Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 17 aprile 2014, n. 8971 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. STILE Paolo – Presidente Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere Dott. BUFFA Francesco –...
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 24 aprile 2014, n. 17794. Sono legittimamente confiscabili, a norma dell'art. 12 sexies d.l. n. 306 del 1992, i beni e le altre utilità di cui il condannato per determinati reati non possa giustificare la provenienza, senza che rilevi se tali beni siano o meno derivanti dal reato per cui è stata pronunciata condanna, avendo il legislatore posto una presunzione di illecita accumulazione patrimoniale, superabile peraltro attraverso una giustificazione circa la legittimità della loro provenienza da parte dei soggetti che hanno la titolarità o la disponibilità dei beni; ed ai fini dell'assolvimento di tale onere, da un lato non è sufficiente che sia fornita la prova di un rituale acquisto, essendo necessario che i mezzi impiegati per il relativo negozio derivino da legittime disponibilità finanziarie; dall'altro non si richiede che gli elementi allegati siano idonei ad essere valutati secondo le regole civilistiche sui rapporti reali, possessori o obbligazionari, ma solo che essi, valutati secondo il principio della libertà della prova e del libero convincimento dei giudice, dimostrino una situazione diversa da quella presunta, il che certamente non implica sufficienza di prospettazioni meramente plausibili, ma neppure coincide con un concetto di rigorosa prova
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 24 aprile 2014, n. 17794 Ritenuto in fatto 1. Con decreto del 3/8/2013 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rimini disponeva nei confronti di G.P. il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ai sensi dell’art. 12 sexies l. 356/1992 della somma di denaro di €...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 24 aprile 2014, n. 17795. Il rigetto di un'istanza di sostituzione della misura cautelare con altra meno afflittiva implica per il giudice l'obbligo di motivare accertando in concreto e quindi in termini puntuali e precisi, se ricorrano specifiche situazioni che, in relazione alla gravità del fatto nonché alla natura ed al grado delle esigenze cautelari, rendano imprescindibile ed inevitabile la necessità di adottare e mantenere la misura cautelare più grave, dando conto, con criteri logici e di plausibile persuasività, delle ragioni giustificative di un provvedimento che, in nome di esigenze cautelari non altrimenti realizzabili sacrifica la libertà personale dell'indagato nella misura massima possibile
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 24 aprile 2014, n. 17795 Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 4/7/2013 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno rigettava la richiesta di sostituzione della misura della custodia in carcere, applicata nei confronti di A.M. per i reati di rapina ai danni di...
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 27 marzo 2014, n. 7273. L'ordinanza di inammissibilità in appello ai sensi degli articoli 348-bis e 348-ter del Cpc non può essere pronunciata per questioni di forma o pregiudiziali di rito ma solo per la manifesta infondatezza nel merito
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 27 marzo 2014, n. 7273 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE 2 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. PETITTI Stefano – Presidente Dott. MANNA Felice – Consigliere Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 18 aprile 2014, n. 9050. Gli "altri atti di frode" di cui all'art. 173, 1 comma, l.f., non possono essere più individuati nei soli atti in frode ai creditori di cui agli artt. 64 e ss. l.f., ma, per avere rilievo ai fini della revoca, devono essere "accertati" dal commissario giudiziale ed avere una valenza potenzialmente decettiva, per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, giustificandosi la valutazione del Giudice a riguardo in funzione di garanzia della regolarità della procedura, nella verifica della messa a disposizione dei creditori di tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 18 aprile 2014, n. 9050 Svolgimento del processo Con decreto del 28/4-4/5/2011, a seguito della segnalazione del commissario giudiziale ai sensi dell’art. 173 l.f., il Tribunale di Milano revocava il decreto di apertura del concordato preventivo della Tanino Crisci in liquidazione e con sentenza in pari data ne...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 aprile 2014, n. 9310. Una volta eletta la strada di introdurre una opposizione nel merito della pretesa contributiva, si è aperto un giudizio a cognizione integrale su diritti ed obblighi inerenti al rapporto contributivo al cui esito occorreva accertare – come la Corte territoriale ha fatto – se il debito vantato dalla Cassa sussisteva o meno, rispetto al quale l'eventuale alterazione della sequenza procedimentale prevista dalla legge – quale la mancata notificazione della cartella di pagamento – non era di per sé rilevante per determinare l'estinzione della pretesa contributiva, così come invece richiesto dall'Avvocato ricorrente
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 24 aprile 2014, n. 9310 Svolgimento del processo 1.— L’avv. C.G. opponeva innanzi al Tribunale di Napoli l’avviso di mora a lui notificato il 19 maggio 2000 su istanza del concessionario per la riscossione dei tributi della Provincia di Napoli, con il quale atto gli veniva intimato il...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 7 aprile 2014, n. 15463. E' da considerare nulla la revoca del provvedimento di ammissione dei testimoni qualora non vi sia una motivazione in merito alla loro superfluità
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III PENALE Sentenza 7 aprile 2014, n. 15463 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. TERESI Alfredo – Presidente – Dott. GRILLO Renato – Consigliere – Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere – Dott. PEZZELLA Vincenzo –...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 aprile 2014, n. 9292. In tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto, ed in particolare le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l'esercizio di attività industriali (nella specie, una società per la gestione e la fornitura di servizi agli enti locali in materia di fornitura di acqua, gas ed elettricità) sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità, non potendo trovare applicazione l'esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura essenzialmente privata, finalizzate all'erogazione di servizi al pubblico in regime di concorrenza, nelle quali l'amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la mera partecipazione – pur maggioritaria, ma non totalitaria – da parte dell'ente pubblico
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 24 aprile 2014, n. 9292 Svolgimento del processo La società AEM Service s.r.l. propose opposizione avverso la cartella esattoriale con la quale l’Inps, per il tramite della società di cartolarizzazione SCCI s.p.a. e la società di riscossione ESATRI s.p.a., le aveva intimato il pagamento di somme a titolo...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 10 aprile 2014, n. 8407. La figlia che ha perso la madre in un incidente stradale non può chiedere il danno patrimoniale per la perdita dell'aiuto domestico se non dimostra in giudizio un particolare stato di bisogno o comunque se non fornisce la prova dell'ausilio che la vittima prestava o avrebbe prestato in futuro
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 10 aprile 2014, n. 8407 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BERRUTI Giuseppe Maria – Presidente Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere Dott. ROSSETTI Marco...
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 28 aprile 2014, n. 17801. In tema di colpa medica, il 'rifiuto di cure mediche' consiste nel consapevole e volontario comportamento del paziente, il quale manifesti in forma espressa, senza possibilità di fraintendimenti, la deliberata ed informata scelta di sottrarsi al trattamento medico. Consapevolezza che può ritenersi sussistente solo ove le sue condizioni di salute gli siano state rappresentate per quel che effettivamente sono, quanto meno sotto il profilo della loro gravità.
Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 28 aprile 2014, n. 17801 Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Firenze ha parzialmente riformato la pronuncia di condanna emessa a seguito di rito abbreviato dal G.i.p. del Tribunale di Firenze nei confronti di C.A., che era stato tratto...