La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26143 del 25 settembre 2025, ha chiarito la natura e i limiti del procedimento per la correzione degli errori materiali di cui all'articolo 287 c.p.c.
La Suprema Corte ha stabilito che tale procedimento è esperibile esclusivamente per ovviare a un difetto di corrispondenza tra l'intenzione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica (ovvero, un errore di scrittura o di battitura). Questo errore deve essere chiaramente rilevabile dal testo stesso del provvedimento, mediante il semplice confronto tra la parte del documento che presenta l'errore e le considerazioni espresse nella motivazione della sentenza. È fondamentale che la correzione non possa in alcun modo incidere sul contenuto concettuale e sostanziale della decisione.
Nel caso di specie, la Corte ha cassato con rinvio la decisione impugnata. Il ricorrente, pur avendo visto accolta la sua domanda in primo grado, non aveva proposto appello incidentale,







