Tag: ingiuria

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 22 febbraio 2016, n. 6880. L’ausiliario del traffico, nell’atto dell’accertamento e contestazione delle violazioni attinenti al divieto di sosta nella aree oggetto di concessione – e cioè nell’ambito dell’esercizio dei compiti che gli sono espressamente attribuiti ai sensi dell’art. 17 comma 132 I. n. 127/1997 come interpretato dall’art. 68 I. n. 488/1999 – riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza  22 febbraio 2016, n. 6880 Ritenuto in fatto 1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Milano ha confermato la condanna di G.J.G.M. per i […]

Corte di Cassazione,s ezione V, sentenza 8 gennaio 2016, n. 451. In tema di ingiuria, la nozione di onore è relativa alle qualità che concorrono a determinare il valore di un determinato individuo, mentre quella di decoro si riferisce al rispetto o al riguardo di cui ciascuno, in quanto essere umano, è comunque degno. Ai fini dei l’apprezzamento della valenza lesiva di determinate espressioni, le stesse debbano essere contestualizzate, ossia rapportate al contesto spazio­temporale nel quale siano state pronunciate, tenuto altresì conto dello standard di sensibilità sociale dei tempo

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 gennaio 2016, n. 451 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 23/07/2013 il giudice di pace di Firenze ha condannato, previo riconoscimento delle circostanze […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 dicembre 2015, n. 50743. Quanto all’esimente della reciprocità di cui al primo comma dell’art. 599 cod. pen.i che non è necessario un rapporto di immediatezza delle accuse, pur essendo richiesto che tra le stesse intercorra un evidente nesso di dipendenza nel senso che li secondo offensore offende solo perché il primo ha precedentemente offeso; quanto alla esimente della provocazione, che il dato temporale deve essere interpretato con elasticità, non essendo necessaria una reazione istantanea, fermo restando che l’immediatezza della reazione rispetto al fatto ingiusto altrui rende più evidente la sussistenza dei presupposti di taie circostanza attenuante, mentre il passaggio di un lasso di tempo considerevole può assumere rilevanza ai fine di escludere il rapporto causale e di riferire la reazione ad un sentimento differente, quale l’odio o il rancore a lungo provato

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 28 dicembre 2015, n. 50743 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 10/10/2014, il Tribunale di Campobasso ha confermato la decisione di primo grado, che […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 17 novembre 2015, n. 45668. Ai sensi dell’art. 393/bis cod. pen., la “arbitrarietà” del comportamento, che non si esaurisce nella sua illegittimità, occorrendo altresì la consapevolezza dell’agente di realizzare e tenere un comportamento che esorbiti dai limiti delle proprie attribuzioni: l’atto arbitrario sussiste allorquando l’agente, con esso, abbia inteso espressamente perseguire scopi assolutamente estranei alle finalità dei poteri riconosciutigli, strumentalizzando il proprio potere. Anche la scorrettezza, la sconvenienza, l’inurbanità, la inutile offensività delle modalità di svolgimento di una attività astrattamente legittima possa giustificare la reazione del privato, occorre comunque il consapevole travalicamento da parte del pubblico ufficiale dei limiti e delle modalità entro cui le pubbliche funzioni devono essere esercitate; e che occorre comunque proporzione nella reazione

Suprema Corte di Cassazione sezione V  sentenza  17 novembre 2015, n. 45668  Ritenuto in fatto 1. II Giudice di pace di Grumello del Monte, con sentenza confermata dal Tribunale di Bergamo, ha […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 ottobre 2015, n. 43488. Interpretazione chiara della circostanza aggravante della discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa, di cui all’art. 3 del d.l. n. 122/1993; l’imputazione della stessa prescinde da un’indagine autonoma sull’elemento soggettivo, dovendosi procedere dall’analisi delle modalità lesive della condotta che si vale del disprezzo per l’altro da sé

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 28 ottobre 2015, n. 43488 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, ordinanza 20 ottobre 2015, n. 42220. Rimessione alle S.U. sul seguente punto: “se l’espressione normativa violenza alla persona, di cui all’articolo 408 c.p.p., comma 3 bis, introdotto con il Decreto Legge 14 agosto 2013, n. 93, articolo 2, comma 1, lettera G, convertito, con modificazioni, con la Legge 15 ottobre 2013, n. 119, e articolo 393 c.p., e articolo 649 c.p., comma 3, comprenda le sole condotte di violenza fisica o includa anche quelle di minaccia, e se di conseguenza il reato di cui all’articolo 612 bis c.p., sia incluso fra quelli per i quali il citato articolo 408, comma 3 bis, prevede la necessaria notifica alla persona offesa dell’avviso della richiesta di archiviazione”.

Suprema Corte di Cassazione sezione V ordinanza 20 ottobre 2015, n. 42220 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 20 agosto 2015, n. 35013. Il potere gerarchico o, comunque, di sovraordinazione consente di richiamare, ma non di ingiuriare il lavoratore dipendente o di esorbitare dal limiti della correttezza e dei rispetto della dignità umana con espressioni che contengano un’intrinseca valenza mortificatrice della persona e si dirigano più che all’azione censurata, alla figura morale dei dipendente, traducendosi in un attacco personale sui piano individuale, che travalichi ogni ammissibile facoltà di critica

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 20 agosto 2015, n. 35013 Ritenuto in fatto Con sentenza deliberata il 22/07/2009, il Giudice di pace di Catania aveva dichiarato I.C. colpevole del reato […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 5 agosto 2015, n. 34178. Il bene giuridico tutelato dalla norma ex art. 595 c.p., è l’onore nel suo riflesso in termini di valutazione sociale (alias reputazione) di ciascun cittadino e l’evento è costituito dalla comunicazione e dalla correlata percezione o percepibilità, da parte di almeno due consociati, di un segno (parola, disegno) lesivo, che sia diretto, non in astratto, ma concretamente ad incidere sulla reputazione di uno specifico cittadino, le espressioni oggetto di contestazione sono obiettivamente pregiudizievoli della reputazione della persona offesa, concretizzando un pregiudizio anche la divulgazione di qualità negative, idonee ad intaccarne l’opinione tra il pubblico dei consociati. L’elemento psicologico della diffamazione consiste non solo nella consapevolezza di pronunziare o di scrivere una frase lesiva dell’altrui reputazione, ma anche nella volontà che la frase denigratoria venga a conoscenza di più persone. Pertanto, è necessario che l’autore della diffamazione comunichi con almeno due persone, ovvero con una sola persona, ma con tali modalità che detta notizia sicuramente venga a conoscenza di altri ed egli si rappresenti e voglia tale evento, o, comunque, che la notizia sia destinata, nelle stesse intenzioni del soggetto attivo, ad essere riferita ad almeno un’altra persona che ne abbia successivamente conoscenza. Quando l’offesa sia arrecata a mezzo di uno scritto e sia indirizzata anche all’interessato si configura nella ricezione dello scritto alla p.o. il reato di ingiuria

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 5 agosto 2015, n. 34178 Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Cagliari, con sentenza in data 24.1.2014, confermava la sentenza del locale Giudice di […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 6 luglio 2015, n. 28688. Sussiste l’esimente di cui all’art. 598, c.p., – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – allorché le espressioni offensive siano contenute in una diffida scritta da un avvocato con cui si preannuncino iniziative di segnalazione disciplinare nei confronti di un collega in seno ad una controversia in corso, esimente applicabile anche nel caso in cui nello scritto sia contenuta un’accusa di patrocinio infedele non formulata in modo da attribuire al collega fatti sicuramente falsi, ma rappresentata come mera ipotesi astrattamente formulabile, mantenendo, per tale ragione, il carattere di fatto offensivo (scriminato, ex art. 598, co. 1, c.p.), senza trasformarsi in fatto calunnioso, non scriminabile

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 6 luglio 2015, n. 28688 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 4 giugno 2015, n. 24011. La confessione da parte del richiedente del fatto oggetto dell’imputazione non integra un requisito della sospensione del procedimento con messa alla prova

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 4 giugno 2015, n. 24011 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 7 maggio 2015, n. 19070. In tema di tutela dell’onore, ancorche’ in generale, al fine di accertare se sia stato leso il bene protetto dall’articolo 594 c.p., sia necessario fare riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alla personalita’ dell’offeso e dell’offensore ed al contesto nel quale la frase ingiuriosa sia stata pronunciata, esistono, tuttavia, limiti invalicabili, posti dall’articolo 2 Cost., a tutela della dignita’ umana, di guisa che alcune modalita’ espressive sono oggettivamente (e dunque per l’intrinseca carica di disprezzo e dileggio che esse manifestano e/o per la riconoscibile volonta’ di umiliare il destinatario) da considerarsi offensive e, quindi, inaccettabili in qualsiasi contesto pronunciate, tranne che siano riconoscibilmente utilizzate foci causa.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 7 maggio 2015, n. 19070 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, ordinanza 15 maggio 2015, n. 20346. Nel procedimento penale davanti al giudice di pace, la particolare tenuità del fatto, quale causa di improcedibilità ex articolo 34 del decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274, richiede, in caso di avvenuto esercizio dell’azione penale, la mancata opposizione dell’imputato e della persona offesa (si veda il comma 3° del citato articolo 34). Con riferimento alla eventuale opposizione della persona offesa, sussistendo contrasto di giurisprudenza, va rimessa alle sezioni Unite la questione della valenza della mancata comparazione all’udienza davanti al giudice di pace

Suprema Corte di Cassazione sezione V ordinanza 15 maggio 2015, n. 20346 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 23 aprile 2015, n. 17100. In tema di tutela dell’onore, ancorche’ in generale, al fine di accertare se sia stato leso il bene protetto dall’articolo 594 cod. pen., ènecessario fare riferimento ad un criterio di media convenzionale, in rapporto alla personalita’ dell’offeso e dell’offensore ed al contesto nel quale la frase ingiuriosa sia stata pronunciata, esistono, tuttavia, limiti invalicabili, posti dall’articolo 2 Cost., a tutela della dignita’ umana, di guisa che alcune modalita’ espressive sono oggettivamente (e dunque per l’intrinseca carica di disprezzo e dileggio che esse manifestano e/o per la riconoscibile volonta’ di umiliare il destinatario) da considerarsi offensive e, quindi, inaccettabili in qualsiasi contesto pronunciate

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 23 aprile 2015, n. 17100 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 23 aprile 2015, n. 17101. Nel giudizio di cassazione l’imputato non può chiedere la sospensione del procedimento con la messa alla prova di cui all’art. 168-bis cod. pen., nè può altrimenti sollecitare l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al giudice di merito, per l’incompatibilità del nuovo istituto con il sistema delle impugnazioni e per la mancanza di una specifica disciplina transitoria

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 23 aprile 2015, n. 17101 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 gennaio 2015, n. 1945. Una sentenza di condanna non può fondarsi, unicamente o in misura determinante, su deposizioni rese da una persona che l’imputato non ha potuto interrogare o fare interrogare né nella fase istruttoria né durante il dibattimento perché resasi irreperibile, a prescindere dalla volontà o meno di sottrarsi all’esame

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 16 gennaio 2015, n. 1945 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 gennaio 2015, n. 460. Il reato di ingiuria non si consuma solo attraverso lo scritto o la parola, ma può compiersi anche attraverso “comportamenti”, cioè con atti materiali (ingiuria reale), che manifestino un sentimento di disprezzo verso la persona offesa e siano, quindi, tali da offendere il suo onore o il suo decoro. Nel caso di specie, la condotta contestata all’imputato di avere “innaffiato” la parte offesa con la “gomma dell’acqua”, non integra in sé il delitto dì cui all’art. 594 c.p., non presentandosi tale gesto oggettivamente idoneo a ledere l’onore e il prestigio della persona offesa. Invero, nel caso in cui la manifestazione di disprezzo non si traduca in “espressioni” offensive, immediatamente lesive dell’onore e del decoro della p.o., ma si realizzi attraverso un “gesto”, un atto materiale, occorre che esso palesi in sé la carica ingiuriosa, o comunque, in considerazione di particolari circostanze, dei rapporti tra le parti, dei contesto insomma in cui si è inserito, lasci chiaramente intendere il disprezzo dell’autore nei confronti della vittima nel compiere quel gesto.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 gennaio 2015, n. 460 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza dei 11.4.2013 il Giudice di Pace di Verona assolveva ai sensi dell’art. 530/2 c.p. […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 15 dicembre 2014, n. 52082. Quanto alla natura ingiuriosa della parola “scemo”, le frasi volgari e offensive sono idonee a integrare gli estremi del reato (di oltraggio) anche se siano divenute di uso corrente in particolari ambienti perché l’abitudine al linguaggio volgare e genericamente offensivo proprio di determinati ceti sociali non toglie alle dette frasi la loro obiettiva capacità di ledere il prestigio del pubblico ufficiale, con danno della pubblica amministrazione da esso rappresentata.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 15 dicembre 2014, n. 52082 Ritenuto in fatto 1. P.D., imputato dei reati di cui agli articoli 612 e 594 del codice penale, commessi nei […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 novembre 2014, n. 46488. In tema di tutela penale dell’onore, occorre fare anche riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell’offeso e dell’offensore, unitamente al contesto nel quale detta espressione sia stata pronunciata. Nel caso in esame, il giudice di appello ha ricondotto – senza alcuna convincente giustificazione – l’espressione dell’imputato (sta esaurita ) – diretta all’antagonista, durante la leggera polemica in corso – ad una critica sprezzante nei confronti del suo stato di equilibrio psichico e , addirittura, all’attribuzione di una patologia mentale. E’ di tutta evidenza che , alla luce del linguaggio comune , l’attribuzione all’interlocutore di uno stato patologico di questo tipo è espressa comunemente con termini critici più diretti e mirati sulle capacità mentali. L’aggettivo esaurito , sinonimo di vuoto, di finito , nello specifico episodio di cronaca quotidiana vissuto dai protagonisti , non riveste carattere offensivo, in quanto è diretto verso una persona che ha mostrato di essere vuota, nel senso di aver esaurito la propria capacità di sopportazione, la propria tolleranza per l’irregolare comportamento del vicino

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 11 novembre 2014, n. 46488 Fatto e diritto Con sentenza 22.3.2013, il tribunale di Brindisi ha confermato la sentenza 10.12.2011 del giudice di pace di […]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 16 ottobre 2014, n. 43314. Reati contro l’onore: pur essendo indubbia la terminologia volgare e ineducata delle specifiche parole ricomprese nella frase contestata, l’inequivoco riferimento non già al destinatario, bensì a chi profferisce, esclude l’assenza di offesa alla dignità altrui e, dunque, la stessa sussistenza del reato contestato

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 16 ottobre 2014, n. 43314 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 3 ottobre 2014, n. 41190. Non integra il reato di ingiuria, né quello di minaccia, augurare ad altri la morte. Stessa cosa dicasi per l’assicurazione che in caso di incidente stradale si ometterà ogni soccorso

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 3 ottobre 2014, n. 41190 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 ottobre 2014, n. 42825. Per l’esimente della provocazione, il concetto di immediatezza, espresso dall’art. 599, secondo comma cod. pen., con la locuzione avverbiale “subito dopo”, pur nella elasticità con cui deve essere interpretato in relazione a ciascuna fattispecie, non può comunque trascurare il nesso eziologico tra fatto ingiusto e stato d’ira.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 13 ottobre 2014, n. 42825 Ritenuto in fatto 1. II Tribunale di Messina, con sentenza del 31/5/2012, in parziale riforma di quella emessa dal locale […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 settembre 2014, n. 37506. Costituisce ingiuria rivolgere alla propria ex moglie termini che si rivelano chiaramente offensivi secondo l’apprezzamento della generalità dei consociati, ossia in base al comune sentire della maggior parte delle persone. (Nel caso di specie, l’imputato in più occasioni aveva apostrofato la ex moglie paragonandola alla “nave scuola” che insegna ai non iniziati il manuale “pratico” dell’amore).

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 11 settembre 2014, n. 37506 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 15 luglio 2014, n. 31121. Il reato previsto dall’art. 572 c.p. non esige affatto il carattere monogamico del vincolo sentimentale posto a fondamento della relazione, e neppure una continuità di convivenza, intesa quale coabitazione

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 15 luglio 2014, n. 31121   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 luglio 2014, n. 29942. Fa ormai parte delle regole comunemente accettate nella civile convivenza permettere ai clienti di ristoranti e alberghi di portar via dal tavolo il cibo avanzato per darlo ai propri cani ed è anche ammesso il diritto di riempire la propria borraccia con l’acqua che è rimasta nella bottiglia

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 luglio 2014, n. 29942   REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di cassazione, sezione I, sentenza 30 luglio 2014, n. 33781. Ad integrare la fattispecie di reato di ingiuria ad inferiore è sufficiente la cosciente volontà di pronunciare espressioni di univoco significato offensivo, perché dispregiative, mortificanti ed avvilenti, senza che assumano rilievo eventuali moventi e finalità individuali di volta in volta perseguite.

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 30 luglio 2014, n. 33781 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza resa l’8 maggio 2013 la Corte militare di Appello riformava la sentenza del Tribunale […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 luglio 2014, n. 30790. Nel reato di ingiuria, al fine di apprezzare l’esiguita’ dell’espressione serve sempre contestualizzarla, cioe’ rapportarla nell’ambito spazio-temporale in cui e’ stata pronunciata, potendo questa perdere gran parte della valenza offensiva se inserita in una particolare situazione

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 11 luglio 2014, n. 30790 Ritenuto in fatto 1. Il difensore di D.N.A. propone ricorso per cassazione contro la sentenza emessa in data 22 gennaio […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 19 giugno 2014, n. 26589. I comportamenti del condomino consistenti nell’abbandono di escrementi davanti alle porte di ingresso delle abitazioni, nel danneggiamento di autovetture, nel versamento di acido muriatico dei locali comuni, nell’immissione di suoni ad alto volume, nella pronuncia di epiteti gravemente ingiuriosi e nell’inserimento di scritti di contenuto delirante nelle cassette postali, che hanno determinato gli eventi previsti dall’art. 612 bis c.p. (i.e. stato di ansia e di timore per l’incolumità della famiglia e mutamento delle abitudini di vita) configurano la fattispecie incriminatrice e giustificano l’emissione di un provvedimento di natura cautelare o di sicurezza

Suprema Corte di Cassazione Sezione V sentenza  19 giugno 2014, n. 26589 Ritenuto in fatto Con il provvedimento impugnato veniva confermata l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari  presso il Tribunale di […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 18 giugno 2014, n. 26396. Il Giudice di Pace di Cosenza pronunziava l’assoluzione di un addetto la controllo biglietti di Trenitalia dal reato ascrittogli ai sensi dell’art. 594 commi I e IV CP., perché, in presenza di più persone e cioè dei passeggeri del treno diretto verso Sibari, proferendo all’indirizzo della parte offesa la frase – ti faccio la multa di € 50,00, proprio lei che è recidiva, che tre giorni fa non ha pagato – offendeva l’onore ed il decoro della stessa. Annullata la sentenza impugnata con rinvio al Giudice di Pace di Cosenza per nuovo esame.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 18 giugno 2014, n. 26396  Fatto e Diritto Con sentenza in data 3.10.12 il Giudice di Pace di Cosenza pronunziava l’assoluzione di V.N. dal reato […]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 5 giugno 2014, n. 23584. Condannato alla pena di euro 400,00 di multa per il delitto di ingiurie in danno della parte offesa per aver utilizzato le seguenti espressioni ingiuriose “si cavi dai coglioni” rivolte dall’imputato, a bordo del suo scooter, alla persona offesa che si trovava a bordo della propria auto parcheggiata in sosta vietata. Per la Cassazione la riduzione del novero dei lemmi utilizzati nel linguaggio corrente, scelti peraltro di norma nella cerchia delle espressioni di più aspra volgarità, sintomo evidente di un incrudelimento vieppiù scoraggiante per i puristi della lingua, rappresenta ormai un inevitabile ed inarrestabile dato culturale, in ambienti in cui troneggia a mo’ di moderno totem lo strumento televisivo, purtroppo mezzo di diffusione dilagante di pratiche linguistiche sconvenienti, l’unico limite che non va superato, anche in materia di ingiuria, è ravvisabile nell’esigenza di evitare l’utilizzo di espressioni e argomenti che trascendano in attacchi diretti a colpire l’onore o il decoro altrui

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza  5 giugno 2014, n. 23584 Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Arezzo, con sentenza dell’8 ottobre 2012, ha confermato la sentenza del Giudice di […]