Relatore GIORDANO Umberto

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In materia di misure cautelari personali, è illegittima l’ordinanza che dispone, ex art. 282-ter cod. proc. pen., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza determinare specificamente i luoghi oggetto di divieto, considerato che, in tal caso, all’indagato non è consentito – ferma restando la necessità che egli non si accosti fisicamente alla persona offesa ovunque la possa intercettare – di conoscere preventivamente i luoghi ai quali gli è inibito l’accesso in via assoluta, in quanto frequentati dalla persona offesa, luoghi che, pertanto, devono essere specificamente indicati. Né la necessaria determinazione può farsi discendere dal riferimento alle abitudini di vita della persona offesa in ragione della necessaria tipizzazione della misura poiché solo in tal modo il provvedimento cautelare assume una conformazione completa che consente il controllo delle prescrizioni funzionale al tipo di tutela che la legge intende assicurare. Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 12 maggio 2016, n. 19852.

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 12 maggio 2016, n. 19852 Ritenuto in fatto 1. V.A. ricorre avverso l’ordinanza con la quale il Tribunale di Milano ha rigettato la [...]

Anche in assenza di minacce esplicite, ai fini della sussistenza del reato di tentata estorsione si ritiene integrato il requisito della minaccia e la sua idoneità a coartare la volontà del soggetto passivo, da valutare ex ante, in ragione dell’apprezzamento delle modalità con cui la condotta è stata posta in essere, avendo riguardo alla personalità sopraffattrice del soggetto agente, alle circostanze ambientali, all’ingiustizia del profitto, alle particolari condizioni soggettive della vittima. Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 8 aprile 2016, n.14510

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI SENTENZA 8 aprile 2016, n.14510 Svolgimento del processo Con l'ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale del Riesame di Palermo ha confermato la misura della [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 16 febbraio 2016, n. 6367. L’avere riportato nella intestazione della sentenza un capo di imputazione del tutto diverso da quello oggetto della richiesta di rinvio e sul quale si era formato il consenso alla definizione con applicazione di pena nel corso dell’udienza preliminare, definizione culminata nel dispositivo letto in udienza dal giudice integra un mero errore materiale nella compilazione del documento-sentenza, errore al quale si può porre rimedio attraverso la procedura di correzione che non integra alcuna abnormità ovvero modifica incidente su aspetto valutativo e, pertanto, discrezionale della decisione giurisdizionale

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 16 febbraio 2016, n. 6367 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 5 febbraio 2016, n. 4895. La possibilità di ricorrere per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento, all’uopo deducendo l’erronea qualificazione del fatto, è soggetta a limiti rigorosi, in considerazione della natura di tale procedimento speciale e dello scopo del controllo affidato al giudice. L’impugnabilità per erronea qualificazione del fatto, in particolare, deve essere limitata ai casi in cui quella prospettata dalle parti sia palesemente erronea; di talché la ricorribilità in cassazione della sentenza di patteggiamento è ammessa nelle sole ipotesi di errore manifesto, ovvero quando sussiste realmente la eventualità che l’accordo sulla pena si trasformi in accordo sui reati, laddove, per contro, deve essere esclusa tutte le volte in cui la diversa qualificazione presenti margini di opinabilità

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 5 febbraio 2016, n. 4895 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]