Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

16

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|25 gennaio 2022| n. 2147.

Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada.

Il regime giuridico delle tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada, dettato dalla legge 6 giugno 1974 n. 298, prevede il requisito della forma scritta “ad substantiam” ex art. 13, comma 5, del d.m. 18 novembre 1982, anche in relazione agli accordi di riduzione delle tariffe di legge stabilite dal comma 1 del medesimo articolo, i quali sono consentiti nel caso in cui “il mittente faccia eseguire al vettore nel periodo di tre mesi consecutivi diversi trasporti per le tonnellate chilometro complessive indicate nella tabella E”, mentre la conformità agli accordi economici collettivi serve solo ad esonerare il contratto, stipulato sempre per iscritto in quanto riduttivo della tariffa, dal limite dell’esecuzione trimestrale consecutiva dei trasporti e delle tonnellate chilometro complessive indicate nella menzionata tabella.

Ordinanza|25 gennaio 2022| n. 2147. Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

Data udienza 10 novembre 2021

Integrale

Tag/parola chiave: Contratto di trasporto – Corrispettivo – Ingiunzione di pagamento – Presupposti – Decreto ministeriale del 18 novembre 1982 – Elementi probatori – Prova scritta – Valutazione del giudice di merito – Criteri

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 27809/2017 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS) presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS) Societa’ Cooperativa, elettivamente domiciliata in (OMISSIS) presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), e (OMISSIS);
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 485/2016 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositata il 20/10/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 10/11/2021 dal consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI.

RILEVATO

che:
Il Tribunale di Perugia il 27 gennaio 2005, a seguito di ricorso proposto da (OMISSIS) quale titolare della ditta (OMISSIS), emise decreto ingiuntivo del pagamento di Euro 119.251,08 oltre accessori, per servizi di trasporto dal febbraio 1999 all’agosto 2000, nei confronti della societa’ cooperativa (OMISSIS), la quale si oppose: da cio’ derivo’ la causa n. 1643/2005 R.G. del suddetto Tribunale.
Il 28 gennaio 2000 c.c., sempre su ricorso del (OMISSIS) nella medesima qualita’, il medesimo Tribunale emise un altro decreto ingiuntivo nei confronti della stessa cooperativa per il pagamento di Euro 167.963,28, oltre accessori, per servizi di trasporto dal dicembre 1997 al giugno 2001; la cooperativa si oppose, per cui fu instaurata la causa n. 1644/2005 R.G.
Il Tribunale, riunite le cause, con sentenza del 18 novembre 2013 accolse le opposizioni, revocando i decreti ingiuntivi.
(OMISSIS), quale gia’ titolare della ditta (OMISSIS), propose appello, cui controparte resistette e che la Corte d’appello di Perugia rigetto’ con sentenza del 20 ottobre 2016.
(OMISSIS) ha presentato ricorso, articolato in quattro motivi, da cui PAC si e’ difesa con controricorso; entrambe le parti hanno depositato memoria.

Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

CONSIDERATO

che:
1. Il primo motivo denuncia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto discusso e decisivo.
Il giudice d’appello dichiara che “l’Accordo Economico Collettivo del 5.12.1985 si presenta, per forma e contenuto, come un tipico Accordo-quadro stipulato fra le Associazioni rappresentative delle due Parti e cioe’ i committenti/mittenti (da un lato) e i vettori (dall’altro)”.
Questa affermazione sarebbe apodittica, non tenendo in conto le eccezioni dell’attuale ricorrente in ordine all’omessa prova di validita’ dell’Accordo Economico Collettivo – d’ora in poi, AEC – ai sensi del Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articolo 13 e sulla sua applicabilita’ nel caso in esame: prova che avrebbe dovuto essere stata fornita da controparte, che lo aveva invocato, e non dall’attuale ricorrente, come erroneamente aveva invece affermato il Tribunale. Comunque, sia in primo sia in secondo grado il (OMISSIS) aveva eccepito difetto di prova che tale AEC “rispettasse le condizioni richieste dalla legge” come segue:
A) il Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articolo 13, u.c., stabilisce: “Contratti particolari e condizioni diverse da quelle previste nel presente articolo… possono essere stipulati solo in applicazione di accordi economici collettivi conclusi fra le associazioni piu’ rappresentative dei vettori, presenti nel comitato centrale dell’albo, e dell’utenza”. Oppone il ricorrente che l’AEC di cui si tratta fu sottoscritto soltanto “da una parte della categoria della distribuzione commerciale organizzata”, cioe’ la distribuzione cooperativa ((OMISSIS) e (OMISSIS)), e questo avrebbe confermato il teste (OMISSIS): pertanto non sarebbe stato firmato “dalle piu’ importanti Associazioni dell’utenza privata”, ne’ dalla maggiore associazione dei trasportatori, Federazione Autotrasportatori Italiani (FAI), onde non sarebbe stato applicabile a tutti, e quindi non all’attuale ricorrente. Il Tribunale invece ritenne che l’AEC avesse la “maggiore rappresentativita’”, e su cio’ l’attuale ricorrente aveva imperniato il primo motivo d’appello, sia quanto alla legittimita’ (dovendo la maggiore rappresentativita’ sussistere in concreto), sia quanto alla relativa prova (controparte non avrebbe provato la maggiore rappresentativita’ in concreto). Ma la corte territoriale ha poi affermato che l’AEC del 5 dicembre 1985 venne stipulato tra associazioni rappresentative di committenti/mittenti e di vettori, nulla pero’ esaminando in ordine alla maggiore rappresentativita’ in concreto;
B) si invoca l’articolo 13 della Circolare 14 maggio 1985 del Ministero dei Trasporti (che tra l’altro rimarca la necessita’ di stipulazione per iscritto dei contratti collettivi particolari Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, ex articolo 13, penultimo comma) per negare i requisiti di AEC;
C) si invoca pure la Circolare del 2 febbraio 1994 del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, pure non rispettata – secondo il ricorrente – dal giudice d’appello, il quale, nonostante abbia ritenuto l’AEC del 5 dicembre 1985 valido e applicabile “per forma e contenuto”, non avrebbe esaminato le censure del gravame benche’ menzionate nella sentenza; vengono qui trascritti ampi stralci degli atti difensivi dell’attuale ricorrente in ordine all’invalidita’ dell’AEC.
2. Il secondo motivo denuncia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli articoli 1325, 1326, 1350, 2729 c.c., articoli 112, 115 c.p.c., della L. 298 del 1974, nonche’ del Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articoli 13 e 15 e articolo 13 della Circolare del Ministero dei Trasporti del 14 maggio 1985.
Si trascrive “il capo della sentenza impugnata” per rilevare che il giudice d’appello si distacca dal giudice di prime cure che aveva negato la necessita’ di forma scritta ad substantiam del contratto di trasporto divulgativo del regime legale, affermandone invece la necessita’. Riconosciuta pero’ l’inesistenza di scrittura privata tra le parti, la corte qualifica prova scritta delle loro volonta’ di applicare le tariffe derogative in forza dell’AEC del 5 dicembre 1985 i DDT richiamanti quest’ultimo e le fatture con importi inferiori alle tariffe legali senza definirli acconti. Cosi’ sussiste, secondo il giudice d’appello, “un accordo fra le Parti comunque documentato per iscritto mediante la reciproca emissione di distinti documenti” (il committente emette i DDT, il vettore le fatture).

 

Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

 

Se e’ vero che la forma scritta di contratto puo’ consistere anche in piu’ dichiarazioni distinte, e’ pero’ altrettanto vero che la volonta’ deve essere direttamente esplicitata, e non e’ sostituibile da una dichiarazione confessoria di controparte. Proprio per gli accordi derogativi delle tariffe a forcella di cui alla L. n. 298 del 1974 e’ necessario che sussista accordo tra le parti che espressamente preveda l’applicabilita’ al rapporto in questione.
Il ricorrente adduce pertanto la necessita’ di esaminare se i documenti citati dal giudice d’appello siano “utili a dare prova” di un contratto, scritto ad substantiam, derogante le tariffe minime di legge. E’ allora necessario, come riconosciuto dalla stessa corte territoriale, che l’accordo particolare individui le tariffe riferendosi alla forbice della tabella A allegata all’AEC del 5 dicembre 1985, anche qui sussistendo (come ancora riconosce la corte) “una sorta di forcella”. Percio’ e’ necessaria “una successiva pattuizione fra le parti” in quanto l’AEC contiene soltanto un minimo e un massimo tariffari.
Rileva allora il ricorrente che nei documenti di trasporto si richiama l’AEC del 5 dicembre 1985 senza pero’ alcuna indicazione delle tariffe; le fatture, poi, che secondo il giudice d’appello costituiscono accettazione del contratto ai sensi dell’articolo 1326 c.c., neppure citano l’AEC, e prevedono tariffe inferiori anche al suo allegato A.
La Corte d’appello violerebbe, inoltre, il Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articolo 15, u.c.: “Se il trasporto e’ eseguito in virtu’ di un contratto particolare, tale contratto deve essere citato nella fattura”. E a questo deve aggiungersi che la fattura non puo’ provare il contratto scritto, come insegna la giurisprudenza di questa Suprema Corte, per cui la Corte d’appello avrebbe errato nell’attribuire alle fatture dell’attuale ricorrente, in base ai DDT della committente, valore di atto scritto ad substantiam perche’ confessorie della volonta’ del vettore di applicare l’AEC richiamato in DDT.
Ancora, il giudice d’appello ritiene che, le fatture non indicando l’importo come “in acconto”, nulla sia piu’ dovuto al vettore. In tal modo si avvarrebbe di presunzione inutilizzabile per un contratto scritto ad substantiam ai sensi degli articoli 2729 e 2725 c.c.
La corte territoriale poi trae presunzione dell’esistenza di contratto particolare scritto da un rapporto intercorso tra le parti per quattro anni senza interruzione; peraltro perfino controparte (nella replica del primo grado) riconobbe che la fattura non dimostra le “condizioni convenute”. In realta’ il giudice d’appello si sarebbe fondato su un atto “mai eccepito” dalle parti: la fattura come prova del contratto scritto ad substantiam. In tal modo sarebbe stato violato pure l’articolo 112 c.p.c.
Il giudice d’appello avrebbe violato altresi’ l’articolo 115 c.p.c., perche’ l’esistenza del contratto scritto contrasterebbe con le deposizioni testimoniali del primo grado, secondo le quali si sarebbero verificati solo accordi verbali.
3. Il terzo motivo denuncia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione dell’articolo 115 c.p.c., sullo stesso “capo” di sentenza del motivo precedente.

 

Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

 

La Corte d’appello riconoscerebbe alle fatture valore confessorio sull’esistenza di un accordo per l’applicazione di “tariffa derogatoria tratta dall’AEC del 5.12.85, concretamente determinata in base agli importi indicati nelle singole fatture”; ritiene pertanto accertato che gli importi delle fatture corrispondano alle forcelle dell’allegato A dell’AEC. Di cio’ invece mancherebbe la prova, che l’attuale ricorrente aveva chiesto fin dal primo grado (nelle memorie illustrative successive alla prima udienza) e poi in appello, come onere di controparte. Queste censure non sarebbero state considerate dalla corte territoriale.
Al contrario, sussisteva prova documentale di tariffe assai inferiori anche alle tariffe stabilite con l’AEC del 5 dicembre 1985.
4. Il quarto motivo denuncia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, per cui il raddoppio del contributo unificato e’ dovuto soltanto nel caso di inammissibilita’, improcedibilita’ e rigetto integrale.
Nel caso in esame in appello non vi sarebbe stato rigetto integrale, in quanto la corte territoriale riconosce dal secondo motivo di gravame che l’accordo avrebbe dovuto essere di forma scritta ad substantiam in forza del Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articolo 13, u.c., e riconosce altresi’ che lo scambio di DDT di formazione unilaterale con richiamo all’AEC non e’ sufficiente a dimostrare un valido accordo.
5. Il primo motivo e’ fondato.
5.1 Va premesso che il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’articolo 360 c.p.c., comma 1, deve essere composto di specifici motivi riconducibili in modo immediato ed inequivocabile ad una delle cinque species di censura stabilite da tale norma, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi; pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, non e’ indispensabile l’esplicita menzione della ravvisabilita’ della fattispecie di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4 riguardo all’articolo 112 c.p.c., purche’ il motivo veicoli un univoco riferimento alla nullita’ della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorche’ sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge (Cass. n. 17931/2013).
5.2 Nel caso di specie, benche’ la rubrica rechi la menzione del vizio motivazionale, la sostanza della censura e’ nei termini dell’omessa pronuncia sul motivo di appello, per cui il motivo puo’ essere qualificato nei termini della violazione dell’articolo 112 c.p.c.
Ed invero la corte territoriale ha del tutto pretermesso lo scrutinio della censura del gravame.
Con riferimento all’accordo economico del 5 dicembre 1985 la pronuncia, pur dopo aver menzionato la sottoscrizione da parte delle associazioni rappresentative delle parti interessate, verte sulla funzione e sul contenuto dell’accordo medesimo, del quale si evidenziano le previsioni a carattere generale destinate a regolamentare il contratto di autotrasporto in deroga a regime legale delle tariffe “a forcella”. Il profilo procedimentale dell’accordo, cui attiene l’impugnazione, e’ del tutto pretermesso dal giudice di appello, per cui sussiste la fattispecie dell’omessa pronuncia su motivo di appello.
6.1 Pure il secondo motivo merita accoglimento.
Il giudice di appello, infatti, diversamente dal Tribunale, ha affermato che il contratto derogatorio delle tariffe di legge, ed applicativo dell’accordo economico collettivo del 5 dicembre 1985, prevede la forma scritta ad substantiam. Benche’ nello sviluppo della motivazione si faccia riferimento alla sufficienza in atti della “documentazione, costituente prova scritta”, con un’allusione dunque alla forma ad probationem, l’interrogativo ermeneutico della forma contrattuale viene risolto dal giudice di merito prendendo come riferimento Cass. n. 18646/2012 ed in particolare la questione se in detta sentenza sia stata riconosciuta l’esistenza della prescrizione della forma ad substantiam oppure la sufficienza del contratto meramente verbale, optando per il primo corno dell’alternativa e affermando quindi in modo chiaro che il “requisito della forma scritta” e’ previsto anche per i contratti stipulati in conformita’ degli accordi economici collettivi.
Al cospetto di tale interpretazione “assertiva” della necessita’ della forma scritta, come continua il giudice di appello, l’allusione successiva alla “documentazione, costituente prova scritta” rivela piuttosto l’errore di diritto, di cui si dira’ infra.
6.2 Questa ratio decidendi va tenuta ferma in quanto non oggetto di specifica impugnazione incidentale. La controricorrente sul punto si e’ limitata a chiedere la correzione della motivazione ai sensi dell’articolo 384 c.p.c. (si veda a pagina 11 del controricorso). Costituisce pure accertamento non piu’ reversibile l’assenza di una scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti. E’ appena il caso di aggiungere che corretta e’ l’interpretazione fornita dal giudice di merito del diritto vivente (Cass. n. 10894/1996 e n. 18646/2012), dovendosi ritenere alla luce della giurisprudenza, cui il Collegio intende dare continuita’, che il requisito della forma scritta ad substantiam nel Decreto Ministeriale 18 novembre 1982, articolo 13 (desumibile dalla necessita’ che il contratto sia stipulato per iscritto e sia inviato all’ufficio provinciale della motorizzazione civile) condiziona la riduzione delle tariffe previste dal comma 1 nel caso che il mittente faccia “eseguire al vettore nel periodo di tre mesi consecutivi diversi trasporti per le tonnellate-chilometro complessive indicate nella tabella E”, mentre la conformita’ agli accordi economici collettivi serve solo ad esonerare il contratto, stipulato sempre per iscritto in quanto riduttivo della tariffa, dal limite dell’esecuzione dei trasporti per tre mesi consecutivi e per le tonnellate-chilometro complessive indicate nella tabella.
Quanto al requisito della forma scritta derivante non da una fonte legislativa (come previsto dall’articolo 1350 c.c., n. 13), ma da una fonte amministrativa, va considerato che la L. n. 298 del 1974, articolo 53 vigente all’epoca dell’adozione del decreto ministeriale e dei fatti di causa, prevedeva il potere del Ministro dei Trasporti e della Navigazione di approvare le tariffe di trasporto e “le rispettive condizioni particolari di applicazione”, da intendere quest’ultime come comprensive di particolari forme contrattuali.
6.3 Alla luce della ratio decidendi seguita dal giudice di merito non corretto e’ dunque il rilievo del medesimo giudice nel senso che, pur nell’accertata inesistenza di una scrittura privata, il requisito della forma scritta sia soddisfatto dall’efficacia confessoria della fattura emessa dal vettore, in quanto emessa sulla base della bolla di accompagnamento delle merce, facente menzione dell’AEC 5 dicembre 1985 e della documentazione risultante dalla reciproca emissione di bolle e fatture, nonche’ sulla base della presunzione ricavabile dalla protrazione del rapporto contrattuale per quasi quattro anni, senza contestazioni da parte del vettore (peraltro la presunzione sarebbe vietata ai sensi dell’articolo 2729 c.c., comma 2, anche nel caso di forma ad probationem).
E’ agevole osservare come il rispetto del requisito della forma scritta possa risultare solo da una scrittura privata recante le sottoscrizioni delle parti dell’accordo, le quali possono anche essere in documenti diversi inscindibilmente collegati, in modo da evidenziare inequivocabilmente l’incontro dei consensi: cfr. Cass. n. 5919/2016, n. 2256/2007, n. 6629/1997 -, ma non possono comunque mancare. Ne consegue l’inidoneita’ della fattura a rappresentare la forma scritta dell’accordo (Cass. n. 5263/2015, n. 12316/2015, n. 1614/2009) e la non surrogabilita’ in giudizio del requisito di forma con altri mezzi di prova, quali le presunzioni o dichiarazioni confessorie. Qualora il fatto costitutivo del diritto azionato sia rappresentato da un atto per il quale la legge impone la forma scritta ad substantiam, dal momento che in tale ipotesi – a differenza del caso in cui una determinata forma sia richiesta ad probationem – l’osservanza dell’onere formale non e’ prescritta esclusivamente ai fini della dimostrazione del fatto, ma per l’esistenza stessa del diritto fatto valere, quest’ultimo puo’ essere provato soltanto in via documentale, non risultando sufficienti ne’ la prova testimoniale o per presunzioni, ne’ la stessa confessione della controparte (fra le tante si sono espresse in tal senso Cass. n. 25999/2018 e n. 4431/2017).
Per i contratti per i quali e’ prevista la forma scritta ad substantiam, la prova della loro esistenza nonche’ dei derivanti diritti e delle correlate obbligazioni richiede pertanto la produzione in giudizio della relativa scrittura, non sostituibile da altri mezzi probatori e neppure dal comportamento processuale delle parti che abbiano concordemente riconosciuto l’esistenza del diritto costituito con l’atto non esibito (da ultimo Cass. n. 1452/2019).
7. In conclusione vanno accolti il primo e il secondo motivo, assorbiti gli altri, con cassazione per quanto di ragione della sentenza impugnata e rinvio, anche per le spese, alla stessa corte territoriale in diversa sezione e in diversa composizione. Peraltro del quarto motivo sarebbe stata palese l’inammissibilita’ (cfr. Cass., sez Un. n. 4315 del 2020).

 

Tariffe a forcella per i trasporti di merce su strada

 

P.Q.M.

accoglie il primo ed il secondo motivo del ricorso, assorbiti gli altri, cassa l’impugnata sentenza per quanto di ragione e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Perugia.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

Per aprire la pagina facebook @avvrenatodisa
Cliccare qui