L’articolo 221 cod. proc. civ. pone un’eccezione alla regola

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|21 gennaio 2021| n. 1058.

L’articolo 221 cod. proc. civ. pone un’eccezione alla regola, prevista dall’art. 84, comma 1, cod. proc. civ., secondo la quale il difensore, abilitato in virtù di procura alle liti generale o speciale, può compiere tutti gli atti del processo: tale eccezione, in particolare, si estrinseca nel fatto che la procura speciale alle liti conferita ex art. 83, comma 3, cod. proc. civ., che pure di regola permette al difensore di compiere ogni atto del processo, non abiliti il medesimo alla proposizione della querela di falso, salvo che questo potere non sia stato espressamente conferito. Ciò determina che la procura alle liti, conferita a margine dell’atto di citazione per l’instaurazione di una determinata controversia, è certo “speciale” e, in quanto tale, astrattamente idonea a conferire anche il potere di proporre querela di falso ed a far ritenere osservato l’art. 221 cod. proc. civ., purché dalla stessa sia desumibile che tale potere sia stato attribuito, risolvendosi la questione, in buona sostanza, nell’interpretazione della procura e richiedendosi pertanto di accertare se con la stessa la parte abbia inteso conferire il potere di proporre querela (Nel caso di specie, relativo ad un giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso della società debitrice, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata avendo la corte territoriale ritenuto necessario, ai fini della proposizione di querela incidentale riguardante la relata di notifica dell’istanza, una procura speciale autenticata da pubblico ufficiale munito di idonei poteri certificativi, non ritenendo idonea a tale scopo la procura rilasciata al difensore, ai sensi dell’art. 83, comma 3, cod. proc. civ., nonostante la stessa recasse al suo interno anche lo specifico mandato a proporre querela di falso).

Ordinanza|21 gennaio 2021| n. 1058

Data udienza 21 ottobre 2020

Integrale

Tag/parola chiave: Mezzi di prova – Fallimento – Giudizio di reclamo – Procura speciale conferita dalla parte al difensore ai sensi dell’art. 83, comma 3, c.p.c. – Idoneità alla proposizione della querela di falso in via incidentale ove il suo contenuto rechi l’espressa indicazione dell’attribuzione di tale potere

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE PRIMA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 11069-2019 proposto da:
(OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);
– ricorrente –
contro
(OMISSIS) SRL, FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;
– intimati –
avverso la sentenza n. 452/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositata il 26/2/2019;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 21/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ALBERTO PAZZI.

RILEVATO

che:
1. il Tribunale di Catania, con sentenza n. 140/2018, dichiarava il fallimento di (OMISSIS) s.r.l. su istanza della creditrice (OMISSIS) s.r.l.;
2. la Corte d’appello di Catania, a seguito del reclamo proposto dalla societa’ debitrice, riteneva – fra l’altro e per quanto qui di interesse – che la notifica dell’istanza di fallimento fosse stata ritualmente eseguita, poiche’, risultato infruttuoso il tentativo di provvedere tramite p.e.c., l’ufficiale giudiziario dapprima aveva avuto vanamente accesso alla sede dell’impresa, trovandola chiusa, quindi aveva depositato l’atto presso la casa comunale;
la querela di falso incidentale riguardante la relata di notifica era stata poi presentata dal difensore senza alcuna idonea procura speciale, come previsto dall’articolo 221 c.p.c., comma 2, non essendo a cio’ sufficiente – a parere del collegio del reclamo – il mandato contenuto alla procura alle liti;
3. per la cassazione della sentenza di rigetto del reclamo, pubblicata in data 26 febbraio 2019, ha proposto ricorso (OMISSIS) s.r.l. prospettando tre motivi di doglianza;
gli intimati (OMISSIS) s.r.l., fallimento di (OMISSIS) s.r.l., Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania e Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Catania non hanno svolto difese.

CONSIDERATO

che:
4. il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 15 L.Fall., comma 3, e della normativa che disciplina la condizione di irreperibilita’ del destinatario della notificazione, anche in relazione all’articolo 24 Cost.: l’ufficiale giudiziario, nel recarsi presso la sede della societa’, si sarebbe limitato ad attestare di aver trovato chiuso, senza annotare ne’ le ragioni di una simile constatazione ne’ le attivita’ di ricerca e richiesta di informazioni che nell’occasione aveva compiuto, ed avrebbe omesso di effettuare un ulteriore tentativo, malgrado l’accesso fosse avvenuto (il (OMISSIS)) in periodo feriale e all’ora di pausa antepomeridiana; poiche’ l’articolo 15 L.Fall., comma 3, alluderebbe – in tesi di parte ricorrente – ai casi di irreperibilita’ assoluta e non all’ipotesi di assenza momentanea, consentendo di fare ricorso allo strumento residuale del deposito del plico presso la casa comunale soltanto nel caso in cui sia stata accertata una simile condizione, la notifica doveva considerarsi nulla a causa della mancata indicazione delle indagini compiute per accertare la condizione di irreperibilita’;
la statuizione impugnata, inoltre, avrebbe omesso di prendere posizione e fornire un’adeguata motivazione in ordine alla necessaria condizione di irreperibilita’ del destinatario della notifica, trascurando di valutare i documenti probatori offerti dalla reclamante, che comprovavano la sua reperibilita’ presso la sede sociale;
5. il motivo e’ manifestamente infondato;
5.1 secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. 642/2019) l’articolo 15 L.Fall., comma 3, nell’introdurre una disciplina speciale del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo, si propone – come ha chiarito la Corte costituzionale con la sentenza n. 146/2016, che ha respinto la questione di legittimita’ costituzionale della norma in questione con riferimento agli articoli 3 e 24 Cost. – di “coniugare le finalita’ del diritto di difesa dell’imprenditore con le esigente di specialita’ e di speditezza cui deve essere improntato il procedimento concorsuale”, prevedendo che “il Tribunale sia esonerato dall’adempimento di ulteriori formalita’ quando la situazione di irreperibilita’ deve imputarsi all’imprenditore medesimo”;
la semplificazione del procedimento notificatorio in ambito concorsuale trova percio’ la sua ragion d’essere nella specialita’ e nella complessita’ degli interessi che esso e’ volto a tutelare, che ne segnano la diversita’ rispetto a quello ordinario di notifica;
nell’ambito di questo sistema il diritto di difesa del debitore – da declinare nella prospettiva della conoscibilita’, da parte del medesimo, dell’attivazione del procedimento fallimentare a suo carico – rimane adeguatamente garantito dal duplice meccanismo di ricerca previsto dalla norma in parola, che deve essere attuato dapprima rispetto all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui l’imprenditore e’ obbligato a dotarsi ai sensi del Decreto Legge n. 185 del 2008, articolo 16, e in seguito presso la sede legale dell’impresa, da indicarsi obbligatoriamente nell’apposito registro ai sensi dell’articolo 2196 c.c.;
l’articolo 15 L.Fall., comma 3, presuppone che l’imprenditore definisca i termini della sua reperibilita’, in senso fisico e tramite il sistema di posta elettronica certificata in applicazione della normativa appena richiamata, e li renda conoscibili ai terzi assicurando, nel suo stesso interesse, un sistema organico di pubblicita’ legale;
il procedimento per la notificazione del ricorso di fallimento – che fa gravare sull’imprenditore le conseguenze negative derivanti dal mancato rispetto degli obblighi sopra indicati – ha cosi’ inteso codificare e rafforzare il principio (consolidato nella giurisprudenza formatasi nel vigore della normativa non ancora riformata dal Decreto Legislativo n. 5 del 2006) secondo cui il Tribunale, pur essendo tenuto a disporre la previa comparizione in camera di consiglio del debitore fallendo e ad effettuare, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell’avviso di convocazione, e’ esonerato dal compimento di ulteriori formalita’ allorche’ la situazione di irreperibilita’ di questi debba imputarsi alla sua stessa negligenza e/o a una condotta non conforme agli obblighi di correttezza propri di un operatore economico;
5.2 stante il carattere speciale della disciplina della notificazione dell’istanza di fallimento, la giurisprudenza di questa Corte e’ poi ferma nell’escludere che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi dell’articolo 138 e ss. c.p.c. o dell’articolo 145 c.p.c. (a seconda che l’impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della societa’ (cfr. Cass. 16864/2018, Cass. 6378/2018, Cass. 5080/2018, Cass. 602/2017, Cass. 17946/2016);
5.3 ne discende che l’ufficiale giudiziario non deve accertare l’irreperibilita’ oggettiva dell’imprenditore presso la propria sede, perche’ una simile verifica non solo e’ funzionale all’applicazione della disciplina codicistica a cui la notifica dell’istanza di fallimento e’ estranea, ma soprattutto e’ incoerente con un sistema semplificato che si impernia sulla responsabilizzazione dell’imprenditore e prevede che questi sia tenuto a determinare i termini della sua reperibilita’, fisica e per posta certificata, rimanendone responsabile;
dunque, laddove l’articolo 15 L.Fall., comma 3, prevede che la notificazione del ricorso e del decreto per la dichiarazione di fallimento, in mancanza di indirizzo p.e.c., sia eseguita dall’ufficiale giudiziario “presso la sede risultante dal registro delle imprese” ed “esclusivamente di persona”, intende stabilire l’obbligo non di accertare la reperibilita’ oggettiva dell’imprenditore presso la sua sede, come avviene al fine di stabilire la legittimita’ del ricorso alla notifica ai sensi dell’articolo 143 L.Fall., bensi’ di tentare la notifica a mani nel luogo dove l’imprenditore e’ considerato reperibile secondo lo speciale sistema di notifica previsto dalla legge fallimentare;
in altri termini e’ questo speciale sistema di pubblicita’ che condiziona la declinazione della reperibilita’ dell’imprenditore presso la sua sede ai fini della dichiarazione di fallimento, di modo che la medesima reperibilita’ andra’ verificata non in termini assoluti o momentanei, perche’ l’imprenditore e’ considerato reperibile presso la sede che lui stesso e’ tenuto a indicare nel registro delle imprese, ma di rinvenibilita’ presso la sede;
il passaggio dalla notifica presso la sede della societa’ a quella presso la casa comunale presuppone allora che la societa’ non sia rinvenuta presso la sede risultante dal registro delle imprese, come e’ avvenuto nel caso di specie, quando l’ufficiale giudiziario ha dato atto di aver trovato chiusa la sede sociale e di non aver potuto per questo motivo provvedere alla notifica a mani dell’imprenditore;
non si presta a censura la sentenza impugnata laddove, tenendo conto della peculiarita’ di questa notificazione, ritiene sufficiente l’indicazione “trovato chiuso”, con la quale l’ufficiale giudiziario ha registrato l’unica circostanza rilevante ai fini dell’applicazione della norma in parola, vale a dire l’impossibilita’ di procedere alla notificazione in occasione del suo accesso;
6. il secondo motivo di ricorso lamenta, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, l’intervenuta violazione dell’articolo 221 c.p.c., comma 2, poiche’ la decisione impugnata ha ritenuto necessaria la presenza dell’amministratore in udienza al fine di ribadire la volonta’ di proporre incidentalmente querela di falso nei confronti dell’ufficiale giudiziario, a motivo dell’inidoneita’ della procura speciale alle liti rilasciata anche all’uopo al difensore; in questo modo la Corte d’appello avrebbe ritenuto indispendabile per la proposizione di querela incidentale una procura speciale autenticata da pubblico ufficiale munito di idonei poteri certificativi, escludendo erroneamente l’idoneita’ a tale scopo della procura rilasciata al difensore ai sensi dell’articolo 83 c.p.c., comma 3, malgrado la stessa riportasse al suo interno anche lo specifico mandato a proporre la querela di falso;
7. il motivo e’ manifestamente fondato;
7.1 la Corte distrettuale, all’interno della decisione impugnata (pag. 6), ha registrato che il difensore della reclamante era “munito di procura alle liti in seno alla quale gli e’ stato, altresi’, esteso il mandato alla proposizione della querela di falso in ordine alla relata in questione con riferimento all’attestazione di aver trovato chiuso alle ore 13.00”;
cio’ nonostante tale procura e’ stata ritenuta inidonea alla proposizione della querela di falso in via incidentale “in mancanza di autonomia di mandato e di autenticazione della sottoscrizione del mandante ad opera di pubblico ufficiale munito di idonei poteri certificativi”, tale non essendo “il procuratore alle liti”, che “ha potere di certificazione limitatamente al mandato alle liti ex articolo 83 c.p.c.” (pag. 7);
in sostanza a dire della Corte distrettuale in caso di querela incidentale la procura speciale prevista dall’articolo 221 c.p.c., comma 2, non puo’ essere quella rilasciata al difensore ex articolo 83 c.p.c., comma 3, poiche’ il potere certificativo previsto da questa norma riguarderebbe il solo mandato alle liti;
7.2 un simile assunto non e’ coerente con la giurisprudenza di questa Corte, la quale (v. Cass. 20415/2006) ha gia’ avuto occasione di ricordare che in linea generale la nozione di specialita’ della procura si correla alla puntuale e specifica indicazione del contenuto dell’affare o della controversia, precisando inoltre che l’espressa previsione della necessita’, in determinati casi, della procura speciale e’ riconducibile all’esigenza di richiamare la volonta’ del rappresentato sul potere conferito in considerazione della rilevanza dell’atto che il rappresentante e’ autorizzato a porre in essere;
a tal fine l’articolo 221 c.p.c. pone un’eccezione alla regola prevista dall’articolo 84 c.p.c., comma 1, secondo la quale il difensore, abilitato in virtu’ di procura alle liti generale o speciale, puo’ compiere tutti gli atti del processo: eccezione che si estrinseca nel fatto che la procura speciale alle liti conferita ex articolo 83 c.p.c., comma 3, che pure di regola permette al difensore di compiere ogni atto del processo, non abiliti il medesimo alla proposizione della querela di falso, salvo che questo potere non sia stato espressamente conferito;
“cio’ significa, evidentemente, che la procura alle liti, conferita, come nella specie, a margine dell’atto di citazione per l’instaurazione di una determinata controversia, e’ certo “speciale” e, proprio perche’ tale, astrattamente e’ idonea a conferire anche il potere di proporre querela ed a far ritenere osservato l’articolo 221 c.p.c., purche’ dalla stessa sia desumibile che detto potere sia stato attribuito. La questione, in buona sostanza, attiene all’interpretazione della procura e richiede di accertare se con essa la parte abbia conferito il potere di proporre querela”;
il problema, pertanto, non sta nel potere certificativo del difensore, dato che la norma richiede una procura “speciale” ma non autonoma, bensi’ nel fatto che lo stesso difensore sia abilitato a proporre querela di falso secondo le peculiari modalita’ previste dall’articolo 221 c.p.c., occorrendo a tal fine un quid pluris rispetto alla normale procura speciale, vale a dire l’espressa indicazione dell’attivita’ da svolgere ovvero la sottoscrizione dell’atto anche ad opera della parte, allo scopo di garantire l’esigenza di richiamare l’attenzione della stessa e rendere incontrovertibile la sua consapevolezza e volonta’ di porlo in essere;
in questa prospettiva la differenza fra querela di falso proposta in via principale o in corso di causa sta non nel diverso potere certificativo attribuito al difensore dall’articolo 83 c.p..c, comma 3, del tutto coincidente in entrambi i casi, ma piuttosto nel fatto che nel primo caso la procura speciale, necessaria ex articolo 221 c.p.c. per proporre la querela di falso da persona diversa dalla parte, se conferita al difensore a margine o in calce all’atto di citazione per la proposizione della stessa querela in via principale, non necessita di specificazione del documento impugnato, perche’ il collegamento con l’atto su cui e’ apposta elimina ogni incertezza sull’oggetto della stessa (v. Cass. 2773/1997, Cass. 21941/2013);
il che non significa, pero’, che la procura speciale conferita ai sensi dell’articolo 83 c.p.c., comma 3, non sia utile alla proposizione della querela di falso in via incidentale quando il suo contenuto riporti – come nel caso di specie – l’espressa indicazione dell’attivita’ da svolgere e dia conto in questo modo della consapevolezza e volonta’ della parte di presentare la querela di falso;
8. rimane assorbito il terzo motivo di ricorso, vertente sull’accertamento – erroneamente compiuto, in tesi – dello stato di insolvenza di (OMISSIS) s.r.l.;
9. la sentenza impugnata andra’ quindi cassata, con rinvio della causa alla Corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterra’ ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo motivo, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di Appello di Catania in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

 

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