Il potere di sospensione discrezionale del processo
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Il potere di sospensione discrezionale del processo

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|17 settembre 2024| n. 25029.

Ai fini del legittimo esercizio del potere di sospensione discrezionale del processo ex articolo 337, comma 2, cod. proc. civ., è indispensabile un’espressa valutazione di plausibile controvertibilità della decisione di cui venga invocata l’autorità in quel processo, sulla base di un confronto tra la decisione stessa e la critica che ne è stata fatta. Ne consegue che la sospensione discrezionale in parola è ammessa ove il giudice del secondo giudizio motivi esplicitamente le ragioni per le quali non intende riconoscere l’autorità della prima sentenza, già intervenuta sulla questione ritenuta pregiudicante, chiarendo perché non ne condivide il merito o le ragioni giustificatrici

Tardiva proposizione da parte dell’avvocato di un appello
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Tardiva proposizione da parte dell’avvocato di un appello

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|17 settembre 2024| n. 25023.

Non costituisce un interesse giuridicamente tutelabile quello a proporre una impugnazione infondata; ne consegue che la tardiva proposizione, da parte dell’avvocato, di un appello privo di ragionevoli probabilità di accoglimento non costituisce per il cliente un danno risarcibile, e non fa sorgere per l’avvocato un obbligo risarcitorio, nemmeno sotto il profilo della perdita della “chance” della mera partecipazione al giudizio di impugnazione.

Separazione di unioni civili e l’assegno di mantenimento
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Separazione di unioni civili e l’assegno di mantenimento

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|17 settembre 2024| n. 24930.

In tema di separazione in caso di unioni civili l’assegno di mantenimento in favore dell’ex partner economicamente più debole deve essere data in funzione compensativa perequativa, necessità dell’accertamento della inidoneità dei mezzi del richiedente e della sua oggettiva impossibilità oggettiva di procurarseli, in relazione al contributo nella vita familiare e in relazione alla durata dell’unione.

Indennità di esproprio ed i rilievi delle parti alla c.t.u.
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Indennità di esproprio ed i rilievi delle parti alla c.t.u.

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|18 settembre 2024| n. 25109.

In tema di indennità di esproprio, nel procedimento di opposizione alla stima le contestazioni e i rilievi critici delle parti alla c.t.u. non sono soggette a preclusioni e possono formularsi anche nelle note conclusionali, depositate in vista della discussione orale, poiché l'art. 29 del d.lgs. n. 150 del 2011, nella formulazione ratione temporis vigente, prevede un rito celere e deformalizzato come il rito sommario.

Servitù coattiva di passaggio e impedimento d’uscita
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Servitù coattiva di passaggio e impedimento d’uscita

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|18 settembre 2024| n. 25088.

Servitù coattiva di passaggio e impedimento d'uscita

In tema di servitù coattiva di passaggio, costituisce impedimento d'uscita sulla pubblica via, ai sensi dell'art. 1051, comma 1, c.c., il fatto che tale accesso risulti precluso dalla legge o dalla P.A..

Direttori e disciplina della responsabilità amministratori
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Direttori e disciplina della responsabilità amministratori

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|17 settembre 2024| n. 24888.

L’art. 2396 cod. civ. assoggetta i direttori generali alla disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori in presenza di atti di nomina formale dell’assemblea o per disposizioni dello Statuto in relazione ai compiti loro affidati

Distanze fra gli edifici ed il diritto soggettivo al risarcimento del danno od al ripristino
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Distanze fra gli edifici ed il diritto soggettivo al risarcimento del danno od al ripristino

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|16 settembre 2024| n. 24719.

Le norme del codice civile sulle distanze tra edifici e quelle, ivi richiamate, dei regolamenti edilizi locali, fondano e riconoscono, nelle controversie tra privati, il diritto soggettivo, di colui che si ritenga danneggiato dalla violazione al risarcimento del danno ed alla riduzione in pristino ovvero allo spostamento della costruzione alla distanza prescritta dalle dette parti normative, senza che possa in contrario rilevare il disposto dell'art. 2933 cod. civ. e l'ivi previsto divieto di distruzione pregiudizievole per l'economia nazionale.

Ammissione al passivo e pendenza in appello dell’accertamento del credito
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Ammissione al passivo e pendenza in appello dell’accertamento del credito

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|16 settembre 2024| n. 24806.

La pendenza del giudizio d'appello relativo all'accertamento del proprio credito non esonera il creditore dal richiederne l'insinuazione al passivo del sopravvenuto fallimento del debitore, nel rispetto dei termini fissati dalla legge, posto che la domanda d'insinuazione è atto proprio del creditore anche in caso di pronuncia favorevole in primo grado, non rinvenendosi alcun fondamento normativo per lo spostamento, in tale ipotesi, dell'onere in capo al curatore.

L’assegno divorzile va adeguato all’apporto fornito dal coniuge
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L’assegno divorzile va adeguato all’apporto fornito dal coniuge

Corte di Cassazione, civile, Sentenza|16 settembre 2024| n. 24795.
In tema di scioglimento del matrimonio, l'assegno divorzile, avendo una funzione compensativo-perequativa, va adeguato all'apporto fornito dal coniuge richiedente che, pur in mancanza di prova della rinuncia a realistiche occasioni professionali-reddituali, dimostri di aver contribuito in maniera significativa alla vita familiare, facendosi carico in via esclusiva o preminente della cura e dell'assistenza della famiglia e dei figli, anche mettendo a disposizione, sotto qualsiasi forma, proprie risorse economiche, come il rilascio di garanzie, o proprie risorse personali e sociali, al fine di soddisfare i bisogni della famiglia e di sostenere la formazione del patrimonio familiare e personale dell'altro coniuge, restando di conseguenza assorbito l'eventuale profilo prettamente assistenziale.

Separazione e prova dell’intollerabilità della convivenza
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Separazione e prova dell’intollerabilità della convivenza

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|16 settembre 2024| n. 24811.
In tema di separazione, la parte che chiede l'addebito della separazione all'altro coniuge, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, ha l'onere di dimostrare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza. Al contrario, spetta a chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà.