Potere discrezionale del giudice e  compensazione spese 
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Potere discrezionale del giudice e compensazione spese 

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18467 del 7 luglio 2025, si è pronunciata sui limiti del potere discrezionale del giudice in materia di compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha ribadito che il potere del giudice di compensare le spese ha natura discrezionale. Tuttavia, questo potere non è assoluto. Il sindacato della Corte di Cassazione, esercitato ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., è limitato alla verifica che non sia stato violato il principio fondamentale secondo cui le spese non possono mai essere poste a carico della parte che è risultata totalmente vittoriosa (salve le ipotesi previste dalla legge). La compensazione delle spese è, pertanto, legittima solo in caso di soccombenza reciproca oppure in presenza di:

Assoluta novità della questione trattata.

Mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti (quelle decisive).

Analoghe gravi ed eccezionali ragioni, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito.

Sepolcro gentilizio ius sepulchri si acquista iure proprio
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Sepolcro gentilizio ius sepulchri si acquista iure proprio

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15432 del 10 giugno 2025, ha fornito un'ampia distinzione tra le diverse tipologie di ius sepulchri (diritto di sepolcro) e i relativi regimi di trasmissione.

La sentenza chiarisce che il sepolcro gentilizio o familiare (che si presume tale in caso di dubbio e che trova fondamento nell'antica consuetudine e nel sentimento di pietà verso i defunti) spetta, in assenza di diverse disposizioni del fondatore, al fondatore stesso e ai componenti del nucleo familiare strettamente inteso (legati al fondatore da vincolo di sangue o tra loro da vincolo matrimoniale). Tale diritto si acquista iure proprio (per il solo fatto di appartenere al nucleo familiare) e non iure successionis (per successione), sin dalla nascita.

Il diritto di sepolcro gentilizio determina una comunione fra contitolari ed è caratterizzato da:

Intrasmissibilità per atto tra vivi o mortis causa.

Imprescrittibilità.

Irrinunciabilità.

Questo diritto si trasforma in ereditario solo con la morte dell'ultimo superstite della cerchia familiare designata dal fondatore, e da quel momento diventa soggetto alle ordinarie regole della successione.

Di contro, nel sepolcro ereditario, lo ius sepulchri si trasmette in modo ordinario (per atto inter vivos o mortis causa), come qualsiasi altro diritto, anche a persone estranee alla famiglia.

Infine, la Corte ha specificato che il titolare del diritto "secondario" al sepolcro (che si risolve nella facoltà personalissima e intrasmissibile di accedere al luogo di sepoltura e di opporsi a trasformazioni che ledano il rispetto dovuto al defunto) non è legittimato ad esperire la tutela possessoria, data la natura personale di tale posizione soggettiva.

Transazione deve essere provata per iscritto
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Transazione deve essere provata per iscritto

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15471 del 10 giugno 2025, ha ribadito il rigoroso onere probatorio richiesto per la transazione (art. 1967 c.c.). La Corte ha stabilito che la transazione deve essere provata per iscritto. Ciò implica che tutti gli elementi costitutivi essenziali di tale negozio — incluso il fondamentale requisito della reciprocità delle concessioni — devono risultare dal documento scritto. Non è consentito ricorrere alla prova per testimoni o per presunzioni, nemmeno a fini integrativi, per dimostrare l'esistenza di tali elementi.

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha cassato la decisione del giudice di merito. Quest'ultimo, infatti, aveva superato i limiti consentiti, utilizzando il ragionamento presuntivo non solo per interpretare o integrare il contenuto dell'accordo (cosa già vietata), ma addirittura per inferire l'esistenza stessa dell'accordo transattivo, violando così il principio che richiede la prova scritta ad probationem.

Produttore deve informare sui rischi specifici del prodotto.
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Produttore deve informare sui rischi specifici del prodotto.

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18530 del 7 luglio 2025, ha definito l'estensione degli oneri informativi posti a carico del produttore per la tutela del consumatore. La Suprema Corte ha stabilito che tali obblighi sono finalizzati a rendere edotto il consumatore — nel modo più minuzioso possibile e in base allo stato delle conoscenze tecniche e scientifiche disponibili al momento dell'immissione in commercio — riguardo ai potenziali effetti collaterali connessi all'uso del prodotto e ai rischi a cui può essere esposto.

Ne consegue che, per esentare il produttore da responsabilità, non è sufficiente indicare una generica pericolosità del prodotto. È invece richiesta una specifica informativa dei rischi che tenga conto dell'utilizzo del prodotto in relazione a eventuali condizioni personali in cui il consumatore può versare (ad esempio, controindicazioni per soggetti con specifiche patologie o condizioni).

Chiamati all’eredità devono contestare la qualità di erede
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Chiamati all’eredità devono contestare la qualità di erede

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18494 del 7 luglio 2025, si è pronunciata sugli oneri processuali a carico dei chiamati all'eredità in caso di interruzione del processo dovuta alla morte di una delle parti.

La Suprema Corte ha chiarito che, quando la causa viene riassunta nei confronti dei chiamati all'eredità, questi, pur non acquistando la qualità di eredi per il solo fatto di aver ricevuto e accettato la notifica, hanno l'onere processuale di costituirsi in giudizio e contestare espressamente l'effettiva assunzione di tale condizione soggettiva. Devono, in sostanza, chiarire la propria posizione e l'eventuale conseguente difetto di legittimazione passiva.

La ragione di ciò risiede nel principio per cui, dopo la morte della parte, la legittimazione passiva – che non si trasferisce per la mera delazione ereditaria – deve essere individuata dalla parte istante allo stato degli atti. L'istante è legittimato a notificare nei confronti dei soggetti che oggettivamente presentino un valido titolo per succedere, a meno che non sia a conoscenza, o potesse conoscere con l'ordinaria diligenza, circostanze che dimostrino la mancanza di tale titolo. In tale contesto, spetta ai chiamati all'eredità, una volta chiamati in causa, chiarire al giudice la propria reale posizione.

Promessa di vendita e immobile locato con rifiuto  rilascio
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Promessa di vendita e immobile locato con rifiuto rilascio

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18442 del 7 luglio 2025, ha stabilito i criteri per valutare l'inadempimento dell'obbligo di stipulare un contratto definitivo di compravendita immobiliare.

La sentenza riguarda l'ipotesi in cui il promittente compratore giustifichi il proprio rifiuto a stipulare il definitivo adducendo il mancato sgombero dell'immobile da parte di un terzo locatario. La Corte ha precisato che il giudice di merito non può considerare automaticamente il rifiuto del terzo come una causa esonerativa di responsabilità per il promittente compratore.

Affinché l'inadempimento del promittente compratore possa essere giustificato, il giudice deve compiere due accertamenti fondamentali:

Deve accertare la legittimità del rifiuto del terzo locatario a liberare l'immobile.

Deve indagare sull'eventuale attività che il promittente compratore ha concretamente svolto per rimuovere l'ostacolo e adempiere all'obbligo contrattuale (ad esempio, intraprendendo azioni legali contro il terzo o dimostrando di aver fatto quanto in suo potere).

Senza questi due accertamenti, il promittente compratore non può essere esonerato dalla sua responsabilità contrattuale.

Forum destinatae solutionis e controversie di compravendita
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Forum destinatae solutionis e controversie di compravendita

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18483 del 7 luglio 2025, ha fornito un importante chiarimento sul criterio del forum destinatae solutionis (foro dell'adempimento) ai fini della competenza territoriale nelle controversie di compravendita.

La Corte ha stabilito che, qualora le parti abbiano contrattualmente designato, per il pagamento del prezzo di una compravendita di beni mobili, il luogo in cui si trova l'acquirente al momento della consegna della cosa, tale designazione opera solo nell'ipotesi di adempimento della prestazione.

Al contrario, nel caso di inadempimento del compratore, seguito dall'azione giudiziale del venditore, riprende piena efficacia il regolamento legale previsto dall'art. 1498, comma 3, c.c. Secondo tale norma, l'obbligazione di pagare il prezzo, ove non diversamente stabilito per il caso di inadempimento, si adempie al domicilio del venditore-creditore.

Nel caso specifico, relativo a forniture di materiale per pasticcerie, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per regolamento di competenza della società creditrice, dichiarando competente il tribunale del luogo di domicilio del creditore (venditore), contrariamente a quanto stabilito dal giudice di primo grado che aveva declinato la competenza in favore del foro del debitore.

Riconoscimento figlio in PMA ed omologa in Italia
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Riconoscimento figlio in PMA ed omologa in Italia

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 15075 del 5 giugno 2025, ha affrontato la questione dello status di figlio in casi di procreazione medicalmente assistita (PMA) eterologa eseguita all'estero da una coppia omosessuale femminile, con nascita avvenuta in Italia. La Corte ha stabilito che il bambino nato ha lo status di figlio riconosciuto anche nei confronti della madre intenzionale (non biologica) che, insieme alla madre biologica, aveva prestato il consenso alla pratica fecondativa. Questo riconoscimento è la diretta conseguenza della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 8 della Legge n. 40 del 2004, sancita dalla Sentenza n. 68 del 2025 della Corte Costituzionale. La Cassazione ha precisato che, prima di tale pronuncia costituzionale, il giudice ordinario non avrebbe potuto riconoscere la genitorialità della madre intenzionale attraverso una mera interpretazione evolutiva, a causa del tenore letterale preclusivo del vecchio art. 8. Nel caso di specie, pur rigettando il ricorso, la Suprema Corte ha corretto la motivazione della Corte d'Appello che aveva accolto la domanda, precisando che il riconoscimento doveva fondarsi sulla sentenza di illegittimità costituzionale sopravvenuta e non sull'interpretazione evolutiva dell'articolo.

Contatore la presunzione veridicità ed onere prova ripartito
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Contatore la presunzione veridicità ed onere prova ripartito

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15061 del 5 giugno 2025, ha stabilito un importante principio in materia di contratti di somministrazione (come quelli di energia o acqua) in caso di contestazione sui consumi. La Corte ha chiarito che i dati di consumo registrati dal contatore godono soltanto di una presunzione semplice di veridicità. Di conseguenza, in caso di contestazione da parte dell'utente, l'onere probatorio viene così ripartito:

Il somministrante (ad esempio l'azienda erogatrice) deve provare che il contatore era perfettamente funzionante e immune da vizi.

L'utente (il fruitore) deve, a sua volta, dimostrare che l'eventuale eccessività dei consumi è stata causata da fattori esterni al suo controllo (come, ad esempio, un guasto occulto dell'impianto interno non imputabile a sua negligenza) e che non avrebbe potuto evitare con una diligente custodia dell'impianto. In alternativa, l'utente deve provare di aver vigilato con diligenza affinché terzi non potessero alterare il funzionamento del misuratore o causare un aumento dei consumi.

Quietanza notarile ed il valore confessorio
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Quietanza notarile ed il valore confessorio

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 15097 del 5 giugno 2025, ha analizzato la valenza probatoria della clausola di quietanza di pagamento contenuta in un atto notarile di compravendita. La Suprema Corte ha chiarito che l'attestazione del venditore, riportata nell'atto, secondo cui "il pagamento del prezzo complessivo è avvenuto contestualmente alla firma del presente atto", non è coperta dalla fede privilegiata propria dell'atto pubblico (ex art. 2700 c.c.).

Tale dichiarazione ha invece natura confessoria. Di conseguenza, il venditore che ha rilasciato quietanza non è generalmente ammesso a fornire la prova contraria per testimoni o presunzioni. L'unica via per disconoscere la quietanza è dimostrare, in applicazione analogica dell'art. 2732 c.c. (sulla revoca della confessione), che il rilascio della quietanza sia avvenuto per errore di fatto o per violenza. In alternativa, se il venditore deduce la simulazione del pagamento (cioè che il pagamento in realtà non è avvenuto), questa deve essere provata mediante una controdichiarazione scritta, in quanto trattasi di prova tra le parti del negozio.