corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 25 febbraio 2016, n. 7731. A fronte dell’esercizio di un potere discrezionale del pubblico ufficiale, gli estremi della corruzione propria ricorrono nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia accettato, dietro compenso, o di non esercitare la discrezionalità che gli è stata attribuita dall’ordinamento (come avviene nei casi di omissione o ritardo contemplati nella prima parte dell’art. 319 c.p.) o di usare tale discrezionalità in modo distorto, alterandone consapevolmente i fondamentali canoni di esercizio e ponendo perciò in essere una attività contraria ai suoi doveri di ufficio

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 25 febbraio 2016, n. 7731 Ritenuto in fatto Il Tribunale di Verona con sentenza del 20.4.15 ha condannato N.S. (consulente di esercizi pubblici), [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 22 gennaio 2016, n. 3043. In tema a di trasferimento fraudolento di valori; da un lato, l’attività del concorrente si può estrinsecare: a) sia in capo al soggetto che risulti formalmente intestatario della quota, che nella realtà appartiene al socio occulto; b) sia in capo al soggetto che, essendo socio effettivo e non mero prestanome, accetta consapevolmente che nella sua società entri un soggetto come socio occulto attraverso la presenza di un prestanome. Quanto, poi, al profilo soggettivo, solo la totale inconsapevolezza del fine illecito in base al quale la persona sottoposta, o sottoponibile, a misure di prevenzione patrimoniale patrimoniale agisce, può assumere rilievo in ordine all’esclusione della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 22 gennaio 2016, n. 3043 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESATA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 22 dicembre 2015, n. 50284. La qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio non deriva automaticamente dall’appartenenza dell’autore di una mediazione illecita ad una pubblica amministrazione, ma esige – nel caso di distacco presso un altro ufficio pubblico – che si accerti in concreto se il soggetto abbia posto in essere o abbia concorso a porre in essere atti propri dell’amministrazione presso cui è distaccato. In mancanza di tale elemento può procedersi all’applicazione dell’art. 346-bis c.p. che sanziona il traffico illecito di influenze

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 22 dicembre 2015, n. 50284 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 30 luglio 2015, n. 33765. In tema di confisca per equivalente non è necessaria la specifica individuazione dei beni oggetto di ablazione, atteso che, accertato il profitto o il prezzo del reato per il quale essa è consentita, la confisca potrà avere ad oggetto non solo beni già individuati nella disponibilità dell’imputato, ma anche quelli che in detta disponibilità si rinvengano o comunque entrino successivamente al provvedimento di confisca, fino alla concorrenza dell’importo determinato

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 30 luglio 2015, n. 33765 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 26 novembre 2014, n. 49226. Ricade nel reato di corruzione propria non solo l’accordo illecito che prevede lo scambio tra il denaro o altra utilita’ e un determinato o ben determinabile atto contrario ai doveri di ufficio, ma anche l’accordo avente per oggetto una pluralita’ di atti, non preventivamente fissati, ma pur sempre “determinabili per genus mediante il riferimento alla sfera di competenza o all’ambito di intervento del pubblico ufficiale” o – piu’ schiettamente e senza perifrasi – i pagamenti eseguiti “in ragione delle funzioni esercitate dal pubblico ufficiale, per retribuirne i favori”, cosi’ da ricomprendervi l’ipotesi del c.d. asservimento della funzione pubblica agli interessi privati

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 26 novembre 2014, n. 49226 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 5 novembre 2014, n. 45847. Ai fini dell’accertamento della controprestazione offerta dal corruttore, in tema di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, la nozione di “altra utilità” quale oggetto della dazione o della promessa al pubblico ufficiale non va circoscritta soltanto alle utilità di natura patrimoniale, ma comprende tutti quei vantaggi sociali le cui ricadute patrimoniali siano mediate e indirette (nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto accluso nel novero delle “altre utilità” anche le elargizioni di somme di denaro al circolo sportivo di cui faceva parte il corrotto pubblico ufficiale). Inoltre, ai fini della dazione come corrispettivo della fattispecie prevista dall’art. 319 c.p., non è in alcun modo rilevante un lasso di tempo ampio con cui questa viene effettuata

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI SENTENZA 5 novembre 2014, n. 45847   Ritenuto in fatto Con ordinanza emessa in data 12 maggio 2014 il Tribunale del riesame di Roma [...]