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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 26 ottobre 2015, n. 42993. La violenza idonea ad integrare il delitto di violenza sessuale è anche quella che induce la vittima in uno stato di soggezione, disagio o vergogna sì che ella si determina ad “assecondare” le richiesta del proprio abusatore per evitare danni maggiori, a sé stessa o ai figli. Si tratta, in altri termini, di condotta necessitata che, anzi, più che mai evidenzia la chiara assenza di consenso da parte della donna quando, «ormai sfinita e stanca», si era decisa ad accettare le iniziative sessuali dei marito. L’idoneìtà della violenza o della minaccia a coartare la vittima di abusi sessuali non va esaminata secondo criteri astratti ma valorizzando le circostanze concrete «sicché essa può sussistere anche in relazione ad una intimidazione psicologica attuata in situazioni particolari tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima, senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase esecutiva

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 26 ottobre 2015, n. 42993 Ritenuto in fatto 1. Vicenda processuale e provvedimento impugnato - L'imputato è stato accusato di maltrattamenti e violenza [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 22 ottobre 2015, n. 42581. Ai fini della configurabilità dell’aggravante prevista dall’ultimo comma dell’art. 614 cod. pen. (fatto commesso con violenza su persone o cose o da soggetto armato) non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico tra le due azioni. Ne consegue che se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell’altrui abitazione, ma per commettere un altro reato, la violazione è aggravata ai sensi dell’art. 61 n. 2 stesso codice e il reato è procedibile a querela

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 22 ottobre 2015, n. 42581 Ritenuto in fatto Il difensore di G. M. ricorre avverso la pronuncia indicata in epigrafe, recante la parziale [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 21 luglio 2015, n. 31654. Esercizio arbitrario delle proprie ragioni e non violenza privata per il creditore che appoggia una pistola sulla scrivania del debitore

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 21 luglio 2015, n. 31654 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 5 giugno 2015, n. 24236. Deve essere annullata, con rinvio, la condanna per il reato di omessa somministrazione dei mezzi di sussistenza, quando il giudice non abbia adeguatamente considerato documenti che proverebbero il pagamento di somme a favore delle persone offese, sebbene in modo non conforme ai contenuti dell’obbligo di mantenimento e anche quando non vi sia evidenza dell’avvenuta ricezione da parte dei destinatari

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 5 giugno 2015, n. 24236 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 giugno 2015, n. 24895. Integra il reato di violenza sessuale e non quello di molestia sessuale il toccamento non casuale dei glutei, anche se sopra i vestiti, essendo configurabile la contravvenzione, ai sensi dell’art. 660 c.p., solo in presenza di espressioni verbali a sfondo sessuale o di atti di corteggiamento, invasivi ed insistiti, diversi dall’abuso sessuale

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 15 giugno 2015, n. 24895 Ritenuto in fatto Con sentenza emessa in data 8.1.2008, il Tribunale di Viterbo ha dichiarato M.N. colpevole dei [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 29 maggio 2015, n. 23272. Risponde del reato di violenza sessuale di gruppo il genitore che, pur non partecipando alla commissione di atti sessuali sul figlio minore, sia presente sul luogo del fatto ed agevoli concretamente l’abuso sessuale posto in essere da parte del correo

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 29 maggio 2015, n. 23272 Ritenuto in fatto La Corte di Appello di Torino, pronunciando nei confronti dell'odierna ricorrente, con sentenza del 20.6.2014, [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 12 maggio 2015, n. 19551. Integra il reato di violenza privata la condotta del conducente di autoveicolo il quale compia deliberatamente manovre insidiose al fine di interferire con la condotta di guida di altro utente della strada, realizzando così una privazione della libertà di determinazione e di azione della persona offesa, che si viene a trovare nell’impossibilità di eseguire una qualsiasi manovra di emergenza – di arresto o deviazione del veicolo – per evitare la collisione ovvero si viene a trovare costretto a cambiare direzione di marcia proprio per evitare la collisione

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 12 maggio 2015, n. 19551 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 aprile 2015, n. 16616. La mancanza del contatto fisico non può, ex se, portare al riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità, così come la presenza della violenza fisica pur nella sua forma più significativa, odiosa e grave, come il rapporto completo, non può farne automaticamente discendere il diniego. La violenza o gli atti sessuali con minorenne “virtuali” non sono necessariamente caratterizzati da una minore gravità rispetto a quelli reali

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 21 aprile 2015, n. 16616 Ritenuto in fatto La Corte di Appello di Napoli, pronunciando nei confronti dell'odierno ricorrente, con sentenza del 17.6.2014, [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 24 marzo 2015, n. 12244. Applicabilità dell’art. 275, comma 2-bis, c.p.p. (che vieta l’applicazione di misure cautelari privative della libertà personale se il giudice ritiene che con la sentenza definitiva potrà essere concessa la sospensione condizionale della pena) anche rispetto alle misure cautelari previste per i minorenni.

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 24 marzo 2015, n. 12244 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 9 aprile 2015, n. 14247. I reati di violenza sessuale sono procedibili senza necessità di querela anche nell’ipotesi di collegamento investigativo rilevante a norma dell’art. 371, comma secondo, cod. proc. pen. con altra fattispecie procedibile di ufficio sul rilievo che la ragione della perseguibilità d’ufficio dei delitti contro la libertà sessuale non risiede nel disinteresse dello Stato al perseguimento degli stessi, ma nella necessità di bilanciare l’esigenza del perseguimento dei colpevoli con l’esigenza della riservatezza delle persone offese, data la particolarissima natura di tali reati, in relazione ai molteplici contesti socioculturali nei quali gli stessi possono essere commessi. Tale esigenza viene meno proprio nel caso in cui le indagini su fatti perseguibili d’ufficio abbiano attinto alla riservatezza delle persone offese per connessi reati sessuali, nel caso in cui questi siano stati commessi in occasione degli altri, o per conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l’impunità, ovvero – e questo è il caso più frequente – se la prova di un reato o di una circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un’altra circostanza o se la prova di più reati deriva anche parzialmente dalla stessa fonte

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 9 aprile 2015, n. 14247 Ritenuto in fatto 1. M.R. ricorre per cassazione avverso la sentenza del 26 novembre 2013 con la quale [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 11 marzo 2015, n. 10217. Tra le ipotesi di perseguibilità della violenza sessuale senza querela dell’offeso spicca la fattispecie di connessione dell’abuso ad altro delitto procedibile d’ufficio: la ratio del mutamento del regime di procedibilità si incardinerebbe, secondo la chiave prospettica tradizionale, nella dinamiche della tutela della riservatezza della persona offesa. Una più pregnante lettura, che valorizzi il ruolo della vittima nell’accertamento giudiziario e le esigenze di protezione riconosciute sul piano sovranazionale a tutela della sua dignità di persona ferita, conducono, tuttavia, a una più composita rimeditazione delle logiche sottese al meccanismo

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 11 marzo 2015, n. 10217 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

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