errata diagnosi

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La responsabilità penale di ogni componente di una equipe medica per un evento lesivo occorso ad un paziente sottoposto ad intervento chirurgico non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito all’equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, anche in una prospettiva di verifica dell’operato degli altri nei limiti delle proprie competenze e possibilità. Corte di Cassazione. sezione IV, sentenza 5 maggio 2016, n. 18780.

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 5 maggio 2016, n. 18780 Presidente D’Isa Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 3 marzo 2015 la Corte d’Appello di Milano [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 gennaio 2016, n. 885. In presenza di interventi sanitari c.d. “routinari”, quale quello di specie, sia onere del professionista provare l’assenza di colpa in relazione alla condotta tenuta – i.e. che la prova che l’insuccesso dell’intervento (nella specie, di tipo diagnostico-terapeutico) sia dipeso da fattori indipendenti dal proprio comortamento – dimostrando di aver osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria, la diligenza normalmente richiesta ad uno specialista, ed esigibile in capo ad un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 20 gennaio 2016, n. 885 I fatti Nel gennaio del 2003 D.C. convenne dinanzi al Tribunale di Venezia il Dott. D.B.E. , specialista [...]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 16 novembre 2015, n. 45527. Il medico che si era attenuto alla diagnosi già formulata nella struttura ospedaliera, poi rivelatasi erronea e con il conseguente decesso del paziente, viene assolto in primo grado e condannato in appello. La Cassazione annulla, in quanto, ai sensi del decreto Balduzzi, il giudice di appello doveva ben motivare, rispetto a quanto stabilito da quello di prime cure, perché la colpa non poteva definirsi come lieve, e come tale penalmente irrilevante: valutazione ora rimessa al giudice di rinvio

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 16 novembre 2015, n. 45527 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 novembre 2015, n. 24220 . In tema di responsabilità medica, il sanitario che formuli una diagnosi di normalità morfologica del feto anche sulla base di esami strumentali che non ne hanno consentito, senza sua colpa, la visualizzazione nella sua interezza, ha l’obbligo di informare la paziente della possibilità di ricorrere ad un centro di più elevato livello di specializzazione, in vista dell’esercizio del diritto della gestante di interrompere la gravidanza, ricorrendone i presupposti. In caso di omessa informazione, il medico è responsabile per la lesione del diritto all’autodeterminazione della paziente, a prescindere dalla prova che quest’ultima avrebbe rifiutato di sottoporsi agli esami diagnostici se adeguatamente informata

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 27 novembre 2015, n. 24220 Svolgimento del processo 1.- I coniugi S.L. e C.M. citavano in giudizio dinanzi al Tribunale di Mantova il [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 18 settembre 2015, n.18305. L’accertamento in un minore in età infantile che lo stato di invalidità permanente alla persona (nella specie sordità causata da non tempestiva diagnosi di meningite, stimata come determinativa di invalidità nella misura del 30% derivante da cofosi bilaterale), cagionato da responsabilità medica, sia rimediabile e sia stato in concreto rimediato tramite l’applicazione di una protesi (nella specie un impianto cocleare), non è ragione sufficiente – per vizio di violazione dell’art. 1223 c.c. sotto il profilo della mancata sussunzione dello stato invalidante come evidenziatore di un danno conseguenza patrimoniale futuro da c.d. perdita – a giustificare l’esclusione dell’esistenza, in ragione della invalidità, e sulla base di una valutazione prognostica, di un danno patrimoniale da lesione della capacità lavorativa del minore, atteso che il dover svolgersi la vita del minore con la percezione della costante applicazione della protesi necessaria per sopperire al deficit derivante dalla invalidità è circostanza che di per sé – ed a maggior ragione quando come nella specie si accompagni ad elementi desunti come sintomatici nello stesso senso dalle modalità di vita del minore nel momento in cui si compie l’accertamento – contraddice e si oppone a quella esclusione

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 18 settembre 2015, n.18305 Ritenuto in fatto Con sentenza del 28 settembre 2011 la Corte d'Appello di Roma, provvedendo, per quanto in questa [...]