appello rito lavoro

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 17 settembre 2015, n. 18226. La disciplina dell’inattivita’ delle parti dettata dal codice di procedura civile, con riguardo sia al giudizio di primo grado che a quello di appello, si applica anche alle controversie individuali di lavoro, non ostandovi la specialita’ del rito, ne’ i principi cui esso si ispira. Ne consegue che, ai sensi dell’articolo 348 c.p.c., comma 1, anche in tali controversie, la mancata comparizione dell’appellante all’udienza di cui all’articolo 437 cod. proc. civ. non consente la decisione della causa nel merito, ma impone la fissazione di nuova udienza, da comunicare nei modi previsti, nella quale il ripetersi di tale difetto di comparizione comporta la dichiarazione di improcedibilita’ dell’appello

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 17 settembre 2015, n. 18226 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 settembre 2015, n. 18473. Nelle controversie soggette al rito del lavoro (come quelle in materia agraria), il termine di dieci giorni assegnato all’appellante per la notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza di discussione (art. 435, comma 2, cod. proc. civ.) non è perentorio e, pertanto, la sua inosservanza non comporta decadenza, sempre che resti garantito (come nel caso all’esame) all’appellato lo spatium deliberandi non inferiore a venticinque giorni prima dell’udienza di discussione della causa (art. 435, comma 3, cod. proc. civ.), perché egli possa apprestare le proprie difese

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 21 settembre 2015, n. 18473 Svolgimento del processo La C.A.N. s.p.a. ricorre per cassazione, svolgendo otto motivi, avverso la sentenza n. 2921 del [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 5 febbraio 2015, n. 2143. L’art. 434, comma 1, c.p.c., nel testo introdotto dall’art. 54, comma 1, lett. c) bis del d.l. n. 83/2012, convertito nella legge n. 134/2012, in coerenza con il paradigma generale contestualmente introdotto nell’art. 342 c.p.c., non richiede che le deduzioni dell’appellante assumano una determinata forma o ricalchino la decisione appellata con diverso contenuto, ma impongono all’appellante di circoscrivere l’ambito del gravame, individuando i capi della sentenza da riformare argomentando il proprio dissenso

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO SENTENZA 5 febbraio 2015, n. 2143     RITENUTO IN FATTO   Con ricorso al Giudice del lavoro di Novara, B.E. chiedeva dichiararsi nei [...]