Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 21 novembre 2013 n. 26143. È legittimo il licenziamento di chi registra le conversazioni dei colleghi a loro insaputa

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Il testo integrale

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 21 novembre 2013 n.26143 [1]

Il comportamento è stato tale da integrare una evidente violazione del diritto alla riservatezza dei suoi colleghi, avendo registrato e diffuso le loro conversazioni intrattenute in ambito strettamente lavorativo alla presenza del primario ed anche nei loro momenti privati svoltisi negli spogliatoi o nei locali di comune frequentazione, utilizzandole strumentalmente per una denunzia di mobbing rivelatasi, tra l’altro, infondata.


[1] Testo scaricabile e consultabile dal portale giuridico del Sole24Ore – Guida al Diritto
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/sentenzeDelGiorno/2013/11/va-licenziato-il-dipendente-che-registra-di-nascosto-le-parole-dei-colleghi.html

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1 commento

  1. Scusate ma non è molto chiara questa sentenza, ci sono molte sentenza della Cassazione circa la liceità e l’incentivabilità delle registrazioni (specifico “tra presenti”, quindi non parliamo di intercettazioni) quale metodo di memorizzazione di fatti accaduti, o prova di fatti accaduti, fatta al di fuori del luogo di dimora, che nel caso del lavoro appartiene solo al datore di lavoro, o tirolare. Come viene fuori questa sentenza? Il ricorrente non era presente nell’effettuazione delle registrazioni o le leggi vengono interpretate a seconda della ” forza politica” delle parti in conflitto?