bancarotta preferenziale

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Risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi crediti verso la societa’ in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma congrua rispetto al lavoro prestato.

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 5 aprile 2018, n. 15279. Risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l'amministratore che ottenga in pagamento di suoi [...]

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 19 settembre 2017, n. 42775. Bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che, in assenza di delibera assembleare che stabilisca la misura dei suoi compensi, prelevi somme in pagamento dei crediti verso la societa’ in dissesto

Risponde del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e non di quello di bancarotta preferenziale, l'amministratore che, in assenza di delibera assembleare che stabilisca la misura dei suoi compensi, prelevi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 3 dicembre 2015, n. 48017. L’amministratore che si ripaghi dei crediti vantati verso la società fallita relativi a compensi per il lavoro prestato, prelevando od ottenendo dalla cassa sociale una somma congrua rispetto a tale lavoro, risponde non già di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, bensì di bancarotta preferenziale, per la presenza dell’elemento caratterizzante quest’ultimo reato, ovvero l’alterazione della par condicio creditorum, non essendo rilevante, al fine della qualificazione giuridica del fatto, la specifica qualità dell’agente di amministratore della società. Al fine di stabilire se ricorra o meno il delitto di bancarotta fraudolenta occorre, dunque, accertare se la somma prelevata sia o meno congrua rispetto al lavoro prestato

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 3 dicembre 2015, n. 48017 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 26 gennaio 2015, n. 3553. Per quanto attiene alla materialita’ del reato, si rileva che integrano il delitto di bancarotta preferenziale le restituzioni – effettuate in periodo di insolvenza – ai soci, dei finanziamenti concessi alla societa’, che costituiscono crediti liquidi ed esigibili; quanto alla sussistenza del dolo si osserva che non sussistono motivi che giustifichino in termini di interesse societario la soddisfazione, prima degli altri creditori, del socio, il quale, a differenza della restante massa creditoria, non ha alcun interesse ad avanzare, in caso di inadempimento, istanza di fallimento verso la societa’. Unica ragione, quindi, e’ il volontario e specifico perseguimento dell’interesse del creditore privilegiato, a danno della restante massa creditoria

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 26 gennaio 2015, n. 3553 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

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