La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1877 del 27 gennaio 2025, precisa che la riunione di cause identiche non le fonde realmente in un unico procedimento. Ogni causa mantiene la sua autonomia riguardo ai fatti da provare e alle questioni da decidere. Per evitare abusi del processo e tutelare il diritto di difesa della parte che ha maturato preclusioni, rispettando il principio del "ne bis in idem", il giudice deve esaminare e decidere solo la causa iniziata per prima. La decisione si basa sui fatti allegati nei termini e sulle prove raccolte in quella prima causa. Un'eccezione si verifica solo se la prima causa non può portare a una decisione nel merito, eliminando così l'ostacolo all'esame della causa iniziata successivamente. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello. I giudici di merito avevano erroneamente esteso a una causa identica, iniziata dopo, le preclusioni maturate nella prima opposizione a decreto ingiuntivo, che era rimasta senza una vera decisione perché il decreto ingiuntivo era stato dichiarato inefficace in un altro procedimento (articolo 188 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile).
Categoria: Cassazione civile 2025
Servitù coattiva: azione contro tutti proprietari
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1900 del 27 gennaio 2025, precisa che l'azione legale per ottenere la costituzione di una servitù coattiva di passaggio a favore di un terreno senza accesso diretto alla via pubblica (fondo intercluso) deve essere intentata contro tutti i proprietari dei terreni che si trovano tra il fondo intercluso e la strada pubblica, considerando tutti i possibili percorsi praticabili. Questo perché tale azione crea un processo con più parti necessariamente coinvolte (litisconsorzio necessario) a causa della stretta connessione tra i vari rapporti bilaterali, tutti mirati a garantire l'esercizio del diritto di passaggio. Lo stesso principio si applica ai casi previsti dagli articoli 1051, comma 3, e 1052 del codice civile. Se il giudice ordina di integrare il contraddittorio chiamando in causa tutti i proprietari necessari e ciò non avviene, il processo deve essere dichiarato estinto secondo le norme del processo civile, senza che questo comporti il rigetto della domanda.
Revocatoria atto anteriore: serve dolo specifico
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1898 del 27 gennaio 2025, precisa che nell'azione revocatoria riguardante un atto di disposizione compiuto prima della nascita del credito, per provare l'elemento soggettivo della "dolosa preordinazione" richiesto dall'articolo 2901, comma 1, numero 1, del codice civile, non basta che il debitore fosse consapevole del danno che l'atto avrebbe causato ai creditori (dolo generico). È invece necessario dimostrare che il debitore ha compiuto quell'atto proprio in previsione del futuro debito, con lo scopo di rendere più difficile o impossibile l'esecuzione forzata o comunque di compromettere il soddisfacimento del credito, modificando la consistenza del suo patrimonio (dolo specifico). Inoltre, se l'atto è a titolo oneroso, è necessario che il terzo fosse a conoscenza di questo specifico intento del debitore riguardo al debito futuro.
Postergazione incompatibile con compensazione fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1865 del 27 gennaio 2025, chiarisce che esiste una incompatibilità fondamentale tra la regola della postergazione dei crediti da rimborso dei finanziamenti dei soci (prevista dall'articolo 2467 del codice civile) e la possibilità di compensare i debiti e i crediti in sede fallimentare (disciplinata dall'articolo 56 della legge fallimentare). In sostanza, il socio creditore il cui credito è postergato non può usare tali crediti per compensare eventuali debiti che ha verso la società fallita. Questo perché la protezione dei creditori esterni della società è un obiettivo inderogabile, che prevale anche sulle ragioni che normalmente permettono a un creditore "in bonis" di compensare il proprio credito con un debito verso un soggetto fallito
Bolla XAB non sempre obbligatoria, ma completa
La sentenza n. 1597/2025 della Corte di Cassazione, richiamando la sentenza C-319/21 della Corte di Giustizia UE, stabilisce che nel trasporto interno di prodotti ortofrutticoli freschi tra piattaforma e punto vendita dello stesso soggetto, non è obbligatoria l'emissione della "bolla XAB". Tuttavia, se tale documento viene emesso, deve contenere indicazioni specifiche, corrette e complete per garantire il controllo di conformità in ogni fase della commercializzazione, a prescindere dalle informazioni presenti su imballaggi, fatture o schede sul mezzo di trasporto.
Indennizzo vincoli espropriativi: giudice ordinario
La sentenza n. 1625/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla controversia promossa dal proprietario di un fondo in area protetta che chiede l'indennizzo previsto dall'art. 15 della legge n. 394/1991 per vincoli ambientali di natura sostanzialmente espropriativa imposti dalla Pubblica Amministrazione. In questo caso, la domanda non riguarda l'esercizio del potere pubblico, ma la lesione di un diritto soggettivo derivante dalla conformazione legale della proprietà. La Cassazione ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva negato la giurisdizione ordinaria nella vicenda di proprietari nel Parco nazionale del Pollino che lamentavano l'impossibilità di attività agro-silvo-pastorali e di taglio boschivo a causa dei vincoli del piano del parco.
Custode: abbandono posto è giusta causa licenziamento
La sentenza n. 1321/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che l'abbandono del posto di lavoro da parte di chi svolge attività di custode o sorvegliante rappresenta di per sé una mancanza di rilevante gravità. Tale condotta è idonea, a prescindere dall'effettivo verificarsi di un danno, a compromettere irrimediabilmente la fiducia nel rapporto di lavoro e a configurare una giusta causa di licenziamento.
Solidarietà appalto: ferie escluse da retribuzione
La sentenza n. 1450/2025 della Corte di Cassazione precisa che la responsabilità solidale del committente, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 276/2003, si limita ai soli "trattamenti retributivi" dovuti ai dipendenti dell'appaltatore o del subappaltatore, escludendo l'indennità sostitutiva per ferie e permessi non goduti. Quest'ultima, invece, può rientrare nei "trattamenti economici e normativi" previsti dall'articolo 118, comma 6, del decreto legislativo n. 163/2006 (nel testo anteriore alle modifiche del decreto legislativo n. 50/2016, applicabile in base al regime transitorio dell'articolo 216 dello stesso decreto n. 50), la cui applicazione dipende dalla data di pubblicazione dei bandi o avvisi di gara (prima o dopo il 19 aprile 2016).
Repechage: solo posti liberi compatibili no nuove creazioni
L'ordinanza n. 1364/2025 della Corte di Cassazione precisa che, in tema di obbligo di repechage, il datore di lavoro non è tenuto a creare nuove posizioni lavorative o a modificare l'organizzazione aziendale per mantenere in servizio il dipendente. È sufficiente che dimostri l'inesistenza di posti di lavoro liberi e compatibili con la professionalità del lavoratore. Il giudice, una volta accertata la soppressione del posto, non può imporre al datore di lavoro di mantenere una posizione inferiore, in quanto ciò costituirebbe un'indebita ingerenza nell'organizzazione aziendale, compito esclusivo dell'imprenditore.
Accordi conviventi: autonomia negoziale rispetto buona fede
L'ordinanza n. 1324/2025 della Corte di Cassazione afferma che gli accordi tra ex conviventi, riguardanti sia il mantenimento dei figli che le questioni patrimoniali, rientrano nella loro autonomia negoziale. Tali accordi devono rispettare i principi di lealtà nelle trattative e di buona fede e possono essere soggetti alla disciplina generale dei contratti qualora non riguardino obblighi stabiliti dalla legge o finalità di mantenimento dirette alla prole.




