo principio si fonda sull'assunto che non è possibile derogare alle norme poste a protezione dei creditori in caso di insolvibilità semplicemente mediante una manifestazione di volontà, come pure previsto in linea generale dall’art. 15, lettera e), della Convenzione stessa.

Tra le norme inderogabili a tutela dei creditori, la Cassazione ha ricompreso certamente l'azione revocatoria di cui all'art. 2901 c.c. Ciò significa che, anche in presenza di un trust straniero o regolato da una legge straniera scelta dal disponente, i creditori italiani possono agire con l'azione revocatoria (se ne sussistono i presupposti) per rendere inefficace l'atto di conferimento dei beni in trust e tutelare la propria garanzia patrimoniale