L’obbligo solidale di pagare le competenze professionali dei difensori

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Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|9 febbraio 2021| n. 3052.

L’obbligo solidale di pagare le competenze professionali dei difensori, ex art. 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933, in caso di definizione della lite mediante transazione, grava su tutti coloro che abbiano aderito a quest’ultima ed abbiano partecipato al giudizio in tal modo definito, non estendendosi, al contrario, nei confronti di chi, pur prestando adesione alla transazione, non abbia però assunto la qualità di parte processuale.

Ordinanza|9 febbraio 2021| n. 3052

Data udienza 4 dicembre 2020

Integrale

Tag/parola chiave: Concordato fallimentare – Risoluzione – Compensi del professionista – Condanna solidale al pagamento dei compensi – Sussistenza di un giudizio definito bonariamente senza soddisfare le competenze del professionista

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE SECONDA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 28142/2019 R.G., proposto da:
(OMISSIS), rappresentato e difeso da se’ stesso e dall’avv. (OMISSIS), con domicilio eletto in (OMISSIS).
– ricorrente –
contro
(OMISSIS).
– intimato –
avverso l’ordinanza della Corte d’appello di Roma n. 7989/2019, depositata in data 16.7.2019.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 4.12.2020 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ordinanza ex articolo 702 bis e ss. c.p.c., la Corte d’appello di Roma ha respinto la domanda dell’avv. (OMISSIS), volta ad ottenere la condanna solidale di (OMISSIS) al pagamento delle competenze professionali.
L’Avv. (OMISSIS) aveva dedotto di aver difeso la (OMISSIS) s.c.r.l. ed altre societa’ nel procedimento di reclamo avverso la pronuncia di risoluzione del concordato fallimentare della (OMISSIS) s.r.l. e che il giudizio, cui aveva partecipato, tra gli altri, la (OMISSIS) s.r.l., era stato definito con una transazione.
Detta transazione prevedeva l’impegno delle parti a far pervenire la rinuncia alla solidarieta’ L.P., ex articolo 68, da parte dei rispettivi difensori, rinuncia che l’avv. (OMISSIS) non aveva mai formalizzato.
La domanda di condanna solidale al pagamento dei compensi era stata proposta – tra gli altri – anche nei confronti di (OMISSIS) e di (OMISSIS), che avevano semplicemente sottoscritto ad adiuvandum l’atto transattivo.
All’esito, la Corte distrettuale ha accolto la domanda nei confronti della (OMISSIS) s.r.l., liquidando un importo di Euro 8.383,00 oltre accessori, mentre, riguardo al (OMISSIS), ha ritenuto che, non essendo stato parte del giudizio di reclamo, non fosse tenuto al pagamento in via solidale dei compensi del ricorrente.
Per la cassazione dell’ordinanza (OMISSIS) propone ricorso basato su un unico motivo.
(OMISSIS) non ha svolto difese.
Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso poteva esser definito ai sensi dell’articolo 375 c.p.c., in quanto manifestamente infondato, il Presidente ha fissato l’adunanza camerale.
2. Il ricorso non e’ stato notificato alle altre parti del giudizio di merito e, tuttavia, dato l’esito della presente impugnazione, non occorre regolarizzare il contraddittorio, stante la necessita’ di evitare attivita’ lesive del principio di ragionevole durata del processo e dalla cui omissione non derivi alcun pregiudizio per le parti pretermesse. L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione del R.Decreto Legge n. 1578 del 1933, articolo 68, e articoli 1292 e 1965 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che l’obbligo solidale di pagare le competenze professionali dei difensori, in caso di definizione della lite mediante transazione, grava su tutte le parti che abbiano aderito alla transazione stessa, anche quando non siano state parti del giudizio presupposto, come proverebbe il tenore letterale della disposizione. Il motivo e’ infondato.
La L.P., articolo 68, dispone testualmente che quando un giudizio e’ definito con transazione, tutte le parti che hanno transatto sono solidalmente obbligate al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese di cui gli avvocati ed i procuratori, che hanno partecipato al giudizio degli ultimi tre anni, fossero tuttora creditori per il giudizio stesso.
Trattasi di norma di stretta interpretazione che deroga al principio per cui il contratto professionale vincola solo i contraenti (Cass. 16856/2015).
Come ha precisato la Corte costituzionale, “l’aspettativa del difensore a soddisfarsi sulle spese di soccombenza deve ricevere tutela anche nel caso che le parti tronchino la lite, tanto piu’ che la transazione deve normalmente coprire tutta l’area della controversia e, percio’, sorto che sia il giudizio, comprendere anche il regolamento delle spese e degli onorari dovuti ai patroni delle parti” (Corte Cost. 132 del 1974).
La disposizione e’ – dunque – volta ad evitare che le parti processuali possano sottrarsi al pagamento, transigendo la lite ed impedendo la liquidazione giudiziale delle spese.
Alla luce della descritta ratio legis, la solidarieta’ puo’ – tuttavia operare solo riguardo alle parti processuali, poiche’, se, da un lato, il cliente e’ gia’ tenuto al pagamento in forza del contratto professionale, per altro verso, solo la controparte puo’ essere condannata a pagare il difensore dell’altra in caso di distrazione e ha la facolta’ di stipulare la transazione con effetti estintivi del giudizio, non anche coloro che abbiano semplicemente aderito alla transazione.
La possibilita’ per il difensore di invocare la speciale solidarieta’ prevista dalla legge professionale richiede – difatti – la sussistenza di un giudizio che sia stato bonariamente definito senza soddisfare le competenze del professionista (Cass. 7652/2017; 18334/2004) e che – proprio per effetto dell’accordo transattivo – al giudice sia stato sottratto il potere di pronunciare sugli oneri del processo (Cass. 21209/2015).
Al di la’ del tenore letterale della norma, appare dunque decisivo che il terzo che non abbia assunto la qualita’ di parte processuale non puo’ incidere sulle sorti del giudizio e non e’ tenuto in nessun caso al pagamento delle spese, sicche’ non trova applicazione, nei suoi confronti, la particolare disciplina della L.P., articolo 68.
Il ricorso e’ quindi respinto.
Nulla sulle spese, dato che il (OMISSIS) e’ rimasto intimato.
Si da’ atto, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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