Azione di disconoscimento di paternità

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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 7 giugno 2017, n. 14243

La scoperta dell'adulterio, commesso all'epoca del concepimento, va intesa come acquisizione certa della conoscenza, e non come mero sospetto, di un fatto - non riducibile, percio', a mera infatuazione, o [...]

Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 28 marzo 2017, n. 7965

La disciplina contenuta nell'articolo 235 c.c. è applicabile anche alla filiazione derivante da fecondazione artificiale, tenuto conto che il quadro normativo, a seguito della L. 19 febbraio 2004, n. 40, [...]

Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 15 febbraio 2017, n. 4020

Il padre “legale” non può opporsi all’accertamento della paternità naturale né può chiedere che il minore mantenga il suo cognome Suprema Corte di Cassazione sezione I civile sentenza 15 febbraio [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 2 febbraio 2016, n. 1964. Il termine annuale di decadenza per la proposizione della azione di disconoscimento della paternità decorre dalla conoscenza, da parte del marito, della relazione adulterina idonea al concepimento (Nella specie, contratto il matrimonio il 4 novembre, il figlio era nato il successivo 8 marzo, mentre l’azione di disconoscimento era stata proposta unicamente dopo 10 anni di matrimonio. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha rigettato il ricorso del padre – la cui domanda era stata rigettata in sede di merito – osservando che i giudici del merito avevano ritenuto che lo stesso fosse a conoscenza della relazione adulterina della moglie, già due anni dopo il matrimonio e evidenziando, come già i giudici di merito, la non riferibilità, alla fattispecie, della regola contenuta nella sentenza n. 266 del 2006 della Corte costituzionale, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’articolo 235, comma 1°, n. 3, del Cc. nella parte in cui, ai fini della azione di disconoscimento della paternità subordina l’esame delle prove tecniche da cui risulta che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, alla previa dimostrazione dell’adulterio della moglie, atteso che la Corte costituzionale ha preso in considerazione il caso – totalmente diverso da quello in esame – in cui un soggetto apprende della incompatibilità genetica con il figlio senza essere preventivamente a conoscenza del rapporto adulterino)

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 2 febbraio 2016, n. 1964 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi [...]