violazione di domicilio

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Il delitto di cui all’articolo 624-bis c.p., ha natura di reato complesso, siccome previsto dall’articolo 84 c.p., essendo composto dall’unione di furto e violazione di domicilio

Corte di Cassazione, sezione quarta penale, Sentenza 2 maggio 2018, n. 18669 La massima estrapolata L'articolo 624-bis c.p., pur avendo ampliato l'area della punibilita' in riferimento al luogo di commissione [...]

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 7 settembre 2017, n. 40827. Violazione di domicilio e causa di particolare tenuità del fatto

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nel caso di un senza fissa dimora accusato del delitto di violazione di domicilio, laddove questi si trovi, al momento [...]

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 5 settembre 2017, n. 40280. Il reato di atti persecutori è configurabile anche quando le singole condotte siamo reiterate in un arco di tempo molto ristretto ma è necessario che si tratti di atti autonomi

Sebbene il reato di atti persecutori sia configurabile anche quando le singole condotte siamo reiterate in un arco di tempo molto ristretto, è tuttavia necessario che si tratti di atti [...]

Corte di Cassazione, sezione II penale, sentenza 22 settembre 2016, n. 39331

Il reato di maltrattamenti in famiglia si configura anche a seguito della cessazione della convivenza e in presenza della separazione, qualora l’attività persecutoria si contestualizzi in ambito familiare. Ed invero, [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 23 novembre 2015, n. 46460. La violazione di domicilio è configurabile anche nella condotta di colui che si introduce nel domicilio altrui con intenzioni illecite, in quanto, in tal caso, si ritiene implicita la contraria volontà dei titolare dello jus excludendi e nessun rilievo svolge la mancanza di clandestinità nell’agente, il quale frequenti o si ritenga autorizzato a frequentare l’abitazione dei soggetto passivo. Il carattere illecito delle intenzioni dell’agente rende irrilevante la clandestinità o non dell’accesso. Ma laddove l’accesso sia stato pacificamente realizzato attraverso l’inganno, l’art. 614 cod. pen., non richiede alcun altro requisito. E ciò non per caso, visto che il ricorso ad artifici per introdursi in uno dei luoghi indicati dall’art. 614 cod. pen. con l’apparente consenso del titolare può ragionevolmente spiegarsi solo con la volontà di sottrarsi all’esercizio dello jus exciudendi di quest’ultimo

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 23 novembre 2015, n. 46460 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 15/10/2014 la Corte d'appello di Palermo ha confermato la decisione di [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 3 novembre 2015, n. 44399. Anche chi affitta l’immobile a terzi risponde del reato di violazione di domicilio se, senza autorizzazione, vi accede al suo interno

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 3 novembre 2015, n. 44399 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 luglio 2015, n. 29093. Ai fini della configurazione dei reato di violazione di domicilio, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d’abitazione, comprendendo ogni altro luogo che, pur non essendo destinato a casa di abitazione, venga usato, anche in modo transitorio e contingente, per lo svolgimento di una attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica, ossia tutti quei luoghi che, oltre all’abitazione, assolvano alla funzione di proteggere la vita privata e che siano perciò destinati al riposo, all’alimentazione, alle occupazioni professionali e all’attività di svago. Nella specie un luogo destinato ad attività culturale presuppone un soggiorno che, per quanto breve, ha comunque una certa durata, tale da far ritenere apprezzabile l’esplicazione di vita privata che vi si svolge, pienamente rientrante nella fattispecie in esame.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 luglio 2015, n. 29093 Ritenuto in fatto Con sentenza in data 18.4.2013 la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza del [...]

L’art. 4, secondo comma, legge 18 aprile 1975 n. 110, nell’equiparare alle armi improprie alcuni strumenti la cui destinazione naturale non è l’offesa alla persona, ma che tuttavia sono occasionalmente atti ad offendere, ne individua in modo specifico alcuni

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 febbraio 2015, n. 6261. L'art. 4, secondo comma, legge 18 aprile 1975 n. 110, nell'equiparare alle armi improprie alcuni strumenti la cui destinazione [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 gennaio 2015, n. 485. Il reato di cui all’articolo 612 bis c.p. prevede eventi alternativi, la realizzazione di ciascuno dei quali e’ idoneo a integrarlo, essendo quindi configurabile quando il comportamento minaccioso o molesto, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato nella vittima o un grave e perdurante stato di turbamento emotivo ovvero abbia ingenerato un fondato timore per l’incolumita’ propria o di un prossimo congiunto o di persona alla medesima legata da relazione affettiva ovvero ancora abbia costretto la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita; bastando, comunque, a integrare la reiterazione quale elemento costitutivo del reato anche due sole condotte di minaccia o di molestia. Ai fini della configurabilita’ del delitto di atti persecutori, pertanto, e’ sufficiente anche il verificarsi di uno solo degli eventi previsti nell’articolo 612 bis c.p., per cui, anche in presenza di un certificato medico volto a comprovarne la sussistenza, come nel caso in esame, non si ritiene necessario che tali eventi sfocino in una patologia conclamata, che puo’ assumere rilevanza solo nell’ipotesi di concorso formale con il delitto di lesioni ex articolo 582 c.p.

  Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 gennaio 2015, n. 485 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 ottobre 2014, n. 42806. La tutela predisposta dall’art. 614, c.p., presupponga la legittimità del titolo in virtù del quale si instaura il rapporto di relazione tra un soggetto e la sua abitazione o altro luogo ad essa equiparabile; pertanto, le vicende del titolo che giustifica la proprietà, il possesso o la detenzione dell’immobile incidono sul diritto all’inviolabilità del domicilio, che, non può mai essere invocato ogniqualvolta sia venuto meno legittimamente il titolo che giustifica la relazione instaurata tra il soggetto e la res. Il legittimo esercizio dello ius excludendi, proprio in ragione della definizione di domicilio quale luogo di privata dimora dove si esplica liberamente la personalità del singolo, presuppone necessariamente l’esistenza di una reale situazione di fatto che colleghi in maniera sufficientemente stabile il soggetto allo spazio fisico in cui si esplica la sua personalità, secondo l’ottica, fatta propria, peraltro, dal costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, di privilegiare l’effettivo rapporto tra il soggetto ed il luogo dove si esplica la sua personalità

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 13 ottobre 2014, n. 42806 Fatto e diritto 1. Con sentenza pronunciata il 10.7.2013 la corte di appello di Genova confermava la sentenza [...]

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