Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 13 gennaio 2012 n. 931. L’eventuale revisitazione, in senso peggiorativo della sentenza, compiuta in sede di appello e basata sullo stesso materiale, ritenuto in primo grado non idoneo a fondare una condanna, deve poggiare su argomenti dirimenti e tali da evidenziare oggettive carenze o insufficienze della decisione assolutoria

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Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 13 gennaio 2012 n. 931

La S.C., con la sentenza in commento spiega che, in mancanza di elementi sopravvenuti, l’eventuale revisitazione, in senso peggiorativo della sentenza, compiuta in sede di appello e basata sullo stesso materiale, ritenuto in primo grado non idoneo  a fondare una condanna, deve poggiare su argomenti dirimenti e tali da evidenziare oggettive carenze o insufficienze della decisione assolutoria che deve quindi, rivelarsi, a fronte di quella riformatrice, non più sostenibile neppure nel senso di lasciare in piedi residui ragionevoli dubbi sull’affermazione di colpevolezza. Non basta insomma per una riforma caducatrice, una mera valutazione, caratterizzata da pari o addirittura minore plausibilità rispetto a quella operata dal primo giudice, occorrendo, invece, una forza persuasiva superiore, tale da far venire del tutto meno quella situazione di ragionevole dubbio in qualche modo intrinseca alla stessa esistenza del contrasto.

Sorrento 18 gennaio 2012.

Avv. Renato D’Isa


[1] Testo scaricabile dal portale giuridico del Sole24Ore – Guida al Diritto