Relatore NOBILE Vittorio

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 10 dicembre 2015, n. 24935. In tema di infortuni sul lavoro, quando un danno di cui si chiede il risarcimento e’ determinato da piu’ soggetti, ciascuno dei quali con la propria condotta contribuisce alla produzione dell’evento dannoso, si configura una responsabilita’ solidale ai sensi dell’articolo 1294 c.c., fra tutti costoro, qualunque sia il titolo per il quale ciascuno di essi e’ chiamato a rispondere, dal momento che, sia in tema di responsabilita’ contrattuale che extracontrattuale, se un unico evento dannoso e’ ricollegabile eziologicamente a piu’ persone, e’ sufficiente, ai fini della responsabilita’ solidale, che tutte le singole azioni od omissioni abbiano concorso in modo efficiente a produrlo, alla luce dei principi che regolano il nesso di causalita’ ed il concorso di piu’ cause efficienti nella produzione dei danni (patrimoniali e non) da risarcire

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 10 dicembre 2015, n. 24935 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 15 dicembre 2015, n. 25204. Nel caso in cui gli elementi costitutivi della pensione di inabilità prevista dall’art. 12 della legge 30 marzo 1974, n. 118 siano maturati prima del compimento del sessantacinquesimo anno di età e la relativa domanda amministrativa sia stata proposta prima di tale data, la sostituzione della pensione di inabilità con l’assegno sociale opera dal primo giorno del mese successivo a quello del compimento del sessantacinquesimo anno, anche se ciò comporta che non venga pagato neanche un rateo della pensione di inabilità e si debba corrispondere direttamente l’assegno sociale

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 15 dicembre 2015, n. 25204 Svolgimento del processo Con sentenza n. 230/2011 il Giudice del lavoro del Tribunale di Pisa, in accoglimento della [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 19 novembre 2015, n. 23694. In tema di indennità prevista per il caso di trasformazione in tempo indeterminato del contratto a termine, la norma introdotta dall’articolo 28 del Dlgs 81/105 ha natura sostanziale e rappresenta una nuova disciplina dell’istituto. Ne deriva che essa è irretroattiva e si applica solo ai contratti di lavoro stipulati dopo la sua entrata in vigore, così perdurando l’applicazione della pregressa disciplina di cui all’articolo 32 della legge 183/2010 ai giudizi pendenti relativi ai contratti precedenti

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 19 novembre 2015, n. 23694 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 7 settembre 2015, n. 17685. A espressa introduzione dell’ipotesi legislativa dell’infortunio in itinere non ha derogato alla norma fondamentale che prevede la necessità non solo della “causa violenta” ma anche della “occasione di lavoro”, con la conseguenza che, in caso di fatto doloso del terzo, legittimamente va esclusa dalla tutela la fattispecie nella quale in sostanza venga a mancare la “occasione di lavoro” in quanto il collegamento tra l’evento e il “normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione e quello di lavoro” risulti assolutamente marginai basato esclusivamente su una mera coincidenza cronologica e topografi (come nel caso in cui il fatto criminoso sia riconducibile a rapporti personali tra l’aggressore e la vittima del tutto estranei all’attività lavorativa ed a situazioni di pericolo individuale, alle quali la sola vittima è, di fatto, esposta ovunque si rechi o si trovi, indipendentemente dal percorso seguito per recarsi al lavoro)

Suprema Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili sentenza  7 settembre 2015, n. 17685 Svolgimento del processo Con ricorso depositato l’8-2-2006 G.R., in proprio e quale esercente la potestà sulle figlie [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 8 luglio 2015, n. 14136. Nel rito del lavoro, i mezzi di prova ed i documenti che, a pena di decadenza, il ricorrente deve, in forza degli artt. 414, comma 1, n. 5, e 415, comma 1, cod. proc. civ., indicare nel ricorso e depositare unitamente ad esso sono quelli aventi ad oggetto i fatti posti a fondamento della domanda e, tra questi, non è riconducibile il contratto o l’accordo collettivo qualora esso debba costituire un criterio di giudizio

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 8 luglio 2015, n. 14136 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]