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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 1 marzo 2017, n. 5250

Il giudice non può respingere la domanda per il riconoscimento in Italia della sentenza di annullamento del matrimonio del Tribunale ecclesiastico, rilevando d'ufficio come causa ostativa la lunga convivenza dopo [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 22 settembre 2015, n. 18695 . I caratteri che deve assumere la convivenza coniugale, sotto il profilo della riconoscibilità dall’esterno – attraverso fatti e comportamenti che vi corrispondano in modo non equivoco -, nonché della stabilità – individuando, sulla base di specifici riferimenti normativi (artt. 6, commi 1 e 4 della l. n. 184 del 1983) una durata minima di tre anni. Il suddetto limite di ordine pubblico opera in presenza di qualsiasi vizio genetico posto a fondamento della decisione ecclesiastica di nullità e che la convivenza triennale “come coniugi”, quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio, né opponibile dal coniuge, per la prima volta, nel giudizio di legittimità.

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 22 settembre 2015, n. 18695 Svolgimento del processo 1 - La corte di appello di Firenze, con la sentenza indicata in epigrafe, ha [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 6 luglio 2015, n. 13883. In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidità contemplata dall’art. 120 cod. civ., cosicché è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 6 luglio 2015, n. 13883 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 1 aprile 2015, n. 6611. Per rifiutare la delibazione di una sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario, per vizio di mente di uno dei coniugi, è necessario che la convivenza si sia protratta per almeno tre anni. Soltanto in questa ipotesi, infatti, può trovare accoglienza, in difesa dell’«ordine pubblico», la tutela del cosiddetto «matrimonio-rapporto», rispetto alla validità dell’«atto»

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 1 aprile 2015, n. 6611 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 27 gennaio 2015, n. 1493. L’individuata condizione ostativa di ordine pubblico puo’ essere validamente opposta ad ogni tipologia di vizio del consenso, non potendo essere limitata ai vizi relativi ai bona matrimonii. Le ragioni di questa applicazione generale del predetto canone di ordine pubblico derivano dal rilievo delle fonti dalle quali si trae il carattere costitutivo della convivenza nel rapporto matrimoniale, la Costituzione (articolo 2,3, 29, 30), la CEDU (articoli 8 e 14) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (articolo 9). La dedotta esistenza di un’incapacita’ psichica ad assumere gli onera matrimonii preesistente al matrimonio e continuativamente protrattasi per tutta la durata del rapporto non riveste, pertanto, alcuna incidenza rispetto all’ostacolo costituito dalla convivenza effettiva. Al riguardosi è posto in evidenza che i principi di ordine pubblico interno possono riguardare sia il matrimonio atto che il matrimonio rapporto. “Questi due aspetti o dimensioni dell’istituto giuridico “matrimonio”, hanno ragioni, disciplina e tutela distinte – come del resto emerge dalla stessa sistematica del codice civile (rispettivamente Capi 3 e 4 del titolo 6 del Libro 1) – e devono, quindi essere distintamente considerati, anche, ed e’ cio’ che specificamente rileva in questa sede, per l’individuazione dei principi e delle regole fondamentali che, connotando nell’essenziale ciascuno di essi, sono astrattamente idonei ad integrare norme di ordine pubblico interno che, come tali, possono essere ostative anche alla dichiarazione di efficacia nella repubblica italiana delle sentenze canoniche di nullita’ del matrimonio concordatario”. La convivenza costituisce “un elemento essenziale del matrimonio rapporto” che connota la relazione matrimoniale in modo determinante. Nel giudizio di riconoscimento dell’efficacia della sentenza di nullita’ matrimoniale pronunciata dal Tribunale ecclesiastico, di conseguenza, la dedotta esistenza di un’incapacita’ psichica originaria, astrattamente idonea a viziare il matrimonio atto non puo’ escludere lo scrutinio rispetto ai parametri di ordine pubblico che governano il matrimonio rapporto, ed in particolare non puo’ trascurare il rilievo del carattere costitutivo della convivenza cosi’ come declinata dalle norme costituzionali interne, europee e convenzionali. Ne consegue che il canone di ordine pubblico fondato sulla convivenza effettiva non deriva dal puntuale regime giuridico della validita’ ed invalidita’ del matrimonio civile cosi’ come contenuta nell’articolo 120 c.c. ma dal sistema di regole costituzionali, convenzionali ed europee sopra illustrate, non potendo i principi di ordine pubblico essere la conseguenza diretta dell’articolazione di una singola norma interna. Comunque, dalle norme relative alla nullita’ del matrimonio civile si desume complessivamente un netto favor per la conservazione del rapporto matrimoniale quando sia accertato il protrarsi della convivenza nel termine in esse stabilite, come puo’ desumersi dal regime giuridico della simulazione ed in particolare dall’articolo 123 cod. civ., u.c.

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 27 gennaio 2015, n. 1493 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 13 febbraio 2015, n. 2942. Non può essere delibata, per contrarietà all’ordine pubblico, la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio tutte le volte che la convivenza “come coniugi” si sia protratta per almeno tre anni. Tale ostacolo alla delibazione costituisce materia di eccezione in senso stretto, dunque non è rilevabile d’ufficio allorché la delibazione sia stata chiesta congiuntamente dai coniugi, tanto più che i caratteri stessi della convivenza ostativa alla delibazione sono tali da assegnare un ruolo prevalente alla consapevole, concorde manifestazione di volontà delle parti

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 13 febbraio 2015, n. 2942 Svolgimento del processo I sig.ri R. G. e F. C. chiesero alla Corte d'appello di Napoli, con ricorso [...]

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