La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25605 del 18 settembre 2025, ha chiarito gli effetti della connessione dell'azione revocatoria ordinaria con una procedura fallimentare.
La Suprema Corte ha stabilito che l'innesto dell'azione revocatoria ordinaria nel contesto di un fallimento ne determina una profonda trasformazione. Da strumento di tutela individuale di un singolo creditore, essa diventa uno strumento di tutela collettiva della massa creditoria. Questa trasformazione comporta un diverso atteggiamento sia dei presupposti che degli effetti dell'azione, anche se la legge non lo prevede esplicitamente.
In particolare:
Mutamento del Presupposto Oggettivo: L'eventus damni (il pregiudizio per il creditore) va individuato nella lesione della garanzia patrimoniale del debitore, valutata sia al momento del compimento dell'atto dispositivo che della proposizione dell'azione. Tale lesione si traduce nell'insufficienza dei beni del debitore a soddisfare le ragioni dell'insieme dei creditori, e non più del singolo.
Estensione degli Effetti: La dichiarazione di inefficacia dell'atto revocato si estende nei confronti dell'intera massa dei creditori, sia quelli anteriori che posteriori all'atto. Inoltre, essa determina direttamente, come per la revocatoria fallimentare, il recupero del bene al patrimonio oggetto dell'esecuzione fallimentare, a beneficio di tutti i creditori.








