Indennità sostitutiva del preavviso

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 25 agosto 2017, n. 20409

Non puo' spettare l'indennita' sostitutiva del preavviso laddove il lavoratore sia stato reintegrato nel suo posto di lavoro con condanna, sia pure a titolo risarcitorio, alle retribuzioni maturate dal licenziamento [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 settembre 2015, n. 17990. L’art. 16 del CCNL Dirigenti Industria del 23 maggio 2000, che riconosce il diritto del dirigente, il quale, a seguito di mutamento della propria attività sostanzialmente incidente sulla sua posizione, risolva entro 60 giorni il rapporto di lavoro, oltre che al TFR, anche ad un trattamento pari alla indennità sostitutiva del preavviso spettante in caso di licenziamento integra una autonoma e diversa ipotesi di recesso, per il solo effetto del mutamento della propria attività sostanzialmente incidente sulle sue posizioni nella sua giuridica ricorrenza obiettiva, rispetto alla giusta causa di recesso eventualmente integrata dal demansionamento vietato del dirigente

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 11 settembre 2015, n. 17990 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 luglio 2015, n. 14301. In tema di mobbing, una volta accertata la sussistenza dei fatti astrattamente idonei alla sua configurazione, non è poi possibile in sede di legittimità operare una diversa valutazione relativa al carattere mobbizzante del comportamento datoriale ed agli effetti dannosi prodotti sul lavoratore

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 9 luglio 2015, n. 14301 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 18 luglio 2014, n. 16487. L’articolo 1750 cod. civ., cosi’ come sostituito dal Decreto Legislativo 10 settembre 1991, n. 303, articolo 3 (di attuazione della direttiva comunitaria 86/653),stabilisce: se il contratto di agenzia e’ a tempo indeterminato, ciascuna delle parti puo’ recedere dal contratto stesso dandone preavviso all’altra entro un termine stabilito (comma 2). Il termine di preavviso non puo’ comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi (comma 3). Per la cassazione in assenza di diversi accordi tra le parti, e definitivamente accertato l’obbligo di corrispondere l’indennita’ sostitutiva, il preavviso nel caso di specie doveva essere pari a sei mesi, essendo il rapporto di agenzia cessato a meta’ del sesto anno. La maggiore tutela, secondo i giudici di merito accordata all’agente per i primi tre anni di rapporto, ed evincibile dalla locuzione “anno iniziato” per il secondo ed il terzo anno, non puo’ contrastare col tenore letterale della norma (articolo 1750 c.c., comma 3, nel testo modificato dal Decreto Legislativo n. 303 del 1991), secondo cui il termine di preavviso “non puo’ comunque essere inferiore… a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi”. La durata dei preavviso pari a sei mesi “per” il sesto anno, (e non “scaduto o compiuto il sesto anno” o locuzioni similari) non puo’ che significare “a partire dal” o “durante” il sesto anno, alla stessa stregua, del resto, di quanto stabilito per il primo anno (“Il termine di preavviso non puo’ comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto”).

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