La Corte di Cassazione, con l'ordinanza Ordinanza|7 gennaio 2025| n. 236., ha chiarito che in un contratto preliminare, sia la caparra confirmatoria che la clausola penale possono coesistere, poiché entrambe mirano a incentivare l'adempimento. Tuttavia, differiscono nel loro ambito di applicazione: la caparra confirmatoria si applica quando il contratto non può più essere adempiuto a causa del recesso, mentre la clausola penale si applica quando la parte non inadempiente preferisce chiedere l'esecuzione del contratto o la sua risoluzione.
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Il principio di non dispersione della prova
L'ordinanza n. 238 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, affronta il tema della prova documentale nel processo civile. La Corte ribadisce il principio di non dispersione (o di acquisizione) della prova, valido sia per i documenti telematici che per quelli cartacei. Questo principio implica che i fatti rappresentati in un documento si considerano dimostrati nel processo e costituiscono fonte di conoscenza per il giudice, con un'efficacia che non si limita a un singolo grado di giudizio. In altre parole, la validità probatoria di un documento non dipende dalle successive decisioni difensive della parte che lo ha inizialmente prodotto. Nel caso specifico, relativo a una controversia sulla compravendita di beni mobili, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza impugnata. La corte territoriale aveva erroneamente basato la sua decisione sulla mancata produzione dei fascicoli dei precedenti gradi da parte del ricorrente, nonostante questi fossero stati regolarmente depositati telematicamente. La Suprema Corte, nel prendere questa decisione, ha richiamato i principi espressi in precedenti sentenze e ordinanze (Cassazione, sezione civile III, sentenza 23 marzo 2024, n. 7923; Cassazione, sezione civile III, ordinanza 17 aprile 2023, n. 10202; Cassazione, sezioni civili unite, sentenza 16 febbraio 2023, n. 4835).
Licenziamento giusta causa: singolo episodio può bastare
L'ordinanza n. 172 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, si occupa del licenziamento per giusta causa. La Corte ha stabilito che quando un licenziamento è motivato da giusta causa e al dipendente vengono contestati diversi comportamenti rilevanti dal punto di vista disciplinare, ciascuno di essi, considerato singolarmente, può costituire una base sufficiente per giustificare la sanzione del licenziamento.
In altre parole, non è il datore di lavoro a dover dimostrare di aver licenziato il dipendente solo per la somma delle condotte contestate. Al contrario, è il lavoratore che ha interesse a farlo a dover provare che i singoli episodi, considerati solo nel loro insieme e valutati nella loro gravità complessiva, non erano tali da impedire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.
Negoziazione assistita e la procedibilità distinta per tipologia
L'ordinanza n. 186 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, tratta della negoziazione assistita come condizione di procedibilità nel processo civile. La Corte ha ribadito che, ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 132 del 2014, il procedimento di negoziazione assistita è un requisito necessario sia per le azioni di risarcimento danni derivanti dalla circolazione stradale sia per le domande di condanna al pagamento di somme che non superano i cinquantamila euro. 1 Queste due tipologie di controversie sono considerate distinte e indipendenti l'una dall'altra. Di conseguenza, se l'eccezione di improcedibilità è stata sollevata tempestivamente in primo grado in relazione a una di esse, l'eccezione relativa all'altra, se proposta solo con i motivi d'appello, deve essere considerata tardiva.
Acquirente e la mancata collaborazione per la trascrizione dell’atto
L'ordinanza n. 245 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, si occupa dell'inadempimento nel contratto di compravendita immobiliare concluso con scrittura privata. La Corte ha stabilito che, in tale contesto, non può essere considerato un grave inadempimento dell'acquirente la mancata collaborazione all'attività giuridica necessaria per la trascrizione dell'atto.
La Corte ha motivato questa decisione osservando che tale condotta dell'acquirente non è idonea a causare un danno al venditore, il quale si è già spogliato della proprietà dell'immobile. Piuttosto, tale comportamento può eventualmente pregiudicare la posizione dello stesso acquirente. Questo perché la trascrizione è finalizzata a risolvere potenziali conflitti tra più acquirenti dello stesso bene dallo stesso venditore.
Appalto il committente ed il diritto a opera conforme
L'ordinanza n. 252 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, si occupa dei diritti del committente nel contratto d'appalto. La Corte ha stabilito che il committente ha il diritto di ottenere l'opera eseguita secondo le modalità costruttive previste nel contratto e nel capitolato, salvo modifiche al progetto concordate tra le parti (e fatta eccezione per la disciplina specifica delle variazioni necessarie).
Pertanto, il committente può legittimamente richiedere l'eliminazione delle modifiche o varianti introdotte dall'appaltatore, anche se tali modifiche non comportano una diminuzione del valore dell'opera o, al contrario, ne determinano un aumento.
Conversione negozio nullo: basta soddisfazione scopo parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza numero 19 del 2 gennaio 2025, ha chiarito un aspetto importante riguardante la conversione dei contratti nulli. In pratica, quando un contratto viene riconosciuto nullo, la legge prevede la possibilità di convertirlo in un contratto diverso, purché questo soddisfi gli stessi obiettivi delle parti.
La Corte ha precisato che, per attuare questa conversione, non è necessario che le parti abbiano espressamente dichiarato di accettare il nuovo contratto. Anzi, se fossero consapevoli della nullità del contratto originario, non ci sarebbe motivo di ricorrere alla conversione. L'importante è che il risultato pratico che le parti volevano ottenere con il primo contratto venga, almeno in parte, realizzato anche con il secondo.
In altre parole, la legge si concentra sull'intenzione delle parti di raggiungere un determinato scopo, e permette di farlo anche attraverso un contratto diverso da quello inizialmente previsto, se quest'ultimo risulta nullo.
Bilanci e la valutazione delle partecipazioni delle controllate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 1° gennaio 2025, numero 6, ha puntualizzato un aspetto cruciale riguardante la redazione dei bilanci societari, in particolare la valutazione delle partecipazioni in imprese controllate o collegate.
La normativa consente alle aziende una certa flessibilità, dando la possibilità di scegliere tra due metodi di valutazione: il costo di acquisto o il valore del patrimonio netto. Tuttavia, questa libertà non è illimitata. La legge impone un rigore nella motivazione delle scelte, soprattutto quando si riscontrano discrepanze tra il valore iscritto a bilancio e il patrimonio netto dell'impresa partecipata.
In sostanza, se un'azienda decide di iscrivere una partecipazione a un valore superiore rispetto a quello del patrimonio netto, è tenuta a spiegare dettagliatamente il perché nella nota integrativa al bilancio. Allo stesso modo, se si opta per la valutazione a patrimonio netto e il costo di acquisto risulta maggiore, le ragioni di tale differenza devono essere chiaramente esposte.
Questo approccio mira a garantire che i bilanci riflettano in modo veritiero e trasparente la situazione finanziaria delle imprese, fornendo informazioni affidabili a tutti gli interessati.
Unioni di fatto: doveri morali, tutele sociali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28 del 2 gennaio 2025, ha ribadito l'importanza delle unioni di fatto come fenomeno sociale tutelato dalla Costituzione. Nonostante non siano equiparabili al matrimonio, queste unioni comportano doveri morali e sociali tra i conviventi, che possono tradursi in assistenza e sostegno economico reciproco, sia durante la convivenza che dopo la sua cessazione.
La Corte ha precisato che tali obblighi, se rispettano determinati requisiti come proporzionalità, spontaneità e adeguatezza, possono essere considerati "obbligazioni naturali", cioè doveri morali e sociali che, se adempiuti, non danno diritto alla restituzione di quanto prestato. Questo riconoscimento si inserisce in un contesto sociale in evoluzione, che valorizza le diverse forme di famiglia e le relazioni affettive stabili.
Prededuzione e la prova utilità credito per creditori
Nell'ordinanza n. 55 del 2 gennaio 2025, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto importante relativo al concordato preventivo. In particolare, si è soffermata sull'onere della prova nel riconoscimento della prededuzione, ovvero il diritto di un creditore di essere pagato con precedenza rispetto ad altri.
La Corte ha stabilito che chi richiede la prededuzione deve fornire prove concrete a sostegno della propria richiesta, dimostrando che il credito è stato maturato nell'interesse dei creditori. In pratica, non basta affermare di avere diritto alla prededuzione, ma occorre documentare che l'attività o la fornitura che ha generato il credito sia stata utile per la massa dei creditori.
Questo principio è stato applicato a un caso specifico in cui un'azienda fallita aveva presentato una domanda di concordato preventivo. La Corte ha ritenuto che il creditore non avesse dimostrato che la fornitura da lui effettuata fosse coerente con la situazione finanziaria dell'azienda e che quindi rientrasse tra gli atti di ordinaria amministrazione necessari per la continuità aziendale.
In sintesi, la decisione della Corte sottolinea l'importanza della prova documentale nel riconoscimento della prededuzione, al fine di evitare abusi e garantire una corretta ripartizione dei beni tra i creditori.




