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Corte di Cassazione, sezione II penale, sentenza 23 febbraio 2017, n. 8889.

In tema di peculato, nessuna efficacia esimente può attribuirsi alla causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto, quando i beni che costituiscono oggetto della condotta delittuosa appartengono alla pubblica amministrazione [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 luglio 2015, n. 33274. L’esimente della provocazione è prevista a favore di chi commette uno dei fatti previsti dagli artt. 594 e 595 cod. pen. nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso. Sebbene è stato precisato che, nei reati contro l’onore, ai fini dell’integrazione dell’esimente della provocazione, l’immediatezza della reazione deve essere intesa in senso relativo, avuto riguardo alla situazione concreta e alle stesse modalità di reazione, in modo da non esigere una contemporaneità che finirebbe per limitare la sfera di applicazione dell’esimente in questione e di frustarne la “ratio”, occorre comunque, come pure è stato aggiunto, che l’azione reattiva sia condotta a termine persistendo l’accecamento dello stato d’ira provocato dal fatto ingiusto altrui e che tra l’insorgere della reazione e tale fatto sussista una reale contiguità temporale, così da escludere che il fatto ingiusto altrui diventi pretesto di aggressione alla sfera morale dell’offeso, da consumare nei tempi e con le modalità ritenute più favorevoli

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 28 luglio 2015, n. 33274   Ritenuto in fatto 1. Il Giudice di pace di Roma, con sentenza confermata dal locale Tribunale, ha [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 6 luglio 2015, n. 28688. Sussiste l’esimente di cui all’art. 598, c.p., – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – allorché le espressioni offensive siano contenute in una diffida scritta da un avvocato con cui si preannuncino iniziative di segnalazione disciplinare nei confronti di un collega in seno ad una controversia in corso, esimente applicabile anche nel caso in cui nello scritto sia contenuta un’accusa di patrocinio infedele non formulata in modo da attribuire al collega fatti sicuramente falsi, ma rappresentata come mera ipotesi astrattamente formulabile, mantenendo, per tale ragione, il carattere di fatto offensivo (scriminato, ex art. 598, co. 1, c.p.), senza trasformarsi in fatto calunnioso, non scriminabile

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 6 luglio 2015, n. 28688 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 20 aprile 2015, n. 16443. In tema di reati contro l’amministrazione della giustizia, l’esimente prevista dall’art. 384, comma primo, cod. pen. non può essere invocata sulla base del mero timore, anche solo presunto o ipotetico, di un danno alla libertà o all’onore, in quanto essa implica un rapporto di derivazione del fatto commesso dalla esigenza di tutela di detti beni che va rilevato sulla base di un criterio di immediata ed inderogabile conseguenzialità e non di semplice supposizione

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 20 aprile 2015, n. 16443 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 gennaio 2015, n. 4163. L’esimente dello stato di necessità richiede la concreta immanenza di una situazione di grave pericolo alle persone, caratterizzata dalla indilazionabilità e dalla cogenza tali da non lasciare all’agente altra alternativa che quella di violare la legge

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 28 gennaio 2015, n. 4163 Fatto e diritto Con sentenza in data 7/5/13 la Corte di Appello di Bologna confermava la sentenza emessa [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 26 gennaio 2015, n. 3557. Non sussiste l’esimente dell’esercizio del qualora l’espressione usata consista non già in un dissenso motivato espresso in termini misurati e necessari, bensì in un attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale dell’avversario. Nel caso di specie, la Corte territoriale, con motivazione che non esibisce alcuna manifesta illogicità, ha sottolineato il carattere generico delle affermazioni contenute nel volantino, che attribuivano al C. di vivere in un clima di diffusa illegalità, peraltro, senza riuscire a controllare l’operato delle donne che lo circondavano e il malizioso riferimento ad una relazione extraconiugale del primo con la G., anch’ella genericamente accusata di azioni in danno delle cose (rectius: casse comunali), prescindendo persino dalla considerazione dell’assenza di poteri decisionali in capo al segretario comunale (quale la G. era).

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 26 gennaio 2015, n. 3557   Ritenuto in fatto   1. Con sentenza del 5 dicembre 2013, la Corte d'appello di Genova, in [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 gennaio 2015, n. 1695. Nella presentazione di un esposto, con il quale si richieda l’intervento della autorità amministrativa su fatto del dipendente “ritenuto” contrario alla deontologia, anche se nel comunicato vengono usate espressioni oggettivamente aspre e polemiche, non è configurabile il delitto di diffamazione. Infatti, nel bilanciamento tra due beni costituzionalmente protetti, il diritto di critica (art 21 Cost.) e quello alla dignità personale (artt. 2 e 3 Cost.), occorre dare la prevalenza alla libertà di parola, senza la quale la dialettica democratica non potrebbe realizzarsi . Sussiste l’esimente del diritto di critica quando il fatto riportato sia conforme allo stato accertato della realtà al momento della propalazione, sempre che sia rispettato il canone della continenza e della rilevanza sociale dell’informazione

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 14 gennaio 2015, n. 1695 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 11.6.2013 il Tribunale di Salerno confermava la sentenza emessa in data [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 30 ottobre 2014, n. 45068. Non ricorre lo stato di necessità rilevante ex art. 54 cod. pen. in presenza della mera circostanza che un soggetto tossicodipendente versi in crisi di astinenza, trattandosi della conseguenza di un atto di libera scelta e quindi evitabile da parte dell’agente. In tema di cause di giustificazione, l’allegazione da parte dell’imputato dell’erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità deve basarsi non già su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d’animo dell’agente, bensì su dati di fatto concreti, tali da giustificare l’erroneo convincimento in capo all’imputato di trovarsi in tale stato

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza  30 ottobre 2014, n. 45068 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 9 gennaio 2013, la Corte d'Appello di L'Aquila ha confermato la [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 ottobre 2014, n. 44976. Il riconoscimento o l’esclusione della legittima difesa – reale o putativa – costituisce giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità, quando la vicenda sostanziale e gli elementi di prova siano stati correttamente e logicamente valutati dal giudice di merito. Il giudizio di correttezza di siffatta valutazione deve parametrarsi ad un apprezzamento ex ante e non già ex post delle circostanze di fatto, rapportato al momento della reazione in base alle concrete circostanze di fatto che si rappresentano all’agente, al fine di apprezzare solo in quel momento – e non a posteriori – l’esistenza dei canoni della proporzione e della necessità di difesa, richiesti dalla norma sostanziale ai fini dell’integrazione dell’esimente in questione. Nella formulazione di tale giudizio va ovviamente considerato che, sul piano sostanziale e concettuale, la legittima difesa putativa postula gli stessi presupposti di quella reale, con la sola differenza che, nella prima, la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente, ma è solo supposta dall’agente sulla base di un errore scusabile nell’apprezzamento dei fatti, determinato da una situazione obiettiva atta a far sorgere in lui la ragionevole convinzione di versare in condizione di pericolo attuale di un’offesa ingiusta; sicché, in mancanza di dati di fatto concreti, l’esimente putativa non può ricondursi ad un criterio di carattere meramente soggettivo, identificato nel solo timore o nel solo stato d’animo dell’agente

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 29 ottobre 2014, n. 44976 Rilevato in fatto 1. Con sentenza emessa il 15 maggio 2012, la Corte di assise di Brindisi dichiarava [...]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 ottobre 2014, n. 43341. L’esclusione dell’esimente per i delitti contro il patrimonio in danno di congiunti si riferisce, nel fare menzione dei delitti di rapina, estorsione e sequestro di persona a scopo di estorsione, alle sole forme consumate e non anche a quelle tentate

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE II SENTENZA 16 ottobre 2014, n. 43341   Ritenuto in fatto   Con sentenza del Tribunale di Avellino, in composizione monocratica, in data 01.10.2012, S.F. [...]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 ottobre 2014, n. 43078. Le condizioni per il riconoscimento dell’esimente dello stato di necessità di cui all’art. 54 cod. pen. che, per l’occupazione arbitraria di un appartamento di proprietà dello IACP, ricorre solo in presenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona, non coincidendo la scriminante dello stato di necessità con l’esigenza dell’agente di reperire un alloggio e risolvere i propri problemi abitativi. Questa conclusione rimane ferma anche nell’ipotesi di occupazione di un alloggio da parte di donna in gravidanza con rischio di aborto

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 15 ottobre 2014, n. 43078 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 10.07.2008, il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale [...]

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