Contratto a tempo determinato

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Corte di Cassazione, sezione sesta civile, ordinanza 4 settembre 2017, n. 20755. Nell’ipotesi di reiterazione di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze su “organico di fatto” e per le supplenze temporanee

Nell'ipotesi di reiterazione di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze su “organico di fatto” e per le supplenze temporanee non è in sé configurabile alcun [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 4 settembre 2017, n. 20734. Apposizione del termine al contratto di lavoro

L'onere della prova sulle condizioni che giustificano l'apposizione del termine al contratto di lavoro grava sul datore di lavoro.   Ordinanza 4 settembre 2017, n. 20734 Data udienza 27 aprile [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 27 ottobre 2016, n. 21691

Ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge sopravvenuta dotata di efficacia retroattiva. Il ricorso, però, incontra il limite del giudicato a meno che la sentenza si componga di [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 31 maggio 2016, n. 11374

I contratti di lavoro subordinato a tempo determinato stipulati in successione tra loro tra le parti del presente giudizio sono conformi alla disciplina del lavoro a tempo determinato dettata dal [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 21 ottobre 2015, n. 21416. Gli onorari dovuti al difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio non possono superare i valori medi delle tariffe professionali vigenti

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 21 ottobre 2015, n. 21416 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 12 gennaio 2015, n. 262. Nel caso di trasformazione, in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, di più contratti a termine succedutisi fra le stesse parti, per effetto dell’illegittimità dell’apposizione del termine, l’indennità risarcitoria, dovuta ai sensi dell’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183, ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprendendo tutti i danni retributivi e contributivi causati dalla perdita del lavoro a causa dell’illegittima apposizione del termine, con riferimento agli intervalli non lavorati fra l’uno e l’altro rapporto a termine; al contrario, i “periodi lavorati”, non solo nel primo, ma anche nei successivi contratti del periodo intermedio, una volta inseriti nell’unico rapporto a tempo indeterminato, fanno parte dell’anzianità retributiva e devono essere considerati ai fini della quantificazione degli aumenti periodici di anzianità

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 12 gennaio 2015, n. 262 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta dagli [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 novembre 2014, n. 23381. La reiterazione del patto di prova è legittima se giustificata dalla effettiva necessità del datore di lavoro di verificare le qualità professionali, il comportamento e la personalità del lavoratore

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 3 novembre 2014, n. 23381 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 25 agosto 2014, n. 18200. Nel contratto a termine, il concetto di specificità risente di un certo grado di elasticità che, in sede di controllo giudiziale, esige di essere valutato dal giudice secondo criteri di congruità e ragionevolezza

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 25 agosto 2014, n. 18200 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 luglio 2014, n. 16087. La ottemperanza del datore di lavoro all’ordine giudiziale di riammissione in servizio, a seguito di accertamento della nullità dell’apposizione di un termine al contratto di lavoro, implica il ripristino della posizione di lavoro del dipendente, il cui reinserimento nell’attività lavorativa deve quindi avvenire nel luogo precedente e nelle mansioni originarie, a meno che il datore di lavoro non intenda disporre il trasferimento del lavoratore ad altra unità produttiva, e sempre che il mutamento della sede sia giustificato da sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive, in mancanza delle quali è configurabile una condotta datoriale illecita, che giustifica la mancata ottemperanza a tale provvedimento da parte del lavoratore, sia in attuazione di un’eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1460 cod. civ., sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti.

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 14 luglio 2014, n. 16087 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]