In tema di legittima difesa nel giudizio civile

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Corte di Cassazione, sezione sesta (seconda) civile, Ordinanza 31 agosto 2020, n. 18094.

La massima estrapolata:

In tema di legittima difesa, mentre nel giudizio penale la “semiplena probatio” in ordine alla sussistenza di siffatta scriminante comporta l’assoluzione dell’imputato ex art. 530, comma 3, c.p.p., nel giudizio civile, al contrario, il dubbio si risolve in danno del soggetto che la invoca e su cui incombe il relativo onere della prova.

Ordinanza 31 agosto 2020, n. 18094

Data udienza 16 giugno 2020

Tag/parola chiave: Danno non patrimoniale – Aggressione fisica e verbale – Onere della prova della legittima difesa a carico di chi la invoca ex art. 2044 cc – Efficacia di giudicato della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile – Esclusione ex art. 652 cpc

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE SECONDA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 16992-2019 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);
– ricorrente –
contro
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 2049/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, depositata il 16/05/2019;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 16/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIAIME GUIZZI STEFANO.

RITENUTO IN FATTO

– che (OMISSIS) ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 2049/19, del 16 maggio 2019, della Corte di Appello di Venezia, che – accogliendo parzialmente il gravame principale esperito da (OMISSIS) avverso la sentenza n. 650/15, del 10 settembre 2015, del Tribunale di Rovigo (e respingendo quello incidentale in ordine alla disposta compensazione delle spese del primo grado di giudizio) – ha riconosciuto la responsabilita’ del (OMISSIS) in relazione ad un episodio di aggressione fisica e verbale perpetrata dallo stesso ai danni dello (OMISSIS) in data 8 gennaio 2008, condannandolo a risarcirgli il danno non patrimoniale nella misura di Euro 17.249,60, oltre accessori e spese del doppio grado di giudizio;
– che, in punto di fatto, il ricorrente riferisce che lo (OMISSIS) ebbe a convenirlo in giudizio, in relazione a tre diversi illeciti asseritamente perpetrati ai propri danni (in data 5 dicembre 2007, 8 gennaio 2008 e 15 marzo 2008), vedendo integralmente rigettata la sua domanda risarcitoria dall’adito tribunale rodigino;
– che esperito gravame dall’attore/soccombente, il giudice di appello lo accoglieva parzialmente, nei termini sopra riferiti;
– che avverso la decisione della Corte lagunare ricorre il (OMISSIS), sulla base – come detto – di due motivi;
– che il primo motivo denunzia – ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – violazione e falsa applicazione di norme di diritto, “in conseguenza di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti”, ed in particolare degli articoli 2044 e 2697 c.c. e articolo 116 c.p.c.;
– che il ricorrente lamenta “un clamoroso travisamento dei fatti e delle risultanze istruttorie”, segnatamente in relazione alla circostanza che esso (OMISSIS) colpi’ lo (OMISSIS), ma non per aggredirlo, bensi’ per esservi costretto dalla necessita’ di difendersi dall’attacco dallo stesso portato con l’uso di una spranga di ferro;
– che la prima contraddizione consisterebbe nel fatto che la sentenza impugnata afferma “come l’appellante” (e non, invece, l’appellato, ovvero il (OMISSIS)) “abbia negato di aver aggredito lo (OMISSIS)”, affermando, inoltre, in modo apodittico e “contrariamente a quanto documentato in atti”, l’assenza di prova della proporzionalita’ tra l’offesa subita e la difesa osservata;
– che, per contro, essa sarebbe documentata sia dal certificato di pronto soccorso che, nell’immediatezza del fatto, attesto’ la presenza, a carico dell’odierno ricorrente, di “trauma contusivo in sede orbitaria destra con abrasione frontale destra”, sia dalla denuncia querela sporta dallo stesso (OMISSIS) il giorno successivo all’accaduto, oltre che provata dalla deposizione resa – innanzi al Giudice di pace di Lendinara, nell’ambito di procedimento penale relativo a quegli stessi fatti – dal teste Raffaele Turetta, che riferi’ di aver visto il (OMISSIS) perdere sangue dall’occhio destro, e con gli occhiali rotti in mano, precisando di aver appreso, poi, da costui che “lo (OMISSIS) gli era andato addosso con l’auto e poi lo aveva aggredito con una spranga di ferro”;
– che su tali basi, pertanto, il primo giudice aveva escluso la responsabilita’ di esso (OMISSIS) anche in relazione all’episodio dell’8 gennaio 2008, e cio’ pure sulla scorta dei “giudicati esterni” costituiti dalle sentenze che lo hanno assolto, con formula piena, dalle imputazioni relative a quegli stessi fatti, pronunce dalle quali vennero liberamente tratti argomenti di prova, soprattutto in relazione al “notevole risentimento” nutrito dallo (OMISSIS), oltre che al suo “interesse economico” all’affermazione di responsabilita’ dell’odierno ricorrente, valorizzando il contrasto tra la versione della persona offesa e quella del teste Turetta;
– che il Tribunale rodigino, pertanto, aveva ritenuto che mentre l’attore non avesse “assolto pienamente al proprio onere probatorio ex articolo 2697 c.c.”, il convenuto avesse dimostrato di aver reagito per legittima difesa ex articolo 2044 c.c., giungendo a tali. conclusioni sul rilievo dell’assenza di testimoni oculari all’accaduto, nonche’ attraverso il ricorso alla prova presuntiva;
– che, tanto premesso, risulterebbe “contraddittoria ed erronea” la motivazione della Corte lagunare secondo cui, non solo il (OMISSIS) non avrebbe provato di aver colpito lo (OMISSIS) per difendere se stesso, ne’ la proporzionalita’ tra difesa ed offesa e, neppure, la sussistenza di un pericolo di aggressione concreto e incombente;
– che, per contro, se il giudice di appello “avesse valutato correttamente quanto provato dal convenuto, sia documentalmente che all’esito dell’istruttoria orale del giudizio di primo grado, e non solo, non avrebbe certo condotto il proprio ragionamento verso un palese travisamento delle circostanze di fatto, con conseguente erronea applicazione del principio mediato dalla sentenza del Supremo Collegio menzionata” (ovvero, Cass. Sez. 3, sent. 25 maggio 2000, n. 6875), secondo cui, in difetto del requisito della proporzionalita’, ricorre l’ipotesi dell’eccesso di legittima difesa, fonte di obbligazione civile risarcitoria;
– che il secondo motivo denunzia – ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – violazione e falsa applicazione dell’articolo 334 c.p.c., ritenendo che in relazione “all’ultimo motivo di appello, afferente la condanna alle spese, la critica proposta dell’appellante, su tale capo della sentenza, consente alla difesa dell’appellato di introdurre appello incidentale tardivo, ex articolo 334 c.p.c.”;
– che il ricorrente si duole della disposta compensazione delle spese del primo grado di giudizio, da parte del Tribunale di Rovigo, non sussistendone, a suo dire, le condizioni, chiedendo “la riforma della sentenza di primo grado”, sebbene “limitatamente alla statuizione accessoria” avente ad oggetto la compensazione delle spese di lite;
– che lo (OMISSIS) ha resistito, con controricorso, alla proposta impugnazione, chiedendone la declaratoria di inammissibilita’ soprattutto in relazione alla mancata allegazione del “come” e “quando” le circostanze, di cui sarebbe stato omesso l’esame da parte del giudice di appello, sarebbero state discusse tra le parti – o comunque il rigetto;
– che in relazione al primo motivo si evidenzia come il (OMISSIS) non abbia mai negato di aver colpito al volto lo (OMISSIS), sicche’ in difetto di prova circa la sussistenza dell’esimente della legittima difesa, l’odierno ricorrente e’ tenuto a sopportarne le conseguenze risarcitorie;
– che, in relazione al secondo motivo, esente da qualsiasi vizio e’ la decisione di porre le spese del doppio grado di giudizio a carico del convenuto soccombente;
– che la proposta del relatore, ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c., e’ stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, inizialmente per il 26 marzo 2020 e, poi, per il 16 giugno 2020;
– che il ricorrente ha presentato memoria insistendo per l’accoglimento dell’impugnazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso e’ inammissibile, in entrambi i suoi motivi;
– che tale esito si impone, innanzitutto, in relazione a ciascuna delle censure in cui si articola il primo motivo di ricorso;
– che nemmeno astrattamente e’ ipotizzabile la violazione dell’articolo 2697 c.c., in quanto tale evenienza “e’ configurabile soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione delle fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece laddove oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti (sindacabile, quest’ultima, in sede di legittimita’, entro i ristretti limiti del “nuovo” articolo 360 c.p.c., n. 5)” (cosi’, da ultimo, Cass. Sez. 3, ord. 29 maggio 2018, n. 13395, Rv. 649038-01), mentre nel caso che occupa la doglianza investe, esclusivamente, l’apprezzamento delle risultanze istruttorie operato dalla Corte lagunare, la quale – sul presupposto che il (OMISSIS) “non ha negato” di aver “colpito al volto” lo (OMISSIS) – ha ritenuto, con apprezzamento di fatto non sindacabile in questa sede, che l’odierno ricorrente non abbia provato, innanzitutto, l’ipotesi della legittima difesa (oltre che la proporzionalita’ della stessa, ed il carattere “concreto e incombente” del pericolo da cui difendersi);
– che, d’altra parte, neppure puo’ ipotizzarsi violazione dell’articolo 2044 c.c., in relazione all’onere di provare la legittima difesa, atteso che, “mentre nel giudizio penale la “semipiena probatia” in ordine alla sussistenza della scriminante comporta l’assoluzione dell’imputato ex articolo 530 c.p.p., comma 3, nel giudizio civile il dubbio si risolve in danno del soggetto che la invoca e su cui incombe il relativo onere della prova” (Cass. Sez. 3, sent. 25 febbraio 2009, n. 4492, Rv. 606861-01);
– che non puo’ ravvisarsi, inoltre, neppure astrattamente la violazione dell’articolo 116 c.p.c., norma che sancisce il principio della libera valutazione delle prove, salva diversa previsione legale, essendo la stessa ipotizzabile solo quando il giudice di merito disattenda tale principio in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all’opposto, valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta ad un diverso regime (Cass. Sez. 3, sent. 10 giugno 2016, n. 11892, Rv. 640193-01, nello stesso, piu’ di recente, in motivazione Cass. Sez. 6-2, ord. 18 marzo 2019, n. 7618, non massimata sul punto);
– che, d’altra parte, e’ inammissibile pure la censura di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti, essendo “evidente l’inammissibilita’ di censure, come quelle attualmente prospettate dal ricorrente, che evochino una moltitudine di fatti e circostanze lamentandone il mancato esame o valutazione da parte della Corte d’appello ma in realta’ sollecitandone un esame o una valutazione nuova da parte della Corte di cassazione, cosi’ chiedendo un nuovo giudizio di merito, oppure chiamando “fatto decisivo”, indebitamente trascurato dalla Corte d’appello, il vario insieme dei materiali di causa” (cosi’, in motivazione, Cass. Sez. Lav., sent. 21 ottobre 2015, n. 21439, Rv. 637497-01);
– che, infine, per concludere la disamina del primo motivo di ricorso, la sentenza impugnata non merita censura neppure sul piano di una sua supposta contraddittorieta’ (aspetto, questo del vizio motivazionale, sul quale il resistente ha insistito, in particolare, nella memoria depositata in vista dell’adunanza camerale);
– che la decisione della Corte lagunare – al netto di un piccolo refuso, frutto all’evidenza di un “lapsus calami”, ovvero l’indicazione del (OMISSIS) come “appellante” (in luogo di appellato) – non presenta alcun profilo di “irriducibile contraddittorieta'”, o di inconciliabilita’ di affermazioni, ovvero i soli che potrebbero astrattamente integrare il denunciato vizio motivazionale;
– che sul punto, infatti, va rammentato come, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – nel testo “novellato” dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, comma 1, lettera b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, 134 (applicabile “ratione temporis” al presente giudizio) – il sindacato di questa Corte sia destinato ad investire la parte motiva della sentenza solo entro il “minimo costituzionale” (cfr. Cass. Sez. Un., sent. 7 aprile 2014, n. 8053, Rv. 629830-01, nonche’, “ex multis”, Cass. Sez. 3, ord. 20 novembre 2015, n. 23828, Rv. 637781-01; Cass. Sez. 3, sent. 5 luglio 2017, n. 16502, Rv. 637781-01);
– che lo scrutinio di questa Corte e’, dunque, ipotizzabile solo in caso di motivazione “meramente apparente”, configurabile, oltre che nell’ipotesi di “carenza grafica” della stessa, quando essa, “benche’ graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perche’ recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento” (Cass. Sez. Un., sent. 3 novembre 2016, n. 22232, Rv. 641526-01, nonche’, piu’ di recente, Cass. Sez. 6-5, ord. 23 maggio 2019, n. 13977, Rv. 654145-01), o perche’ affetta da “irriducibile contraddittorieta'” (cfr. Cass. Sez. 3, sent. 12 ottobre 2017, n. 23940, Rv. 645828-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 25 settembre 2018, n. 22598, Rv. 650880-01), ovvero connotata da
“affermazioni inconciliabili” (da ultimo, Cass. Sez. ord. 25 giugno 2018, n. 16111, Rv. 649628-01), mentre “resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. 2, ord. 13 agosto 2018, n. 20721, Rv. 650018-01);
– che, nella specie, la motivazione della Corte territoriale si incentra sul rilievo che il (OMISSIS) non ha negato di aver colpito lo (OMISSIS), ritenendo, tuttavia, sfornita di prova la circostanza che egli lo abbia fatto per legittima difesa (o che, comunque, la reazione fosse proporzionata all’offesa), rilevando l’inesistenza di risultanze testimoniali che potessero confermare la ricostruzione dell’odierno.ricorrente;
– che a fronte di tale motivazione il (OMISSIS) si limita a contrapporre una diversa “lettura” delle risultanze istruttorie, cio’ che gia’ connota in termini di inammissibilita’ la sua iniziativa, visto che l’eventuale “cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non da’ luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5) (che attribuisce rilievo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e presenti carattere decisivo per il giudizio), ne’ in quello del precedente n. 4), disposizione che – per il tramite dell’articolo 132 c.p.c., n. 4) – da’ rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante” (Cass. Sez. 3, sent. 10 giugno 2016, n. 11892, Rv. 640194-01; in senso conforme, tra le altre, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 12 ottobre 2017, n. 23940; Cass. Sez. 3, seni. 12 aprile 2017, n. 9356, Rv. 644001-01; Cass. Sez. 3, ord. 30 ottobre 2018, n. 27458);
– che, in ogni caso, gli elementi addotti per contrastare tale ricostruzione si risolvono nella deposizione del teste Turetta, che pero’ riferisce – nella stessa prospettazione fatta del ricorrente – di non essere stato presente alla lite, ma di aver appreso dal (OMISSIS) che il medesimo fu vittima di un’aggressione, dalla quale si difese (rendendo, cosi’, un’inammissibile deposizione “de relato actoris”, da ritenere “sostanzialmente nulla, in quanto vertente sul fatto della dichiarazione di una parte e non sul fatto oggetto dell’accertamento, fondamento storico della pretesa”; Cass. Sez. 1, sent. 15 gennaio 2015, n. 569, Rv. 63433101), oltre che in quanto dallo stesso ricorrente affermato in sede. di refertazione di pronto soccorso e nel proprio atto di denuncia/querela, e, dunque, in base ad una ricostruzione, nuovamente, del tutto “soggettiva” dell’accaduto;
– che, d’altra parte, quanto alla pronuncia assolutoria intervenuta in sede penale su questo stesso fatto, a prescindere dalla circostanza – che non si evince dalla sentenza impugnata – se essa sia stata pronunciata “con formula piena” (pag. 9 del ricorso del (OMISSIS)), ovvero per effetto di “un ragionevole dubbio sulla sussistenza di una causa di giustificazione” (pag. 9 del controricorso dello (OMISSIS)), decisivo e’ il rilievo che “l’accertamento contenuto in una sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata perche’ il fatto non costituisce reato non ha efficacia di giudicato, ai sensi dell’articolo 652 c.p.p., nel giudizio civile di danno, nel quale, in tal caso, compete al giudice il potere di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate dall’esito del processo penale” (da ultimo, Cass. Sez. 3, sent. 11 marzo 2016, n. 4764, Rv. 639372-01);
– che, infine, anche il secondo motivo di ricorso e’ inammissibile, giacche’, pur tacendo della sua singolare formulazione (indirizzandosi avverso una statuizione resa dal primo giudice), e quindi a volerla intendere riferita alla sentenza della Corte veneziana, laddove ha posto a carico del (OMISSIS) le spese anche del primo grado di giudizio, la decisione risulta del tutto corretta;
– che tale esito s’impone alla stregua, innanzitutto, del principio secondo cui “il potere del giudice d’appello di procedere d’ufficio ad un nuovo regolamento delle spese processuali, quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, sussiste in caso di riforma in tutto o in parte della sentenza impugnata, in quanto il relativo onere deve essere attribuito.e ripartito in relazione all’esito complessivo della lite, laddove, in caso di conferma della decisione impugnata la decisione sulle spese puo’ essere dal giudice del gravame modificata soltanto se il relativo capo della decisione abbia costituito oggetto di specifico motivo d’impugnazione” (da ultimo, tra le tante, Cass. Sez. 3, sent. 29 ottobre 2019, n. 27606, Rv. 655640-01);
– che, inoltre, “in tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), e’ limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunita’ di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi” (da ultimo, Cass. Sez. 6-3, ord. 17 ottobre 2017, n. 24502, Rv. 646335-01; nello stesso senso anche Cass. Sez. 1, ord. 4 agosto 2017, n. 19613, Rv. 645187-01);
– che in ragione degli alterni esiti dei due gradi di merito del presente giudizio, oltre che del giudicato assolutorio intervenuto in sede penale, si reputano sussistenti gravi ed eccezionali ragioni per compensare le spese del presente giudizio di legittimita’, secondo la previsione di cui all’articolo 92 c.p.c., nel testo modificato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, articolo 45, comma 11, applicabile “ratione temporis”, visto che il giudizio di primo grado risulta introdotto con citazione notificata il 13 marzo 2010;
– che in ragione della declaratoria di inammissibilita’ del ricorso, va dato atto – ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso,.a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, compensando integralmente tra le parti le spese del presente giudizio.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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