L'Ordinanza civile n. 7205 della Corte di Cassazione, del 18 marzo 2025, chiarisce i limiti dell'interpretazione giudiziale in materia di "giustizia contrattuale".
La Suprema Corte ha ribadito che la "giustizia contrattuale", sebbene miri alla conformità degli interessi delle parti ai principi generali dell'ordinamento, non implica una valutazione della convenienza economica del contratto. Quest'ultima, infatti, rientra nella piena autonomia privata dei contraenti.
Di conseguenza, il controllo che il giudice può esercitare sul regolamento degli interessi voluto dalle parti è essenzialmente volto a verificare che non vi sia un contrasto con l'utilità sociale dell'iniziativa economica privata, come garantito dall'articolo 41, comma 2, della Costituzione. Tale controllo non può estendersi a sindacare l'adeguatezza delle clausole pattuite per garantire l'equilibrio delle prestazioni o le aspettative economiche di uno dei contraenti. Questo è possibile solo in presenza di fattori che abbiano inciso sulla formazione della volontà negoziale, come la debolezza o la pressione economica di una delle parti.
Nel caso specifico esaminato, la Cassazione ha confermato la decisione che aveva ritenuto lecito un accordo avente ad oggetto la cessione a titolo oneroso del diritto di gestire impianti sportivi di proprietà di un Comune, riconoscendo la sussistenza di una finalità di utilità sociale meritevole di tutela.




