SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 12 gennaio 2016, n. 890 RITENUTO IN FATTO G.F. era chiamato a rispondere, innanzi al Tribunale di Alessandria, dei reati di seguito indicati: 1) ai sensi dell’art. 81 cpv c.p., art. 2621 c.c. e L. Fall., art. 223, perchè, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo...
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 25 gennaio 2016, n. 247. I concorrenti devono indicare, anche nelle offerte relative agli appalti di lavori, i costi interni per la sicurezza del lavoro. L’assenza di tale indicazione comporta l’esclusione dalla gara, senza possibilità della regolarizzazione e del’soccorso istruttorio ‘ di cui agli articoli 38, comma 2 bis, e 46, commi 1 bis e 1 ter,, del Codice dei contatti pubblici
Consiglio di Stato sezione V sentenza 25 gennaio 2016, n. 247 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Quinta ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 8191 del 2015, proposto dalla s.r.l. Im.; contro l’impresa Lu. Pa.; nei confronti di Il Comune di...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 25 gennaio 2016, n. 253. Al fine di integrare una motivazione idonea a supportare una c.d. “interdittiva antimafia”, non è sufficiente affermare che uno o più parenti del soggetto richiedente la certificazione antimafia risultino vicini a soggetti appartenenti ad associazione di stampo mafioso; o vicini o affiliati a cosche mafiosi e/o a famiglie mafiosi. Occorre motivare tale affermazione con elementi specifici
Consiglio di Stato sezione III sentenza 25 gennaio 2016, n. 253 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Terza ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 364 del 2013, proposto dalla Ditta Individuale Te. No. Vi. di Di. An.; contro Ministero dello Sviluppo...
Ai fini della configurabilità del reato di mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice (art. 388 c.p.)
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 11 gennaio 2016, n. 578. Ai fini della configurabilità del reato di mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice (art. 388 c.p.), è necessario e sufficiente che vi sia stata una richiesta di adempimento (o una messa in mora), anche informale, purché si tratti di intimazione che sia precisa...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 7 gennaio 2016, n. 109. In tema di poteri del condominio e natura giuridica ed efficacia del regolamento condominiale, stabilita la legittimità delle sue previsioni riguardanti divieti attinenti ad attività improprie e non del tutto compatibili con la convivenza condominiale tra le quali anche quella di affittacamere, sul presupposto della loro non conformità al decoro e alla tranquillità dell’ente condominiale.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 7 gennaio 2016, n. 109 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere Dott. BIANCHINI Bruno – rel. Consigliere Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere Dott. CRISCUOLO...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 gennaio 2016, n. 79. In caso di svolgimento di attività libero professionale in regime di intramoenia, l’onere dell’IRAP resta a carico esclusivo della ASL – soggetto passivo del tributo – la quale può soltanto trasferire sui pazienti il relativo onere economico previo adeguamento delle tariffe. Resta invece escluso che la disciplina del contratto aziendale possa configurare oneri a carico dei medici in tema di adeguamento delle tariffe con aumento del valore corrispondente all’aliquota IRAP dovuta dall’azienda sanitaria. Lo ha ribadito il giudice di legittimità in una recente sentenza
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 7 gennaio 2016, n. 79 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MACIOCE Luigi – Presidente Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere Dott. TORRICE Amelia – Consigliere Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere Dott. BUFFA Francesco –...
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 7 gennaio 2016, n. 67. Condannato il comune a pagare delle somme a titolo di risarcimento danni da «occupazione acquisitiva» se ciò è avvenuto a causa di un errore del Ctu che ha localizzato i terreni in un posto diverso da quello dove in realtà sono. In questi casi non può esercitarsi l’azione revocatoria concessa quando la svista è del giudice, e chiarendo che se la sentenza è correttamente motivata non è esperibile neppure il rimedio di legittimità
Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 7 gennaio 2016, n. 67 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ROSELLI Federico – Primo Presidente f.f. Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di Sez. Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere Dott. SPIRITO Angelo –...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 22 gennaio 2016, n. 3048. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza” (art. 326, comma primo, cod. pen.) risulta infatti integrato da un dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà di rivelare notizie o di agevolarne la loro conoscenza da parte di terzi, nella consapevolezza del loro carattere segreto e della violazione dei loro doveri di funzione. Per gli indicati contenuti quindi l’intento dell’agente non è quello di recare danno al privato che pertanto patisce per la descritta condotta di eventuali pregiudizi non in via diretta, ma quale riflessa conseguenza destinata a rilevare ai fini della risarcibilità derivante da reato, ma non a legittimare il privato stesso all’esercizio dei poteri processuali destinati ad incidere sulle sorti dell’azione penale (artt. 408, 409, 410 cod. proc. pen.).
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 22 gennaio 2016, n. 3048 Ritenuto in fatto 1. Con provvedimento adottato de plano in data 18 settembre 2014, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto l’archiviazione del procedimento iscritto a carico di V.R. , sostituto Procuratore presso il Tribunale di Salerno, per...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 26 gennaio 2016, n. 3358. II Pubblico Ministero può legittimamente selezionare gli atti da inviare al Giudice per le indagini preliminari, a fondamento delle proprie istanze perché non ha l’obbilgo dl produrre gli atti integrali. È pertanto possibile la trasmissione di stralci di verbali o l’oscuramento di parte di essi con omissis, ai fine di garantire ii segreto che permane nella fase delle indagini preliminari, per evitare la compromissione degli accertamenti in corso. Gli atti allegati alla richiesta del Pubblico Ministero devono però essere idonei a supportare adeguatamente li provvedimento cautelare. Questo sistema, che caratterizza la fase delle indagini preliminari, non Impedisce Il contraddittorio, che comunque può concretamente svilupparsi sulla valutazione delï’entità e della rilevanza degli elementi indiziari posti a base dell’ordinanza impugnata
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 26 gennaio 2016, n. 3358 Ritenuto di fatto 1. Il Giudice per le Indagini preliminari dei Tribunale di Latina, con ordinanza emessa Il 12/10/2015 nel procedimento n.1308/2015 R.G.N.R., ha applicato a P.C. e D.T.R. — in relazione ai reati ex artt.110 e 317 cod.pen. descritti nelle imputazioni provvisorie...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 gennaio 2016, n. 885. In presenza di interventi sanitari c.d. “routinari”, quale quello di specie, sia onere del professionista provare l’assenza di colpa in relazione alla condotta tenuta – i.e. che la prova che l’insuccesso dell’intervento (nella specie, di tipo diagnostico-terapeutico) sia dipeso da fattori indipendenti dal proprio comortamento – dimostrando di aver osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria, la diligenza normalmente richiesta ad uno specialista, ed esigibile in capo ad un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 20 gennaio 2016, n. 885 I fatti Nel gennaio del 2003 D.C. convenne dinanzi al Tribunale di Venezia il Dott. D.B.E. , specialista in dermatologia, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti a seguito dell’erronea diagnosi di una malattia (psoriasi a chiazze del glande) diversa da quella...
