Trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite

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Corte di Cassazione, sezione sesta (prima) civile,
Ordinanza 26 febbraio 2020, n. 5268.

La massima estrapolata:

La ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite, deve essere effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei matrimoni, ponderando ulteriori elementi correlati alla finalità solidaristica dell’istituto, tra i quali la durata delle convivenze prematrimoniali, dovendosi riconoscere alla convivenza “more uxorio” non una semplice valenza “correttiva” dei risultati derivanti dall’applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensì un distinto ed autonomo rilievo giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale, tenendo tuttavia distinta la durata della convivenza prematrimoniale da quella del matrimonio – cui soltanto si riferisce il criterio legale -, e senza individuare nell’entità dell’assegno divorzile un limite legale alla quota di pensione attribuibile all’ex coniuge, data la mancanza di qualsiasi indicazione normativa in tal senso.

Ordinanza 26 febbraio 2020, n. 5268

Data udienza 22 gennaio 2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE PRIMA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente

Dott. FERRO Massimo – Consigliere

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 14184-2018 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);
– ricorrente –
(OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ” (OMISSIS);
– controricorrente e ricorrente incidentale –
avverso la sentenza n. 23/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE, depositata il 06/11/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 22/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA TRICOMI.

RITENUTO

CHE:
La Corte d’appello di Lecce, con la sentenza in epigrafe indicata, ha parzialmente accolto il gravame proposto da (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS) avverso la pronuncia del Tribunale di Lecce, ed ha rideterminato la quota della pensione di reversibilita’ spettante a quest’ultima, in qualita’ di coniuge divorziata di (OMISSIS), nella minor misura del 35%, attribuendo alla coniuge superstite (OMISSIS) la restante quota del 65%, confermando la prima decisione nel resto.
(OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a due motivi; (OMISSIS) ha replicato con controricorso e ricorso incidentale con un mezzo.
E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’articolo 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

CONSIDERATO

CHE:
1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli articoli 115, 116 e 134 c.p.c. e dell’articolo 2697 c.c., nonche’ l’erronea valutazione delle prove prodotte in giudizio.
La ricorrente, coniuge divorziata, sostiene che la Corte salentina avrebbe valorizzato una ipotetica convivenza prematrimoniale del (OMISSIS) con la (OMISSIS), senza che cio’ fosse stato dimostrato documentalmente.
Il motivo e’ inammissibile.
Premesso che nel caso di specie non ricorre l’ipotesi ventilata dalla (OMISSIS) mediante il richiamo alla decisione Cass.n. 22318/2016, perche’ relativa ad un convivente more uxorio non coniugato, va osservato che la Corte territoriale si e’ attenuta ai principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimita’ riconoscendo alla convivenza prematrimoniale un autonomo rilievo nella determinazione delle quote di rispettiva pertinenza tra le parti.
Invero la Corte di legittimita’ ha affermato che “La ripartizione del trattamento di reversibilita’ tra coniuge divorziato e coniuge superstite, entrambi aventi i requisiti per la relativa pensione, va effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei matrimoni, ponderando ulteriori elementi correlati alla finalita’ solidaristica dell’istituto, tra i quali la durata delle convivenze prematrimoniali, dovendosi riconoscere alla convivenza “more uxorio” non una semplice valenza “correttiva” dei risultati derivanti dall’applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensi’ un distinto ed autonomo rilievo giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilita’ ed effettivita’ della comunione di vita prematrimoniale.” (Cass. n. 26358 del 07/12/2011), oltre che ponderando ulteriori elementi, quali l’entita’ dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge, le condizioni economiche dei due aventi diritto e la durata delle rispettive convivenze prematrimoniali (Cass. n. 16093 del 21/09/2012), senza mai confondere, pero’, la durata della convivenza con quella del matrimonio, cui si riferisce il criterio legale, ne’ individuare nell’entita’ dell’assegno divorzile un limite legale alla quota di pensione attribuibile all’ex coniuge, data la mancanza di qualsiasi indicazione normativa in tal senso (Cass. n. 10391 del 21/06/2012).
Cio’ posto si deve osservare che la contestazione circa la mancanza di prova documentale in merito alla durata della convivenza prematrimoniale della (OMISSIS) e’ inammissibile perche’ appare del tutto nuova, alla stregua del motivo e della sentenza impugnata, ne’ la ricorrente ne illustra con la dovuta specificita’ la tempestiva introduzione nel giudizio, a fronte della statuizione che tale durata ha accertato in fatto.
2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, articolo 9, comma 3, e della L. n. 263 del 2005, articolo 5.
La censura, proposta come violazione di legge, appare intesa a pervenire ad un riesame del merito, in quanto si sostanzia nella critica alla rilevanza attribuita nel raffronto tra le posizioni delle due contendenti, all’importo dell’assegno divorzile spettante alla coniuge divorziata, alla irrilevanza della sua inidoneita’ a svolgere attivita’ lavorative per l’eta’ raggiunta – poiche’ avrebbe ben potuto inserirsi nel mondo del lavoro all’epoca del divorzio-, all’irrilevanza del compendio ereditario immobiliare di cui aveva beneficiato la (OMISSIS) a seguito del decesso del coniuge, elementi di fatto su cui la Corte di appello ha sufficientemente motivato e di cui la ricorrente sollecita una revisione.
Risulta pertanto inammissibile, perche’ una diversa valutazione del merito non e’ consentita in sede di legittimita’ se non nei limiti previsti per la prospettazione del vizio motivazionale ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che, nella formulazione introdotta dal Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54, convertito in L. n. 134 del 2012, applicabile “ratione temporis”, presuppone che il giudice di merito abbia esaminato la questione oggetto di doglianza, ma abbia totalmente pretermesso uno specifico fatto storico, e si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile”, mentre resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass. Sez. U. n. 8053 del 07/04/2014; Cass. n. 20721 del 13/08/2018).
3. Con l’unico motivo del ricorso incidentale, (OMISSIS) denuncia l’errata interpretazione della L. n. 898 del 1970, articolo 9, comma 3, e lamenta che la Corte territoriale, omettendo di considerare la sua doglianza o implicitamente rigettandola, non avesse ritenuto che la fruizione di un assegno divorzile costante nel tempo non abilitava l’ex coniuge a richiedere una quota di pensione superiore a tale importo e invoca, a sostegno, l’applicazione dei principi espressi nella sentenza della Cass. n. 11504/2017. La ricorrente chiede anche di sollevare in merito questione di legittimita’ costituzionale.
Il motivo e’ infondato alla luce dei principi gia’ richiamati (Cass. n. 10391 del 21/06/2012), ne’ rileva la pronuncia di legittimita’ resa sul distinto e diverso tema dell’assegno divorzile.
Va inoltre rimarcata la assoluta genericita’ della sollecitata questione di legittimita’ costituzionale, di cui non viene illustrata ne’ la rilevanza, ne’ la possibile fondatezza alla stregua dei parametri costituzionali, che va pertanto disattesa.
4. In conclusione, il ricorso principale va dichiarato inammissibile ed il ricorso incidentale va rigettato.
Le spese si compensano in ragione della reciproca soccombenza.
Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente principale e della ricorrente incidentale, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo l, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per i rispettivi ricorsi, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).
Va disposto che siano omesse le generalita’ delle parti e dei soggetti menzionati nell’ordinanza, a norma del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52.

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso principale e rigetta il ricorso incidentale;
– Compensa le spese di lite tra le parti;
– Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalita’ delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52;
– Da’ atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo l, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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