L'Ordinanza n. 11887 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce i limiti del giudicato sostanziale. Affinché un'azione legale sia considerata già decisa (e quindi coperta da giudicato), deve avere tutti gli stessi elementi di una precedente, inclusi le parti, la richiesta (petitum) e il motivo della richiesta (causa petendi). Nel caso specifico, la Corte ha annullato una decisione che aveva accolto l'eccezione di giudicato. Ha infatti ritenuto che non ci fosse identità tra una precedente richiesta di risarcimento danni da parte di un ospedale verso la sua assicurazione e una successiva, dato che le parti e i motivi della richiesta principale erano diversi, rendendo così la domanda di garanzia un'azione nuova.
Categoria: Diritto Civile e Procedura Civile
Mutamento giurisprudenziale e rimessione in termini
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 11882 del 6 maggio 2025, ha stabilito che un cambio improvviso di un orientamento giurisprudenziale consolidato (il cosiddetto prospective overruling) può giustificare la rimessione in termini di una parte solo se tale cambiamento riguarda l'interpretazione di norme processuali. Al contrario, se il mutamento interessa principi di diritto sostanziale, come la responsabilità civile, non è possibile concedere una nuova possibilità alla parte che ha visto i suoi diritti pregiudicati. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una clinica che aveva chiesto di essere rimessa in termini per chiamare in causa la propria assicurazione, dato che il mutamento giurisprudenziale sulla natura della responsabilità ospedaliera attiene al diritto sostanziale e non processuale.
Responsabilità per danni a terzi committente e appaltatore
La Sentenza n. 11857 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce la responsabilità per i danni causati a terzi durante l'esecuzione di un appalto. Di norma, la responsabilità ricade esclusivamente sull'appaltatore data la sua autonomia decisionale e operativa. Il committente, pertanto, non risponde dei danni provocati dall'appaltatore. Tuttavia, la regola cambia se la persona danneggiata riesce a provare un'ingerenza specifica del committente nell'attività dell'appaltatore o se il committente ha violato i suoi doveri di vigilanza e controllo. In questi casi, la responsabilità del committente può essere accertata e configurarsi come concorrente o persino esclusiva rispetto a quella dell'appaltatore.
Inammissibilità querela di falso per difetto di scopo
Secondo l'Ordinanza n. 11875 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la querela di falso serve esclusivamente per dichiarare la falsità di un documento, come un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. L'obiettivo è quello di impedire al giudice di basare la sua decisione su una prova falsa. Di conseguenza, la querela è considerata inammissibile se non ha questo scopo preciso. La Corte ha applicato questo principio rigettando un ricorso contro la sentenza che aveva giudicato inammissibile una querela di falso presentata contro atti compiuti da un pubblico ministero durante le indagini preliminari, poiché tali atti non sono documenti con valore probatorio tale da richiedere una querela di falso per essere contestati.
La correzione dell’errore materiale non prevede spese
L'Ordinanza n. 11996 del 7 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che il procedimento di correzione degli errori materiali di una sentenza ha una natura amministrativa, non giurisdizionale. Il suo unico scopo è correggere un errore evidente senza modificare il merito della decisione. Di conseguenza, in tale procedimento non si possono liquidare le spese legali, nemmeno se una parte si oppone all'istanza di correzione. Non essendoci un conflitto di interessi sostanziale o una parte "soccombente" nel senso dell'articolo 91 del codice di procedura civile, non sussiste alcun presupposto per condannare una delle parti al pagamento delle spese.
Mantenimento al figlio cessa per sua inerzia ingiustificata
Secondo l'Ordinanza n. 12121 dell'8 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, il dovere di un genitore di mantenere il figlio non si estingue automaticamente quando quest'ultimo diventa maggiorenne. Questo obbligo può invece terminare se il figlio dimostra un'inerzia ingiustificata o un rifiuto nel cercare un'occupazione o nel completare il proprio percorso di studi, abusando così del suo diritto. In sostanza, il mantenimento può essere revocato quando il figlio, per sua colpevole negligenza, non si impegna attivamente per raggiungere l'indipendenza economica.
Consegna e pagamento non escludono un preliminare
L'Ordinanza n. 12024 del 7 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce che la consegna anticipata dell'immobile (traditio del bene) e/o il pagamento anticipato del prezzo, anche per intero, non trasformano automaticamente un contratto preliminare in un contratto definitivo di vendita. Queste azioni, infatti, possono semplicemente rappresentare la volontà delle parti di anticipare gli effetti del futuro contratto definitivo. In sostanza, un preliminare rimane tale anche se le parti si comportano come se il contratto definitivo fosse già stato stipulato.
La denuncia del difetto per risolvere contratto di credito
Secondo l'Ordinanza n. 12180 dell'8 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, in materia di credito al consumo, per poter risolvere il contratto di finanziamento collegato all'acquisto di un bene, è indispensabile che il consumatore abbia denunciato il difetto di conformità del prodotto al venditore entro due mesi dalla sua scoperta. Se non viene rispettato questo termine di decadenza, il consumatore non potrà ottenere la risoluzione del contratto di credito, neanche se agisce contro il fornitore del bene. L'onere di denunciare tempestivamente il difetto è, quindi, un requisito fondamentale per poter far valere i propri diritti.
Irregolarità rito non invalida sentenza salvo pregiudizio
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 11809 del 5 maggio 2025, ha stabilito che la mancata conversione del rito processuale (ad esempio, da rito del lavoro a rito ordinario o viceversa), anche in appello, non rende la sentenza nulla o inesistente. Pertanto, l'impugnazione basata su questa irregolarità è inammissibile se non viene dimostrato che il diverso rito avrebbe prodotto un beneficio concreto per la parte che si lamenta. In altre parole, il difetto del rito non è un vizio di per sé, ma diventa rilevante solo se ha causato un effettivo pregiudizio processuale e una lesione concreta dei diritti di difesa.
Appalto e la responsabilità per custodia del bene
L'Ordinanza civile n. 9083 della Corte di Cassazione, del 7 aprile 2025, ha chiarito i principi relativi alla custodia della cosa nell'ambito di un contratto d'appalto, in particolare in relazione al trasferimento del potere di fatto sul bene.
La Suprema Corte ha stabilito che, qualora vi sia un effettivo trasferimento del potere di fatto sulla cosa dall'appaltante all'appaltatore, la custodia del bene è da considerarsi in capo all'appaltante. Ciò implica che la responsabilità per eventuali danni derivanti dalla cosa, in quel periodo, ricadrebbe sul committente.
Tuttavia, l'Ordinanza precisa che se l'appaltatore mantiene un'ingerenza o un potere di disporre della cosa, anche dopo l'inizio dei lavori o il trasferimento del potere di fatto, la custodia è da intendersi in capo ad entrambi, appaltante e appaltatore. In questo scenario, la responsabilità per la custodia diventa concorrente.
In sintesi, la sentenza delinea un criterio di attribuzione della custodia basato sull'effettivo e completo trasferimento del potere di fatto sul bene, o sul mantenimento di un'ingerenza da parte dell'appaltatore che giustifichi una custodia congiunta.





