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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 23 giugno 2015, n. 12923. In tema di responsabilità civile extracontrattuale, il nesso causale tra la condotta illecita ed il danno è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., in base al quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla scorta del quale, all’interno della serie causale, occorre dare rilievo solo a quegli eventi che non appaiano – ad una valutazione “ex ante” – del tutto inverosimili. Ne consegue che, ai fini della riconducibilità dell’evento dannoso ad un determinato fatto o comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza temporale, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell’antecedente

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 23 giugno 2015, n. 12923 Svolgimento del processo Il (omissis) è deceduto G.V. , a seguito di un incidente stradale provocato dall’automobile di T.M. , che ha tamponato il ciclomotore condotto dall’infortunato. La moglie del G. , L.D. , che era ricoverata in Ospedale per un tumore terminale...

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 giugno 2015, n. 13116. La valutazione della genuina sussistenza del giustificato motivo oggettivo del licenziamento, determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva – disciplinato ex art. 3 l. n. 604/1966 – deve essere effettuata sulla base degli elementi di fatto esistenti al momento della comunicazione del recesso, la cui motivazione deve trovare fondamento in circostanze realmente esistenti in quel momento e non svoltesi ormai da molto tempo.

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 24 giugno 2015, n. 13116 Svolgimento del processo 1.— La sentenza attualmente impugnata, per quel che rileva in questa sede, respinge l’appello proposto da D.M. avverso la sentenza n. 15174/2007 del Tribunale di Roma, di rigetto del ricorso della lavoratrice, volto ad ottenere la dichiarazione di nullità del...

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 26 giugno 2015, n. 13225. La responsabilità da prodotto difettoso ha natura presunta, e non oggettiva, poiché prescinde dall’accertamento della colpevolezza del produttore, non anche dalla dimostrazione dell’esistenza di un difetto del prodotto; sicchè grava sul soggetto danneggiato la prova del collegamento causale non già tra “prodotto” e danno, bensì tra “difetto” e danno. In materia di responsabilità per danni da prodotto difettoso, solo a seguito del raggiungimento della prova (avente ad oggetto la relazione ‘difetto-danno’ quale prerequisito normativo costituente al contempo limite e fondamento della responsabilità del produttore), viene a gravare sul produttore la dimostratio della causa liberatoria insita nel fatto che il difetto riscontrato non esisteva quando egli ha posto il prodotto in circolazione, ovvero che all’epoca non era riconoscibile come tale a causa dello stato delle conoscenze scientifiche e tecniche in materia. In materia di responsabilità per danni da prodotto difettoso, il danno riportato non prova di per sé, né direttamente né indirettamente, il difetto, né la pericolosità del prodotto in condizioni normali di impiego, ma solo una più indefinita pericolosità del prodotto di per sé insufficiente per istituire la responsabilità del produttore, se non sia anche in concreto accertato che quella specifica condizione di insicurezza del prodotto si pone al di sotto del livello di garanzia di affidabilità richiesto dalla utenza o dalle leggi in materia.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 26 giugno 2015, n. 13225 Motivi della decisione 1.1 Con il primo motivo di ricorso si deduce – ex art.360,1 1^ co.n.5) cpc messa, insufficiente ocontraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio; per avere il giudice di merito individuato la causa dello scoppio nel...

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 11 giugno 2015, n. 24771. In ambito di associazione mafiosa si deve considerare imprenditore colluso colui che sia entrato in un rapporto sinallagmatico con la consorteria, mentre è imprenditore vittima quello che, non venendo a patti con l’organizzazione, cede all’imposizione in quanto soggiogato dall’intimidazione

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 11 giugno 2015, n. 24771 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 17/4/2014, la Corte di appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza dei Gup presso il Tribunale di Napoli, in data 11/6/2013, esclusa la circostanza aggravante di cui all’art. 7 L. 203/91, rideterminava la pena...

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 23 giugno 2015, n. 3185. In tema di autorizzazione paesaggistica

Consiglio di Stato sezione VI sentenza 23 giugno 2015, n. 3185 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE SESTA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 4075 del 2014, proposto da: Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo, in...

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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 24 giugno 2015, n. 3196. In tema di sanità marittima

Consiglio di Stato sezione III sentenza 24 giugno 2015, n. 3196 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 8201 del 2014, proposto da: Ma.Lo. in proprio e quale titolare della Ditta Lo., rappresentato e difeso...

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 11 giugno 2015, n. 24704. La detenzione per la somministrazione di medicinali guasti o imperfetti non integra il reato consumato previsto dall’art. 443 cod. pen., ma ben può concretare, in tesi, una ipotesi di tentativo punibile ex art. 56 cod. pen. quando costituisca atto idoneo diretto in modo non equivoco alla somministrazione e sia accompagnata dalla consapevolezza del guasto o della imperfezione del medicinale

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 11 giugno 2015, n. 24704 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. GIORDANO Umberto – Presidente Dott. DI TOMASSI Maria Stefani – Consigliere Dott. CAVALLO Aldo – rel. Consigliere Dott. ROCCHI Giacomo – Consigliere...

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 10 giugno 2015, n. 24630. L’omesso avviso dell’udienza al difensore di fiducia tempestivamente nominato dall’imputato o dal condannato integra una nullita’ assoluta ai sensi dell’articolo 178 c.p.p., comma 1, lettera c), e articolo 179, comma 1

Suprema Corte di Cassazione S.U.P. sentenza 10 giugno 2015, n. 24630 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SANTACROCE Giorgio – Presidente Dott. MARASCA Gennaro – Consigliere Dott. SQUASSONI Claudia – Consigliere Dott. CONTI Giovanni – Consigliere Dott. PAOLONI Giacomo –...