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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 13 novembre 2015, n. 45468. Il delitto di concussione di cui all’art. 317 c.p., modificato dalla L. n.190 del 2012, è caratterizzato, dal punto di vista oggettivo, da un abuso costrittivo del pubblico agente che si attua mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno “contra ius” da cui deriva una grave limitazione della libertà di determinazione del destinatario che, senza alcun vantaggio indebito per sé, viene posto di fronte all’alternativa di subire un danno o di evitarlo con la dazione o la promessa di una utilità indebita. Tale fattispecie criminosa si distingue dal delitto di induzione indebita, previsto dall’art. 319 quater c.p. ed introdotto dalla medesima Legge, la cui condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno, di pressione morale con più tenue valore condizionante della libertà di autodeterminazione del destinatario il quale, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivata dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico. Il delitto di concussione si perfeziona alternativamente con la promessa o con la dazione indebita per effetto dell’attività di costrizione o di induzione del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, sicché, se tali atti si susseguono, il momento consumativo si cristallizza nell’ultimo, venendo così a perdere di autonomia l’atto anteriore della promessa e concretizzandosi l’attività illecita con l’effettiva dazione, secondo un fenomeno assimilabile al reato progressivo; così, qualora dopo la promessa la vittima esegua anche l’effettiva dazione dell’utilità, è in questo momento e nel luogo in cui essa avviene che si intende consumato il reato anche ai fini dell’individuazione della competenza per territorio

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI SENTENZA 13 novembre 2015, n. 45468 Ritenuto in fatto Con sentenza del 17.7.2014 la Corte di appello di Catania – a seguito di gravame interposto dal Procuratore della Repubblica e dagli imputati B.M. e M.F. avverso la sentenza emessa il 3.5.2011 dal Tribunale di Catania – in riforma di...

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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 30 settembre 2015 n. 19559. E’ invalido il mutuo concesso al cliente, il quale, con tale erogazione, acquista prodotti finanziari a fini previdenziali di dubbia redditività, emessi dalla stessa banca

SUPREMA CORTE  DI CASSAZIONE SEZIONE VI ordinanza 30 settembre 2015 n. 19559 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente – Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere – Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere – Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere – Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere – ha pronunciato la seguente: ordinanza...