Gestore autostrada: colpa specifica e generica
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Gestore autostrada: colpa specifica e generica

L'ordinanza n. 882/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che la responsabilità di un gestore autostradale per danni agli utenti può derivare sia dalla mancata osservanza di specifiche norme di legge (colpa specifica), sia dalla violazione delle normali regole di prudenza (colpa generica). Il rispetto formale delle norme non esclude automaticamente la possibilità di una colpa generica. Quindi, anche se un decreto ministeriale non impone specifiche misure di sicurezza per una certa strada, il gestore autostradale ha comunque l'obbligo di valutare costantemente, ai sensi del Codice della Strada, se quel tratto di autostrada possa rappresentare un pericolo per gli utenti.

Investimento pedone: velocità adeguata, non solo limite
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Investimento pedone: velocità adeguata, non solo limite

L'ordinanza n. 931/2025 della Corte di Cassazione precisa che in caso di investimento di un pedone, per superare la presunzione di colpa a carico del conducente prevista dal Codice Civile, non basta dimostrare che la velocità del veicolo era entro il limite massimo consentito. Il conducente deve invece provare che la sua velocità era effettivamente adeguata alle specifiche condizioni di quel momento e di quel luogo, come stabilito dal Codice della Strada. Questo perché i limiti di velocità sono generalmente fissati tenendo conto di condizioni ideali.

Vendita su campione: vizi, termine decadenza ex art 1495
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Vendita su campione: vizi, termine decadenza ex art 1495

L'ordinanza n. 96/2025 della Cassazione civile precisa che quando un contratto viene definito come "vendita su campione", in caso di difetti della merce consegnata, si applica lo stesso termine di decadenza per la denuncia dei vizi previsto per la vendita ordinaria dall'articolo 1495 del Codice Civile. Questo significa che se l'acquirente non denuncia i vizi entro il termine stabilito dalla legge, perde il diritto di agire in giudizio per far valere tali difetti.

Amministratore cessato poteri  riscossione crediti
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Amministratore cessato poteri riscossione crediti

L'ordinanza n. 1050/2025 della Cassazione civile stabilisce che, a meno che l'assemblea condominiale non abbia deciso diversamente, l'amministratore di condominio, anche dopo la fine del suo incarico e fino a quando non viene ufficialmente sostituito, mantiene i poteri che gli attribuisce la legge. Tra questi poteri rientra anche quello di firmare la procura a un avvocato per avviare un atto di precetto (un'intimazione di pagamento), in quanto si tratta di un'azione di ordinaria amministrazione e di natura conservativa, finalizzata a riscuotere somme già accertate come dovute al condominio.

Le dinamiche del contratto autonomo di garanzia
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Le dinamiche del contratto autonomo di garanzia

L'ordinanza n. 865/2025 della Corte di Cassazione chiarisce le dinamiche del contratto autonomo di garanzia. Una volta che il garante ha pagato il creditore, non può chiedere indietro i soldi a quest'ultimo se successivamente viene meno la ragione del debito principale. In tal caso, il garante può rivalersi solo sul debitore garantito, il quale a sua volta potrà agire contro il creditore se l'escussione della garanzia è avvenuta senza una valida ragione (a meno che non si tratti di un'escussione fraudolenta). In sostanza, il pagamento del garante è indipendente dalle vicende del rapporto principale tra debitore e creditore. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato una sentenza che aveva permesso al garante di chiedere la restituzione dei soldi all'Agenzia delle Entrate (il creditore) dopo l'annullamento dell'accertamento fiscale nei confronti del debitore garantito, non essendoci stata frode nell'escussione.

Fideiussione: termine semestrale, eccezione in senso stretto
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Fideiussione: termine semestrale, eccezione in senso stretto

L'ordinanza n. 835/2025 della Corte di Cassazione precisa che l'argomentazione secondo cui una garanzia fideiussoria si è estinta perché è scaduto il termine di sei mesi previsto dall'articolo 1957 del Codice Civile è considerata un'eccezione in senso stretto. Questo significa che, secondo le regole del processo civile, tale eccezione deve essere sollevata tempestivamente entro i termini stabiliti, altrimenti non potrà essere presa in considerazione dal giudice.

Retrocessione credito e la notifica libera al debitore
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Retrocessione credito e la notifica libera al debitore

L'ordinanza n. 654/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che quando un credito, dopo essere stato ceduto, viene ritrasferito al creditore originario (la cosiddetta retrocessione), la comunicazione di questo passaggio al debitore non deve seguire particolari formalità. L'importante è che il debitore venga informato in modo chiaro del cambio di titolare del credito. Questa comunicazione può avvenire in diversi modi, ad esempio tramite la notifica di un decreto ingiuntivo oppure comunicandolo durante un processo di opposizione a decreto ingiuntivo.

Buona fede contrattuale: tutela interessi reciproci
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Buona fede contrattuale: tutela interessi reciproci

L'ordinanza n. 656/2025 della Corte di Cassazione sottolinea l'importanza della buona fede nell'esecuzione di un contratto. Questo principio generale impone a ogni parte di agire in modo da proteggere gli interessi dell'altra, anche al di là di quanto specificamente previsto nel contratto o dalla legge. Ciò significa che ogni parte deve adattare il proprio comportamento per non danneggiare l'utilità dell'altra e, in certi limiti, tollerare inadempimenti non gravi. Un semplice ritardo nell'esercitare un proprio diritto può violare la buona fede se non ha una giustificazione valida e causa un danno all'altra parte. Nel caso specifico, la Cassazione ha criticato una sentenza che aveva ritenuto legittimo il recesso di un promissario acquirente da una vendita immobiliare senza valutare se il suo silenzio prolungato, nonostante gli acconti versati, fosse contrario al principio di buona fede, dato che avrebbe dovuto agire più tempestivamente.

Comunanza di clientela nell’ambito della concorrenza sleale
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Comunanza di clientela nell’ambito della concorrenza sleale

L'ordinanza n. 626/2025 della Corte di Cassazione chiarisce il concetto di "comunanza di clientela" nell'ambito della concorrenza sleale. Non si tratta necessariamente degli stessi identici clienti, ma dell'insieme dei consumatori che hanno lo stesso bisogno e che, per soddisfarlo, possono rivolgersi a diversi prodotti simili o che si sostituiscono l'uno all'altro. Di conseguenza, esiste un rapporto di concorrenza anche tra imprenditori che vendono gli stessi prodotti utilizzando canali di distribuzione diversi, come ad esempio negozi fisici e piattaforme online. La Corte ha quindi annullato una precedente sentenza che aveva escluso la concorrenza sleale tra un'attività con negozi fisici e una online.

Immissioni acustiche provenienti dal traffico stradale
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Immissioni acustiche provenienti dal traffico stradale

L'ordinanza n. 631/2025 della Corte di Cassazione si occupa delle immissioni acustiche, anche quelle provenienti dal traffico stradale. La Corte precisa che in questi casi si applica l'articolo 844 del Codice Civile, che regola i conflitti tra diversi usi di proprietà vicine. Il criterio fondamentale per valutare se queste immissioni sono lecite è la tollerabilità, un limite che non può essere superato da specifiche normative tecniche. Infatti, il diritto alla salute e a una normale qualità della vita devono prevalere sulle esigenze della produzione economica, in linea con un'interpretazione della legge che rispetti i principi costituzionali.