Violazione distanze: tutelabile con azione di manutenzione
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Violazione distanze: tutelabile con azione di manutenzione

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 24591 del 5 settembre 2025, ha chiarito la tutela possessoria esperibile in caso di violazione delle distanze legali tra costruzioni.

La Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle distanze legali costituisce, al pari di ogni altra condotta del vicino che crei una situazione di fatto corrispondente all'esercizio di una servitù (ad esempio, un passaggio non dovuto), un attentato alla libertà del fondo che subisce tale violazione. Tale attentato si configura come una turbativa nell'esercizio del relativo possesso del fondo stesso.

Di conseguenza, la parte che subisce la violazione ha la facoltà di denunciare tale condotta non solo con l'azione petitoria, ma anche attraverso l'azione di manutenzione nel possesso, prevista dall'art. 1170 c.c., al fine di far cessare la turbativa e ripristinare lo status quo ante.

Ammissione prove: ricorso limitato a vizi specifici
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Ammissione prove: ricorso limitato a vizi specifici

La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio sulla rilevanza e sull'ammissibilità dei mezzi di prova è riservato al giudice di merito. Pertanto, il provvedimento sulle richieste istruttorie può essere censurato con ricorso per cassazione (ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., per violazione del diritto alla prova) solo nelle seguenti ipotesi:

Quando il giudice di merito rilevi preclusioni o decadenze insussistenti.

Quando affermi l'inammissibilità del mezzo di prova per motivi che prescindano da una valutazione della sua rilevanza in rapporto al tema controverso e al compendio probatorio complessivo.

Quando vi sia un vizio di motivazione riguardo all'attitudine dimostrativa della prova su circostanze rilevanti ai fini della decisione.

Viceversa, la Corte ha dichiarato inammissibile la critica che si limita a contestare, con un assunto uguale e contrario, il motivato giudizio di irrilevanza espresso dal giudice di merito. Non è sufficiente sostenere che le prove proposte erano idonee a dimostrare i fatti di causa, se tale critica non demolisce il ragionamento con cui il giudice ha motivatamente ritenuto quelle prove irrilevanti.

Scuola non responsabile evento imprevedibile e inevitabile
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Scuola non responsabile evento imprevedibile e inevitabile

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25337 del 16 settembre 2025, ha affrontato due questioni distinte: la responsabilità dell'istituto scolastico e la competenza in appello contro sentenze del Giudice di Pace che coinvolgono un'Amministrazione Statale.

Responsabilità Scolastica da Contatto Sociale: La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità da contatto sociale dell'istituto scolastico per i danni subiti dall'alunno è esclusa quando l'evento dannoso sia oggettivamente imprevedibile e inevitabile. Questa esclusione vale anche in caso di assenza temporanea dell'insegnante, a condizione che la funzione di vigilanza sia comunque garantita in modo effettivo dal personale ausiliario impiegato nell'istituto (bidelli o altro personale). L'istituto scolastico non risponde per eventi che non avrebbe potuto impedire nemmeno con la massima diligenza e vigilanza.

Competenza in Appello (Foro Erariale): Per quanto riguarda il regime processuale, la Corte ha precisato che l'appello avverso le sentenze pronunciate dal Giudice di Pace, quando in causa è parte un'Amministrazione dello Stato, deve essere proposto al Tribunale competente in base alle norme che individuano il foro erariale. Tali norme sono quelle contenute nell'art. 7 del R.D. n. 1611/1933.

Revocatoria e la data di origine credito antecedente
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Revocatoria e la data di origine credito antecedente

Esposizione ampia e chiara ⚖️
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19099 dell'11 luglio 2025, ha fornito un criterio temporale per l'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria nel caso di credito litigioso (cioè un credito la cui esistenza è ancora oggetto di contestazione in giudizio).

La Suprema Corte ha stabilito che un credito, anche se litigioso, è idoneo a far insorgere la qualità di creditore e, conseguentemente, abilita all'esperimento dell'azione revocatoria (art. 2901 c.c.). Ai fini di stabilire se tale credito sia sorto anteriormente all'atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore (requisito fondamentale della revocatoria), occorre fare riferimento al momento genetico dell'obbligazione, distinguendo a seconda della sua fonte:

Credito di fonte contrattuale: si deve fare riferimento alla data del contratto da cui trae origine l'obbligazione.

Credito risarcitorio da fatto illecito: si deve fare riferimento alla data dell'illecito che ha cagionato il danno, anche se la liquidazione del danno avverrà successivamente.

In entrambi i casi, è la data in cui il rapporto giuridico è nato (il contratto o l'illecito) a definire la preesistenza del credito rispetto all'atto revocando.

Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva
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Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18828 del 10 luglio 2025, ha definito il principio della definitività della scelta costruttiva in materia di distanze fra costruzioni. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta operata dal preveniente (il primo che costruisce) di edificare direttamente sul confine non è reversibile. Tale scelta condiziona non solo l'attività edilizia del vicino (il prevenuto), ma vincola lo stesso preveniente anche nella successiva prosecuzione in altezza del suo fabbricato.

Il principio impone che, una volta stabilita la linea costruttiva sul confine, sia il preveniente che il prevenuto possono sopraelevare esclusivamente sul filo della costruzione preesistente. Se, invece, decidono di non attenersi a tale criterio (ad esempio, arretrando o avanzando la nuova parte), sono obbligati a rispettare la distanza minima dall'altro fabbricato prevista dal Codice Civile o dai regolamenti locali.

La Corte ha motivato la definitività di tale scelta spiegando che, se fosse consentito al preveniente di variare la linea costruttiva tra i vari piani del fabbricato, si costringerebbe il vicino (prevenuto), qualora volesse a sua volta sopraelevare, a innalzare un edificio con muri perimetrali a linea spezzata, con evidenti problemi strutturali e di legittimità.

Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza
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Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 19047 dell'11 luglio 2025, ha ribadito la natura del contratto di mutuo e le modalità di perfezionamento del medesimo.

La Suprema Corte ha confermato che il mutuo è un contratto di natura reale e, pertanto, si perfeziona nel momento in cui avviene la consegna della cosa mutuata o quando il mutuatario ne consegue la disponibilità giuridica.

In particolare, la sentenza chiarisce che la traditio rei (la consegna della cosa) può essere validamente realizzata anche mediante la consegna di un assegno (nello specifico, un assegno circolare interno, intestato al mutuatario e recante la clausola di intrasferibilità). Tale modalità è ritenuta idonea a trasferire la disponibilità giuridica della somma, soprattutto nel caso in cui la parte mutuataria abbia espressamente dichiarato di accettare l'assegno "come denaro contante" e ne abbia rilasciato quietanza a saldo. In tal modo, si realizza l'immediata acquisizione, da parte del mutuatario, della disponibilità della somma

Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa
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Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19091 dell'11 luglio 2025, ha analizzato i limiti del diritto di critica nell'ambito della responsabilità civile per diffamazione a mezzo stampa.

La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di critica si esprime in un giudizio soggettivo e non si limita alla narrazione oggettiva dei fatti. Tuttavia, per essere considerata una causa esimente dalla responsabilità per diffamazione, la critica deve rispettare un presupposto fondamentale: il fatto presupposto e oggetto della critica deve corrispondere a verità.

Tale verità non deve essere assoluta, ma è sufficiente che sia ragionevolmente putativa, ovvero creduta vera dal giornalista in base alle fonti da cui proviene o ad altre circostanze soggettive che ne supportano la veridicità.

Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato il carattere diffamatorio di un servizio giornalistico. Il reportage aveva attribuito condotte illecite in termini di certezza a una persona sottoposta a un procedimento penale ancora in corso, mediante domande incalzanti e commenti finali. La Corte ha riscontrato il difetto del requisito della verità, anche putativa, poiché le accuse erano presentate come fatti certi e non come mere ipotesi accusatorie non ancora suffragate da un vaglio dibattimentale definitivo, superando così i limiti del diritto di critica.

Controversie concessioni: giurisdizione a seconda della lite
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Controversie concessioni: giurisdizione a seconda della lite

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24345 del 1° settembre 2025, ha definito il criterio di riparto della giurisdizione nelle controversie relative alle concessioni amministrative.

La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione del Giudice Ordinario (G.O.) è limitata alle sole controversie che hanno un contenuto meramente patrimoniale, quali quelle aventi ad oggetto indennità, canoni o altri corrispettivi, e nelle quali non è rilevante l'esercizio di un potere di intervento della Pubblica Amministrazione a tutela di interessi generali.

Al contrario, la giurisdizione del Giudice Amministrativo (G.A.) sussiste quando la controversia richiede la verifica e l'accertamento dell'azione autoritativa della Pubblica Amministrazione che incide sull'intera economia del rapporto concessorio. In sostanza, se la lite tocca il rapporto di concessione in senso lato, esulando dalla mera pretesa economica, la competenza è del G.A., in quanto si tratta di valutare l'esercizio di un potere pubblico.

Responsabilità professionista danno con ragionevole certezza
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Responsabilità professionista danno con ragionevole certezza

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24344 del 1° settembre 2025, ha ribadito i criteri per l'accoglimento dell'azione di responsabilità contrattuale intentata contro un professionista (nel caso di specie, un notaio) per violazione dei suoi obblighi.

La Suprema Corte ha chiarito che l'accoglimento dell'azione, in base alle regole generali che governano il risarcimento del danno, è subordinato alla prova dell'effettivo verificarsi del danno e al suo limite quantitativo. A tal fine, il giudice deve valutare se il cliente avrebbe potuto conseguire, con un criterio di ragionevole certezza (e non di mera probabilità), una situazione economicamente più vantaggiosa qualora il professionista avesse adempiuto con la dovuta diligenza.

In sintesi, la responsabilità del professionista non scatta per il semplice inadempimento, ma richiede la dimostrazione del nesso causale tra l'inadempimento del professionista e la perdita di un risultato utile per il cliente, perdita che deve essere accertata in termini di certezza o alta probabilità statistica.