Il mutuo non richiede che la cosa mutuata sia materialmente consegnata
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Il mutuo non richiede che la cosa mutuata sia materialmente consegnata

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|13 settembre 2024| n. 24680.

La natura reale del contratto di mutuo non richiede in via tassativa che la cosa mutuata sia materialmente consegnata dal mutuante al mutuatario, l’esigenza del requisito della “traditio” potendo ritenersi soddisfatta in determinati casi, allorquando il risultato pratico completamente raggiunto si identifichi con quello che si sarebbe realizzato con la consegna materiale del bene mutuato.

La rinuncia alla prescrizione integra un’eccezione in senso lato
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La rinuncia alla prescrizione integra un’eccezione in senso lato

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|13 settembre 2024| n. 24677.
La rinuncia alla prescrizione, integrando un'eccezione in senso lato, non è soggetta all'onere di riproposizione ex art. 346 c.p.c. e può essere rilevata d'ufficio, anche in appello, purché i fatti su cui essa si fonda, benché non allegati dalle parti, siano stati ritualmente acquisiti al processo, sempre che la stessa non sia stata respinta in primo grado con pronuncia espressa o implicita, essendo in tal caso necessario proporre appello, eventualmente in via incidentale, onde evitare la formazione del giudicato interno che ne preclude ogni riesame, anche officioso.

Responsabilità genitoriale e la decadenza che rappresenta una misura estrema
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Responsabilità genitoriale e la decadenza che rappresenta una misura estrema

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|16 settembre 2024| n. 24708.

In tema di responsabilità genitoriale, la decadenza rappresenta una misura estrema, che implica una valutazione di non affidabilità del genitore a curare gli interessi del figlio, fondata su fatti concreti, desunti da indizi gravi, precisi e concordanti.

Interpretazione della domanda giudiziale e l’individuazione del fatto
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Interpretazione della domanda giudiziale e l’individuazione del fatto

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|13 settembre 2024| n. 24656.

In tema di interpretazione della domanda giudiziale, il fatto deve essere individuato in base a criteri giuridici e non puramente materiali, identificandosi con il titolo della pretesa azionata, in quanto tale ricomprendente tutto ciò che è comunque relativo, strumentale o accessorio alla prestazione dedotta in giudizio come derivante da uno specifico contratto.

Decisione di rito definitoria del giudizio e motivazione anche sul merito insussistenza dell’interesse all’impugnazione 
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Decisione di rito definitoria del giudizio e motivazione anche sul merito insussistenza dell’interesse all’impugnazione 

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 settembre 2024| n. 24405.

Qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità (o declinatoria di giurisdizione o di competenza), con la quale si è spogliato della "potestas iudicandi" in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere né l’interesse ad impugnare; conseguentemente, è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta "ad abundantiam" nella sentenza gravata

Mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti
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Mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 settembre 2024| n. 24391.

In tema di mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autosufficiente, è onere del genitore richiedente fornire la prove della sussistenza dei presupposti del diritto. Sussiste il diritto al mantenimento per il neomaggiorenne che abbia da poco intrapreso il percorso universitario, a nulla rilevando la circostanza di un cambio di percorso di studi in caso di dimostrazione dell’impegno negli studi.

Le nullità negoziali sono suscettibili del rilievo in appello a condizione che i relativi fatti costitutivi siano stati ritualmente allegati dalle parti
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Le nullità negoziali sono suscettibili del rilievo in appello a condizione che i relativi fatti costitutivi siano stati ritualmente allegati dalle parti

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 settembre 2024| n. 24380.

Le nullità negoziali che non siano state rilevate d’ufficio in primo grado sono suscettibili di tale rilievo in grado di appello o in cassazione, a condizione che i relativi fatti costitutivi siano stati ritualmente allegati dalle parti

Responsabilità professionale dell’avvocato e la tardiva proposizione di un appello
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Responsabilità professionale dell’avvocato e la tardiva proposizione di un appello

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|13 settembre 2024| n. 24670.

In tema di responsabilità professionale dell'avvocato, la tardiva proposizione di un appello privo di ragionevoli probabilità di accoglimento non costituisce per il cliente un danno risarcibile, nemmeno sotto il profilo della perdita di chance della mera partecipazione al giudizio di impugnazione.

Le spese sostenute dal professionista per ottenere il parere del consiglio dell’ordine
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Le spese sostenute dal professionista per ottenere il parere del consiglio dell’ordine

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|13 settembre 2024| n. 24640.
In tema di richiesta compenso legale mediante procedimento monitorio, le spese sostenute dal professionista per ottenere il parere del consiglio dell'ordine devono restare a carico del ricorrente ove tale parere sia dedotto a sostegno di pretesa giudicata infondata o allorquando il decreto sia stato comunque revocato e la controversia venga decisa all'esito del giudizio di opposizione, con il parziale accoglimento della pretesa del difensore.

Spese processuali e giudizio di divisione endoesecutiva
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Spese processuali e giudizio di divisione endoesecutiva

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|12 settembre 2024| n. 24550.

Con il provvedimento che definisce il giudizio di divisione endoesecutiva (sentenza o ordinanza ex articolo 789, terzo comma, cod. proc. civ.) va disposta la condanna del condividente debitore esecutato alla refusione delle spese sopportate in tale lite dal creditore (procedente o intervenuto titolato), da liquidarsi secondo lo scaglione tariffario corrispondente al valore della massa - con cui si identifica il valore della controversia ex articolo 5 del Dm 10 marzo 2014, n. 55) - e la relativa statuizione costituisce titolo per la collocazione nella distribuzione dell’attivo dell’espropriazione con il privilegio ex articolo 2770 cod. civ. e con la preferenza garantita dall’articolo 2777 cod. civ.