Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 24 novembre 2016, n. 24060

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L’imprenditore familiare è soggetto passivo IRAP, in quanto la collaborazione dei partecipanti all’impresa familiare integra quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (etero-organizzazione dell’esercente l’attività).

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI civile

ordinanza 24 novembre 2016, n. 24060

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE T
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente
Dott. MOCCI Mauro – Consigliere
Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere
Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere
Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2022/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENKRALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1035/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI VENEZIA, emessa il 20/05/2014 e depositata il 17/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 26/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.

IN FATTO E IN DIRITTO

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso, affidato a tre motivi, contro la sentenza della CTR del Veneto indicata in epigrafe con la quale, in accoglimento dell’appello proposto da (OMISSIS), ha annullato il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso relativa ad IRAP per gli anni dal 1998 al 2007.

La parte intimata non si e’ costituita.

Il procedimento puo’ essere definito con motivazione semplificata.

11 secondo motivo di ricorso, che va esaminato con priorita’, va rigettato non ravvisandosi ragioni per ritenere la nullita’ della sentenza per assenza di motivazione, avendo per contro la CTR esposto le ragioni che a suo dire giustificavano l’esenzione dall’IRAP e, specificamente, il carattere marginale dell’apporto offerto dal collaboratore all’impresa familiare del titolare.

Il primo motivo di ricorso e’ fondato.

La giurisprudenza di questa Corte e’ ferma nel ritenere che tutti i soggetti che producono reddito di impresa, commerciale od agricola, sono tenuto al versamento dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, istituita con Decreto Legislativo n. 446 del 1997, laddove non espressamente esentati, e quindi anche le imprese familiari, di cui all’articolo 230 bis c.c. – cfr. Cass. n. 10777/2013; Cass. n. 12616/2016.

Si e’ cosi’ ritenuto che “…mentre il reddito derivante dall’impresa familiare e risultante alla dichiarazione dei redditi viene imputato, a determinate condizioni, proporzionalmente alla rispettiva quota di partecipazione dei partecipanti (ma l’imprenditore deve essere titolare come minimo del 51%), l’imprenditore familiare, non i familiari collaboratori, e’ anche soggetto passivo IRAP, in quanto detta imposta colpisce il valore della produzione netta dell’impresa e la collaborazione dei partecipanti all’impresa familiare integra quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (etero – organizzazione dell’esercente l’attivita’) – cfr. Cass. n. 10777/2013 cit..

A tali principi, alla cui stregua la produzione di un reddito d’impresa e la presenza di collaboratori familiari, rappresentano di per se’ elemento sufficiente al suo inquadramento nell’ambito delle attivita’ soggette ad IRAP non si e’ attenuto ai superiori principi, ritenendo di escludere la debenza del detto tributo valorizzando il carattere occasionale della partecipazione del collaboratore al l’impresa.

Anche il terzo motivo di ricorso e’ fondato, avendo la CTR omesso di esaminare l’eccezione di decadenza formulata dall’Ufficio con riguardo ad alcune delle annualita’ alle quali si riferiva la richiesta del contribuente anche in grado di appello.

Sulla base di tali considerazioni e in accoglimento del primo e del terzo motivo di ricorso, disatteso il secondo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR Veneto anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte, visti gli articoli 375 e 380 bis c.p.c..

Accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, disatteso il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR Veneto anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimita’