Intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie

17

Corte di Cassazione, sezione sesta (prima) civile, Ordinanza 13 settembre 2019, n. 22903.

La massima estrapolata:

L’intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie, pur prevedendo l’obbligo del fiduciario di trasferirle successivamente al fiduciante, non riguarda il rapporto sociale, originando un’ipotesi di interposizione reale di persona, in virtù della quale l’interposto acquista la titolarità delle azioni o delle quote e, sebbene sia tenuto ad osservare un determinato comportamento convenuto in precedenza con il fiduciante nei rapporti interni con lui, tale obbligo, pur potendo incidere sulle concrete modalità di esercizio dei diritti sociali e di adempimento dei correlati doveri, non comporta alcun effetto nei rapporti con la società o gli altri soci, nei confronti dei quali viene in considerazione esclusivamente la titolarità formale della partecipazione. (La S.C. ha espresso il principio in giudizio in cui risultava controversa l’applicabilità della clausola compromissoria, prevista per le controversie tra la società ed i soci o tra questi ultimi, e di cui ha escluso la vigenza nel caso di specie, poiché la lite atteneva al rapporto interno tra il fiduciario, intestatario delle partecipazioni, ed il fiduciante, in quanto una simile controversia non riguarda il rapporto sociale, mero presupposto, estraneo alla materia del contendere).

In tema di arbitrato, a fronte di una clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale di una società di capitali che prevede il deferimento al giudizio di un collegio arbitrale di tutte “le controversie insorte tra la società ed i singoli soci, ovvero tra i soci medesimi, relativamente al contratto sociale, purché abbiano ad oggetto diritti disponibili e purché per esse non sia previsto l’intervento obbligatorio del Pubblico Ministero”, esula dalla predetta competenza arbitrale la controversia che, pur vertendo tra due soci – legati anche da un rapporto coniugale entrato in crisi – non riguardi il rapporto sociale, ma solo quello interno tra fiduciante e fiduciario, che costituisce il titolo della domanda introdotta ed al quale si riferiscono i provvedimenti invocati. Rispetto a tale rapporto d’intestazione fiduciaria di partecipazioni sociali, infatti, quello sociale si configura come un mero presupposto, estraneo alla materia del contendere, e, quindi, inidoneo a giustificare la riconduzione della lite alla competenza degli arbitri (Nel caso di specie, accogliendo il ricorso, la Suprema Corte ha cassato l’ordinanza impugnata e dichiarato la competenza giudiziaria a fronte di una domanda con la quale un coniuge aveva convenuto in giudizio l’altro per sentir accertare il suo diritto sul cinquanta per cento delle quote di una s.r.l. con pronuncia di trasferimento ai sensi dell’art. 2932 cod. civ. o condanna alla restituzione di quelle in possesso del convenuto, ritenuto responsabile, in virtù di un mandato di intestazione fiduciaria delle quote predette, di essersi avvalso della partecipazione di maggioranza per estromettere parte attrice da ogni decisione relegandola ai margini della compagine societaria)

Ordinanza 13 settembre 2019, n. 22903

Data udienza 28 giugno 2019

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE PRIMA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere

Dott. VELLA Paola – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 23074/2018 R.G. proposto da:
(OMISSIS), rappresentata e difesa dagli Avv. (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), con domicilio in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria civile della Corte di cassazione;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS), rappresentato e difeso dall’Avv. (OMISSIS), con domicilio eletto in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avv. (OMISSIS);
– resistente –
per regolamento di competenza avverso l’ordinanza del Tribunale di Firenze depositata il 20 giugno 2018.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28 giugno 2019 dal Consigliere Guido Mercolino;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale DE AUGUSTINIS Umberto, che ha chiesto la dichiarazione di competenza del Tribunale di Firenze.

FATTI DI CAUSA

1. (OMISSIS) ha convenuto in giudizio il coniuge (OMISSIS), per sentir accertare il suo diritto sul 50% delle quote della (OMISSIS) S.r.l., con la pronuncia del trasferimento ai sensi dell’articolo 2932 c.c. o la condanna del convenuto alla restituzione di quelle in suo possesso, ed in subordine per sentir accertare l’ingiustificato arricchimento derivante dall’intestazione delle predette quote, con la condanna del convenuto all’indennizzo per la diminuzione patrimoniale da lei’ subita.
A sostegno della domanda, ha esposto che nella predetta societa’ sono confluiti tutti i beni familiari, dei quali essi coniugi hanno disposto sempre di comune accordo, in virtu’ del mandato da essa conferito al (OMISSIS), al quale e’ stata fiduciariamente intestata una parte delle sue quote azionarie. Ha riferito inoltre che, a seguito del manifestarsi di una crisi familiare, il coniuge, avvalendosi della propria partecipazione di maggioranza, l’ha estromessa da ogni decisione, relegandola ai margini della societa’.
Si e’ costituito il (OMISSIS), ed ha eccepito preliminarmente l’incompetenza del Giudice adito, essendo competente la Sezione specializzata in materia d’impresa o il collegio arbitrale previsto dall’articolo 34 dello statuto societario; nel merito, ha resistito alla domanda, chiedendone il rigetto.
1.1. Con ordinanza del 20 giugno 2018, il Tribunale di Firenze, Sezione specializzata in materia d’impresa, ha dichiarato la propria incompetenza, osservando che, in quanto riguardante il trasferimento di quote di partecipazione ad una societa’ di capitali, la domanda spetta alla competenza del collegio arbitrale cui lo statuto della (OMISSIS) devolve tutte le controversie che insorgano tra la societa’ ed i soci o tra questi ultimi, e reputando irrilevante la circostanza che la controversia penda tra due coniugi e s’inquadri in un contesto di crisi familiare, dal momento che essa non e’ finalizzata alla determinazione delle condizioni della separazione o del divorzio, ma esclusivamente all’esercizio dei diritti di partecipazione alla societa’.
2. Avverso la predetta ordinanza la (OMISSIS) ha proposto istanza di regolamento di competenza, affidata ad un solo motivo, illustrato anche con memoria. Il (OMISSIS) ha resistito con memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Premesso che la clausola compromissoria e’ contenuta nel nuovo statuto della societa’, approvato nel corso del giudizio, a seguito della trasformazione della societa’ da societa’ a responsabilita’ limitata in societa’ per azioni, la ricorrente osserva che la controversia esula dalla competenza degli arbitri, non riguardando il contratto sociale o la gestione della societa’ e non configurandosi come una lite tra soci, ma come una controversia tra coniugi, insorta in occasione di una crisi coniugale e rispetto alla quale il contratto sociale rappresenta esclusivamente un presupposto dell’oggetto del contendere. Aggiunge che il rapporto sottostante all’intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie e’ qualificabile come mandato senza rappresentanza e regola esclusivamente i rapporti tra fiduciante e fiduciario, restando del tutto irrilevante nei confronti della societa’ e degli altri soci.
1.1. Non puo’ condividersi l’eccezione d’inammissibilita’ sollevata in proposito dalla difesa del resistente, secondo cui l’interpretazione della clausola compromissoria, su cui si fonda l’affermazione della competenza degli arbitri, implicando la ricostruzione della comune intenzione delle parti, si risolve in un’indagine di fatto, riservata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimita’ esclusivamente per violazione delle regole legali di ermeneutica contrattuale, nella specie neppure indicate dalla ricorrente, oppure per vizio di motivazione, non deducibile in sede di regolamento di competenza.
Tale principio, enunciato dalla giurisprudenza di legittimita’ in epoca anteriore all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, che ha sostituito il testo dell’articolo 819-ter c.p.c., prevedendo la facolta’ d’impugnare con il regolamento di competenza la sentenza con cui il giudice abbia affermato o negato la propria competenza in relazione a una convenzione di arbitrato, ha costituito infatti oggetto di rimeditazione alla luce delle modificazioni introdotte dal decreto citato: quest’ultimo, ponendo in risalto la natura giurisdizionale dell’arbitrato, quale strumento di risoluzione delle controversie alternativo alla giurisdizione statale e sostitutivo della stessa, ha riconfigurato in termini di competenza il rapporto tra gli arbitri ed il giudice ordinario (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 25/10/2013, n. 24153; Cass., Sez. I, 8/03/2016, n. 4526; Cass., Sez. VI, 12/11/2015, n. 23176), in tal modo determinando il superamento dell’orientamento giurisprudenziale sviluppatosi sotto la vigenza della precedente disciplina, secondo cui la relativa questione atteneva al merito della controversia, avendo ad oggetto la validita’ o l’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria, configurabili come rinuncia delle parti alla giurisdizione statale ed all’azione giudiziaria in favore della soluzione della controversia sul piano privatistico (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 3/08/2000, n. 527; Cass., Sez. III, 19/02/ 2003, n. 2501; Cass., Sez. I, 24/04/2001, n. 6007). L’inquadramento del rapporto tra gli arbitri ed il giudice ordinario nella nozione di competenza, imponendo di qualificare l’eccezione di compromesso come eccezione di natura processuale, ha indotto peraltro a ritenere che nella risoluzione della relativa questione il Giudice di legittimita’ operi, al pari di quanto accade per le altre questioni di rito, come giudice anche del fatto, e possa quindi procedere alla verifica della correttezza dell’interpretazione fornita dal giudice di merito attraverso l’esame diretto degli atti, al fine di accertare la volonta’ manifestata dalle parti attraverso la stipulazione del compromesso o della clausola compromissoria (cfr. Cass., Sez. I, 13/03/2019, n. 7198; 18/11/ 2015, n. 23629; Cass., Sez. VI, 30/09/2015, n. 19546)
1.2. Il ricorso e’ fondato.
Nessun rilievo puo’ tuttavia assumere, ai fini della decisione, la circostanza, posta in risalto dalla difesa della ricorrente, che nell’ambito della trasformazione della (OMISSIS) da societa’ a responsabilita’ limitata in societa’ per azioni, intervenuta nel corso del presente giudizio, si sia proceduto alla approvazione di un nuovo statuto, in sostituzione di quello precedente: nonostante tale modifica, e’ rimasta infatti sostanzialmente inalterata la clausola compromissoria contenuta nell’articolo 34, la quale, nel testo vigente alla data della proposizione della domanda, prevedeva il deferimento al giudizio di un collegio arbitrale di tutte le controversie che fossero insorte tra la societa’ ed i singoli soci, ovvero tra i soci medesimi, relativamente al contratto sociale, purche’ avessero ad oggetto diritti disponibili e purche’ per esse non fosse previsto l’intervento obbligatorio del Pubblico Ministero.
Cio’ posto, si osserva peraltro che, anche a voler attribuire alla predetta clausola il significato piu’ ampio possibile, includendovi qualsiasi controversia avente un collegamento sia pure indiretto con l’attivita’ svolta dalla societa’ ed i rapporti intercorrenti tra i soci, dovrebbe comunque escludersi la possibilita’ di ritenere devoluta alla competenza degli arbitri la domanda proposta dalla ricorrente, la quale, pur avendo ad oggetto l’accertamento della titolarita’ effettiva della partecipazione sociale, fatta valere da un socio nei confronti di un altro socio, non trova la sua causa petendi nel contratto sociale. A sostegno della propria pretesa, la (OMISSIS) ha infatti allegato il carattere fiduciario dell’intestazione della predetta partecipazione, facendo valere gli obblighi che ne derivano a carico dell’intestatario, e segnatamente quello di ritrasferirle la proprieta’ dei titoli o di restituirglieli, il cui fondamento non e’ costituito dal contratto sociale, ma dall’accordo intervenuto con l’intestatario: tale accordo, com’e’ noto, si configura come una combinazione di due fattispecie negoziali collegate, l’una costituita da un negozio traslativo a carattere esterno, realmente voluto ed avente efficacia nei confronti dei terzi, e l’altra (il c.d. pactum fiduciae) avente carattere interno ed effetti meramente obbligatori, diretta a modificare il risultato finale del negozio esterno mediante l’obbligo assunto dal fiduciario di trasferire al fiduciante il bene o il diritto che ha costituito oggetto dell’acquisto (cfr. Cass., Sez. I, 21/03/ 2016, n. 5507; 8/09/2015, n. 17785; 10/05/2010, n. 11314). L’intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie da’ quindi luogo ad un’ipotesi di interposizione reale di persona, in virtu’ della quale l’interposto acquista la titolarita’ delle azioni o delle quote, ma e’ tenuto ad osservare un determinato comportamento convenuto in precedenza con il fiduciante: tale obbligo, pur potendo incidere sulle concrete modalita’ di esercizio dei diritti sociali e di adempimento dei correlati doveri, non comporta alcun effetto nei rapporti con la societa’ o gli altri soci, nei confronti dei quali viene in considerazione esclusivamente la titolarita’ formale della partecipazione. A loro volta, gli effetti dell’eventuale accoglimento della domanda sono destinati ad esaurirsi nel rapporto interno tra le parti, non comportando l’automatica sostituzione dell’attrice al convenuto nella titolarita’ della medesima partecipazione, ma solo il trasferimento di quest’ultima o la condanna del fiduciario a restituirla alla fiduciante.
In definitiva, la controversia in esame, pur vertendo tra due soci, non riguarda il rapporto sociale, ma solo quello interno tra la fiduciante ed il fiduciario, che costituisce il titolo della domanda proposta dall’attrice ed al quale si riferiscono i provvedimenti da quest’ultima invocati: rispetto a tale rapporto, quello sociale si configura come un mero presupposto, estraneo alla materia del contendere, e quindi inidoneo a giustificare la riconduzione della controversia alla competenza degli arbitri. Correttamente, in proposito, la ricorrente richiama il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimita’, secondo cui la clausola compromissoria contenuta in un contratto non consente di estendere la deroga alla competenza del giudice ordinario ed il deferimento agli arbitri a controversie relative ad altri contratti, ancorche’ gli stessi risultino collegati a quello principale cui accede la medesima clausola (cfr. Cass., Sez. III, 17/01/2017, n. 941; Cass., Sez. I, 7/02/2006, n. 2598; 11/04/2001, n. 5371). Nessun rilievo puo’ assumere, in contrario, il canone interpretativo consacrato nell’articolo 808-quater c.p.c., che impone, nel dubbio, d’intendere la convenzione d’arbitrato nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce: tale principio, pur costituendo indubbiamente espressione di un favor del legislatore per il ricorso a strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alla giurisdizione statale, puo’ infatti consentire, in mancanza di un’espressa manifestazione di volonta’ contraria, di ampliare l’ambito applicativo di una clausola compromissoria riferita genericamente alle controversie nascenti dal contratto cui inerisce la clausola compromissoria, in modo da ricomprendervi tutte le controversie aventi la loro causa petendi nel contratto stesso, ma non anche di estendere la predetta competenza a quelle che in tale contratto hanno unicamente il loro presupposto storico (cfr. Cass., Sez. VI, 13/10/ 2016, n. 20673; Cass., Sez. II, 3/02/2012, n. 1674).
2. L’ordinanza impugnata va pertanto cassata, con il conseguente rinvio della causa al Tribunale di Firenze, che provvedera’, in diversa composizione, anche al regolamento delle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa l’ordinanza impugnata, e dichiara la competenza del Tribunale di Firenze, dinanzi al quale il processo dovra’ essere riassunto nel termine di legge.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

Per aprire la pagina facebook @avvrenatodisa
Cliccare qui