L'Ordinanza n. 26675 del 3 ottobre 2025 della Corte di Cassazione, Sezione Civile, interviene su un punto nodale del risarcimento del danno alla persona: il confine tra la liquidazione standard (basata sulle tabelle) e la "personalizzazione" (l'aumento della somma per circostanze specifiche).
La distinzione tra danno ordinario e straordinario
La Suprema Corte chiarisce che il risarcimento calcolato sulla base dei punti di invalidità permanente comprende già, per sua natura, lo sconvolgimento delle abitudini di vita quotidiana che ogni persona subisce a seguito di una lesione. In altri termini, la limitazione nelle attività comuni è considerata una conseguenza ordinaria e presunta per chiunque riporti quel determinato grado di invalidità.
L'onere della prova a carico della vittima
Per ottenere una maggiorazione rispetto ai valori tabellari, non è quindi sufficiente descrivere come la lesione abbia cambiato la propria vita. Secondo gli Ermellini, il danneggiato deve:
Allegare e provare circostanze eccezionali: Dimostrare che i postumi hanno inciso sulla sua esistenza in modo differente e maggiore rispetto a quanto accadrebbe a qualsiasi altro soggetto della stessa età e sesso con la medesima invalidità.
Superare la standardizzazione: Provare l'esistenza di conseguenze dinamico-relazionali del tutto peculiari, che rendano il caso concreto non comparabile alla media dei casi simili.
In assenza di tale prova rigorosa, il giudice non può aumentare la misura del risarcimento, poiché la personalizzazione non è un automatismo ma un'eccezione volta a tutelare situazioni di sofferenza o privazione realmente straordinarie







