In tema di reati edilizi

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Corte di Cassazione, penale, Sentenza|8 gennaio 2021| n. 423.

In tema di reati edilizi, il giudice, nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un immobile abusivo adibito ad abituale abitazione di una persona è tenuto a rispettare il principio di proporzionalità come elaborato dalla giurisprudenza convenzionale nelle sentenze Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, e Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania, considerando l’esigenza di garantire il rispetto della vita privata e familiare e del domicilio, di cui all’art. 8 della CEDU, e valutando, nel contempo, la eventuale consapevolezza della violazione della legge da parte dell’interessato, per non incoraggiare azioni illegali in contrasto con la protezione dell’ambiente, nonchè i tempi a disposizione del medesimo, dopo l’irrevocabilità della sentenza di condanna, per conseguire, se possibile, la sanatoria dell’immobile ovvero per risolvere le proprie esigenze abitative. (In applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza di rigetto dell’istanza di revoca dell’ordine di demolizione, avendo il giudice omesso di valutare la documentazione prodotta in ordine alle condizioni socio-economiche e di salute del ricorrente).

Sentenza|8 gennaio 2021| n. 423

Data udienza 14 dicembre 2020

Integrale

Tag – parola chiave: Reati edilizi ed ambientali – Sentenza di condanna irrevocabile – Sanzione amministrativa accessoria – Ordine di demolizione – Istanza di revoca – Rigetto – Ricorso per cassazione – Irrilevanza pendenza ricorso amministrativo – Mancata valutazione condizioni socio – economiche e di salute del ricorrente – Immobile destinato ad abitazione abituale – Principio di proporzionalità – Valutazione – Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ANDREAZZA Gastone – Presidente

Dott. CORBO Antonio – rel. Consigliere

Dott. NOVIELLO Giuseppe – Consigliere

Dott. MENGONI Enrico – Consigliere

Dott. ANDRONIO Alessandro M. – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS), nato a (OMISSIS);
avverso l’ordinanza in data 26/02/2020 del Tribunale di Velletri;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Antonio Corbo.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza adottata in data 26 febbraio 2020, e depositata il 27 febbraio 2020, il Tribunale di Velletri ha rigettato l’istanza con la quale (OMISSIS) aveva chiesto la revoca dell’ordine di demolizione di un manufatto edilizio da lui abusivamente realizzato.
Il Tribunale, a fondamento della sua decisione, ha premesso che l’imputato e’ stato condannato con sentenza irrevocabile per reati concernenti la violazione delle leggi in materia edilizia ed ambientale, e che, nella medesima sentenza, e’ stata applicata la sanzione amministrativa accessoria della demolizione delle opere abusivamente realizzate e della rimessione in pristino dello stato dei luoghi. Ha poi evidenziato che non e’ intervenuta alcuna sanatoria delle opere abusive, che l’istante non ha documentato gli esiti, anche solo cautelari, del ricorso presentato al T.A.R. nel 2016, e che i manufatti non sarebbero comunque sanabili perche’ ubicati in zona sottoposta a vincolo paesistico-ambientale.
2. Ha presentato ricorso per cassazione avverso l’ordinanza indicata in epigrafe (OMISSIS), con atto sottoscritto dall’avvocato (OMISSIS), articolando due motivi.
2.1 Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento agli articoli 3 e 111 Cost. e articolo 125 c.p.p., comma 3, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b), avendo riguardo alla immotivata violazione della prassi del Tribunale di Velletri in caso di devoluzione al T.A.R. della valutazione concernente la legittimita’ delle opere abusive.
Si premette che in numerosi altri procedimenti, il medesimo Tribunale di Velletri, quale giudice dell’esecuzione, ha sospeso l’ordine di demolizione di opere abusive per la possibile adozione, in futuro, di un provvedimento amministrativo incompatibile (si cita Trib. Velletri del 01/10/2018, n. 105/17 r.g. Sige). Si osserva che il mancato allineamento a questo indirizzo e’ avvenuto senza che sia stata fornita alcuna giustificazione, in violazione dei principi costituzionali di cui agli articoli 3 e 111 Cost..
2.2. Con il secondo motivo, si denuncia vizio di motivazione, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), avendo riguardo alla mancata valutazione del possibile esito del giudizio davanti al T.A.R e della ulteriore documentazione prodotta.
Si deduce che il provvedimento impugnato ha omesso qualunque valutazione in ordine alla possibile adozione di provvedimenti incompatibili con l’ordine di demolizione da parte del T.A.R., nonostante i documenti depositati. In particolare, si rileva che nessuna motivazione e’ stata fornita in ordine alle gravi condizioni sociali e di salute del ricorrente, il quale ha gravi difficolta’ a deambulare e percepisce esclusivamente redditi da pensione sociale minima, sicche’, in caso di demolizione dell’immobile, sarebbe impossibilitato a procurarsi un altro alloggio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso e’ fondato nei limiti e per le ragioni di seguito precisati.
2. Manifestamente infondate sono le censure esposte nel primo motivo, e che contestano la mancata sospensione dell’ordine di demolizione per la pendenza di un ricorso al T.A.R. e la possibile adozione di provvedimenti amministrativi favorevoli al ricorrente.
Nella specie, il ricorso giurisdizionale davanti al T.A.R. e’ pendente dal 2016, e la parte non ha allegato alcunche’ su eventuali esiti provvisori o, comunque, sullo stato del procedimento. Inoltre, l’ordinanza impugnata rileva, e non e’ contestato nel ricorso, sia la mancata pendenza di domande di sanatoria, sia l’insanabilita’ del manufatto cui si riferisce l’ordine di demolizione, perche’ ubicato in zona sottoposta a vincolo paesistico-ambientale.
Ora, secondo un principio assolutamente consolidato, che il Collegio condivide, l’ordine di demolizione del manufatto abusivo, impartito con sentenza irrevocabile, non puo’ essere revocato o sospeso sulla base della mera pendenza di un ricorso in sede giurisdizionale avverso il rigetto della domanda di condono edilizio (cfr., tra le tantissime, Sez. 3, n. 35201 del 03/05/2016, Citarella, Rv. 268032-01, e Sez. 3, n. 16686 del 05/03/2009, Marano, Rv. 243463-01).
Ne’, d’altro canto, puo’ rilevare l’eventuale esistenza di una diversa prassi presso l’ufficio giudiziario davanti al quale e’ stato proposto l’incidente di esecuzione. In disparte da ogni altra considerazione, infatti, una prassi locale non puo’ derogare o costituire un limite ad un principio giuridico di diverso contenuto.
3. Fondate, invece, sono le censure esposte nel secondo motivo, nella parte in cui contestano la mancata valutazione della documentazione prodotta sulle condizioni socio-economiche e di salute del ricorrente, oggettivamente rilevabile dall’esame dell’ordinanza impugnata.
4. Occorre premettere che la richiesta del ricorrente al Giudice dell’esecuzione di revocare l’ordine di demolizione (anche) previa valutazione della documentazione sulle sue condizioni socio-economiche e di salute deve essere qualificata come istanza finalizzata ad evidenziare il contrasto tra il provvedimento impositivo dell’abbattimento ed il principio di proporzionalita’.
Ed infatti, per un verso, la richiesta di valutare tale documentazione non puo’ avere altro significato, posto che non risultano altri principi, disposizioni o istituti che attribuiscono un qualunque rilievo alle condizioni socio-economiche e di salute del destinatario di un ordine di demolizione. Per altro verso, le condizioni socioeconomiche e di salute del ricorrente assumono un significato apprezzabile ai fini della verifica del rispetto del principio di proporzionalita’ nell’esecuzione di un provvedimento di abbattimento di un edificio.
5. La rilevanza del principio di proporzionalita’ in relazione all’esecuzione dell’ordine di demolizione non risulta puntualmente evidenziata dalle disposizioni del legislatore nazionale, ma e’ stata esplicitamente affermata dalla giurisprudenza dalla Corte EDU e poi riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimita’.
5.1. La disciplina del legislatore italiano in tema di ordine di demolizione emesso dal giudice penale e’ fissata dal Decreto Legislativo n. 380 del 2001, articolo 31, comma 9.
Questa disposizione prevede che, con riferimento agli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire o di segnalazione certificata di inizio di attivita’ nei casi previsti dall’articolo 23, comma 1, Decreto Legislativo cit., ovvero in totale difformita’ o con variazioni essenziali rispetto agli stessi, “il giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all’articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita”, senza null’altro aggiungere.
5.2. Un espresso riconoscimento del principio di proporzionalita’, invece, come si e’ anticipato, e’ avvenuto ad opera della giurisprudenza della Corte EDU.
In particolare, estremamente significative sul tema sono le sentenze Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, e Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania.
Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, concernente un provvedimento emesso da un’autorita’ amministrativa sottoposta a controllo giurisdizionale amministrativo, in assenza di un procedimento penale, precisa espressamente che il problema del rispetto del principio di proporzionalita’ nell’esecuzione dell’ordine di demolizione e’ rilevante solo quando viene in gioco il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio di una persona, di cui all’articolo 8 della CEDU, il quale e’ configurabile in relazione all’immobile destinato ad abituale abitazione della stessa, e non anche quando viene opposto esclusivamente il diritto alla tutela della proprieta’, garantito dall’articolo 1 del Prot. 1 CEDU (cfr. le chiarissime osservazioni contenute nei §§ 54 e 73-76). Cio’ posto, secondo la precisata pronuncia, il principio di proporzionalita’ impone che la persona interessata ad opporsi ad un ordine di demolizione per una costruzione illegale abbia il diritto a ricevere un attento esame delle proprie ragioni da parte di un tribunale indipendente, e che, ai fini di questo esame, sia prestata attenzione anche alle personali condizioni del destinatario del provvedimento ablatorio e ai tempi intercorrenti tra la definitivita’ delle decisioni giudiziarie di cognizione e l’attivazione del procedimento di esecuzione (cfr. spec. § 59). Va peraltro rilevato che questa decisione e’ stata adottata a maggioranza e che vi e’ stata una opinione parzialmente dissenziente, nella quale si e’ sottolineato come puo’ essere eccessivo richiedere un controllo dettagliato sul rispetto del principio di proporzionalita’, stante l’esigenza di assicurare il rispetto della pianificazione del territorio (opinione parzialmente dissenziente del Giudice Vehabovie.
Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania, anch’essa relativa ad un provvedimento ablatorio emesso da un’autorita’ amministrativa, ha ribadito l’esigenza del rispetto del principio di proporzionalita’ in caso di ordine di demolizione di costruzioni illegali, ma ha ritenuto piu’ limitati gli ambiti di tutela del privato. In particolare, la sentenza appena citata ha affermato che e’ altamente significativa (“highly relevant”) la circostanza della illegale edificazione dell’abitazione, precisando di essere riluttante (“will be slow”) ad assicurare tutela a chi ha sfidato la legge, per evitare di incoraggiare azioni illegali in contrasto con le esigenze di protezione dell’ambiente quale interesse pubblico (cfr., specificamente, § 56), ed ha, pero’, giudicato di fondamentale importanza la possibilita’ per l’interessato di far valere eventuali violazioni del principio di proporzione davanti ad un Tribunale indipendente (v. § 57). In applicazione di questi principi, la pronuncia ha escluso che, nella specie, l’esecuzione dell’ordine di demolizione dell’appartamento adibito a proprio domicilio abbia determinato la violazione del diritto di cui all’articolo 8 della CEDU. In particolare, la Corte EDU ha valorizzato la consapevolezza dell’illegalita’ della edificazione al momento del compimento di tale attivita’, e, quindi, l’atteggiamento di cosciente sfida ai divieti normativi (cfr. §§ 58 e 59), nonche’ la concessione di adeguati periodi di tempo per consentire all’interessato di “legalizzare”, se possibile, la situazione, e di trovare una soluzione alle proprie esigenze abitative (v. § 63), ed ha espressamente ritenuto tali circostanze prevalenti sulle condizioni di eta’ avanzata, poverta’ e basso reddito del ricorrente (§ 64).
5.3. La giurisprudenza di legittimita’ ha mostrato attenzione al principio di proporzionalita’ in materia di esecuzione dell’ordine di demolizione di un immobile illegittimamente costruito a seguito dell’elaborazione della Corte EDU.
In particolare, tra le altre, vanno richiamate tre decisioni: Sez. 3, n. 48021 del 11/09/2019, Giordano, Rv. 277994-01; Sez. 3, n. 24882 del 26/04/2018, Ferrante, Rv. 273368-01; Sez. 3, n. 17398 del 19/03/2019, Proscio, non mass.
Sez. 3, n. 48021 del 2019, cit., dopo aver evidenziato la natura eminentemente casistica della giurisprudenza della Corte EDU, ha ritenuto rispettato il principio di proporzionalita’ anche in considerazione della “distanza temporale (circa 20 anni) tra il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e l’attuazione effettiva dell’ordine di demolizione”, siccome valorizzata dal giudice di merito quale circostanza che avrebbe “consentito alla ricorrente di cercare una soluzione alternativa”.
Sez. 3, n. 24882 del 2018, cit., poi, ha escluso la violazione del principio di proporzionalita’, perche’ “lo stato di salite del ricorrente (era stato ritenuto dal giudice di merito) come solo “cagionevole””, perche’ l’impossibilita’ di reperire altra abitazione era meramente asserita, perche’ l’istanza di condono dell’immobile era stata respinta in sede amministrativa, e perche’ della successiva impugnazione davanti al Tar non era stato documentato alcun esito.
Sez. 3, n. 17398 del 2019, cit., invece, ha annullato l’ordinanza di rigetto della richiesta di revoca dell’ordine di demolizione, per l’assenza di qualunque valutazione circa la proporzionalita’ tra la misura della demolizione e l’interesse del singolo al rispetto del proprio domicilio, precisando segnatamente: “La violazione o meno, nella fattispecie concreta, dell’articolo 8 della convenzione Europea, dovra’ essere valutata sotto il profilo della proporzionalita’, tra l’abuso – se di dimensioni tali da farlo ritenere di necessita’, se abitato – e gli interessi generali della comunita’ al rispetto delle norme”.
6. Alla luce di quanto evidenziato in precedenza, appare possibile raggiungere individuare delle conclusioni, sia con riguardo al dovere del giudice dell’esecuzione di valutare il rispetto del principio di proporzionalita’ nella fase di attuazione dell’ordine di demolizione di un’abitazione illegalmente costruita, sia in relazione ai criteri da seguire per l’effettuazione di tale giudizio.
6.1. La configurabilita’ del dovere del giudice dell’esecuzione di valutare il rispetto del principio di proporzionalita’ nella fase di attuazione dell’ordine di demolizione, in quanto e nei limiti in cui detto principio assume rilievo secondo l’orientamento consolidato della Corte EDU, discende da una interpretazione sistematica, ampiamente diffusa, avvalorata espressamente anche dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite.
Le Sezioni Unite, in particolare, hanno affermato che i principi contenuti nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, come definiti nella giurisprudenza consolidata della Corte EDU, pur non traducendosi in norme direttamente applicabili nell’ordinamento nazionale, costituiscono criteri di interpretazione – convenzionalmente orientata – ai quali il giudice nazionale e’ tenuto a ispirarsi nell’applicazione delle norme interne (cosi’ Sez. U, n. 27620 del 28/04/2016, Dasgupta, Rv. 267486-01, in motivazione, specificamente § 5, ma anche § 8.2).
A fondamento di questa affermazione, il Collegio supremo garante della nomofilachia ha richiamato le sentenze (c.d. “gemelle”) nn. 348 e 349 del 2007. Le Sezioni Unite hanno poi osservato che l’alternativa per “l’interprete e’ di verificare se e’ effettivamente riscontrabile un contrasto tra norme interne delle quali debba farsi applicazione nel caso concreto e norme CEDU, o se, invece, la disciplina nazionale sia in linea, anche attraverso una interpretazione adeguatrice, con quella convenzionale”, e che il limite alla praticabilita’ dell’operazione ermeneutica appena indicata e’ quello di un “accertato insanabile contrasto” tra norme CEDU e norme interne, nel qual caso occorre sottoporre queste ultime a sindacato di costituzionalita’ ex articolo 117 Cost.. Hanno inoltre evidenziato, con specifico riferimento alla questione da esse esaminata (concernente la configurabilita’ di un obbligo di rinnovazione istruttoria in appello ai fini della riforma di una sentenza di assoluzione in condanna), che “la mancanza di una formale previsione al riguardo non e’ di ostacolo a ricavare la regola in via di interpretazione sistematica, avuto riguardo alle linee ermeneutiche (…)”.
Ancora, le Sezioni Unite, nella sentenza citata, hanno puntualizzato quale deve ritenersi essere la “forza vincolante della giurisprudenza della Corte EDU nei confronti del giudice nazionale”. Precisamente, hanno osservato: “Data la natura eminentemente casistica di tali sentenze, che per di piu’ si riferiscono a una pluralita’ di ordinamenti, il vincolo per il giudice nazionale sussiste esclusivamente con riguardo a un orientamento convenzionale “consolidato” ovvero a una decisione “pilota” in senso stretto, la quale, cioe’, con riferimento a un determinato ordinamento nazionale, ne evidenzi lacune o contrasti strutturali con la CEDU (per tutte, da ultimo, Corte Cost., sent. n. 49 del 2015)”. Ed hanno aggiunto: “Si tratta di approdi ampiamente acquisiti che le Sezioni Unite non hanno alcuna ragione di ripercorrere ulteriormente”.
Per completezza, sembra utile aggiungere che il principio della vincolativita’ della giurisprudenza della Corte EDU solo quando questa risulta consolidata, nei sensi precisati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 49 del 2015, risulta espressamente ribadito, di recente, sia dal Giudice delle Leggi (Corte Cost., sent. n. 66 del 2019, § 9 del Considerato in diritto), sia dalle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 8544 del 24/10/2019, dep. 2020, Genco, Rv. 278054-01, anche in sede di formale enunciazione del principio di diritto, § 7 del Considerato in diritto).
6.2. Cio’ posto, sembra corretto affermare che l’obbligo di osservare il principio di proporzionalita’ nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un immobile illegalmente edificato, ed adibito ad abituale abitazione di una persona, costituisce principio rispondente all’orientamento consolidato della giurisprudenza della Corte EDU, ed e’ applicabile da parte del giudice italiano in forza di interpretazione sistematica adeguatrice.
In effetti, la configurabilita’ dell’obbligo di osservare il principio di proporzionalita’ nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un’immobile illegalmente edificato, quando questo sia destinato ad abituale abitazione della persona interessata, si e’ detto, e’ stata puntualmente affermata dalla Corte EDU nelle due sentenze precedentemente citate (Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, e Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania). L’orientamento giurisprudenziale appena indicato, inoltre, sviluppa esplicitamente precedenti indicazioni della medesima Corte EDU sulla necessita’ di un esame della proporzionalita’ dell’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio di una persona, di cui all’articolo 8 della CEDU, relativamente all’abitazione illegalmente costruita (cfr., per tutte, Corte EDU, 17/10/2013, Winterstein ed altri c. Francia), e non risulta contrastato da pronunce di diverso avviso.
L’applicabilita’ dell’obbligo di matrice convenzionale appena indicato a cura del giudice italiano in forza di interpretazione sistematica adeguatrice, poi, sembra affermazione del tutto ragionevole perche’ non contrasta con specifiche disposizioni dell’ordinamento nazionale, le quali, anzi, presentano anche significativi margini di elasticita’ (cfr., ad esempio, le indicazioni di Sez. 3, n. 15134 del 24/11/2017, dep. 2018, Volpe, Rv. 272691-01, secondo la quale il giudice che ordina la demolizione di un manufatto abusivo puo’ fissare discrezionalmente il termine per l’adempimento di tale obbligo). E del resto, ormai numerose sono le decisioni che si confrontano puntualmente con il problema del rispetto del principio di proporzionalita’ nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un’immobile illegalmente edificato che costituisca abituale abitazione della persona interessata, pur generalmente pervenendo ad escludere violazioni dell’articolo 8 CEDU (cfr., oltre le tre decisioni citate supra, § 5.3, tra le altre: Sez. 3, n. 26334 del 15/07/2020, Ayala Flores, non massimata; Sez. 3, n. 7232 del 05/02/2020, Di Milo, non massimata; Sez. 3, n. 15141 del 20/02/2019, Pignalosa, non massimata).
6.3. Il dovere di valutare il rispetto del principio di proporzionalita’ nella fase di esecuzione dell’ordine di demolizione di un’abitazione illegalmente edificata, secondo l’orientamento consolidato della Corte EDU, non implica un’assoluta discrezionalita’ del giudice, ma la necessita’ di rispettare alcuni precisi criteri guida.
Innanzitutto, il principio di proporzionalita’ nell’esecuzione dell’ordine di demolizione di un immobile illegalmente costruito assume rilievo secondo l’orientamento consolidato della Corte EDU solo quando viene in gioco il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio di una persona, di cui all’articolo 8 della CEDU, e non anche quando viene opposto esclusivamente il diritto alla tutela della proprieta’, garantito dall’articolo 1 del Prot. 1 CEDU (in questi termini e’ esplicita Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria; inoltre, e’ significativo che la questione sia stata devoluta alla Corte EDU, nel caso Kaminskas c. Lituania, solo in relazione all’articolo 8 CEDU). L’esigenza di assicurare il rispetto del principio di proporzionalita’, quindi, quando attiene ad un manufatto illegalmente edificato, e’ configurabile esclusivamente in relazione all’immobile destinato ad abituale abitazione di una persona.
In secondo luogo, poi, il principio di proporzionalita’, secondo l’orientamento consolidato della Corte EDU, ha un profilo procedurale, quale diritto a ricevere un attento esame delle proprie ragioni da parte di un tribunale indipendente, e un profilo sostanziale. In particolare, ai fini della valutazione del rispetto del principio di proporzionalita’, un rilievo centrale assumono, da un lato, l’eventuale consapevolezza della violazione della legge nello svolgimento dell’attivita’ edificatoria da parte dell’interessato, stante l’esigenza di evitare di incoraggiare azioni illegali in contrasto con la protezione dell’ambiente (cfr. specificamente, Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania, ma anche l’opinione parzialmente dissenziente del Giudice Vehabovid allegata a Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria), e, dall’altro, i tempi intercorrenti tra la definitivita’ delle decisioni giudiziarie di cognizione e l’attivazione del procedimento di esecuzione, per consentire all’interessato di “legalizzare”, se possibile, la situazione, e di trovare una soluzione alle proprie esigenze abitative (cosi’ entrambe le decisioni della Corte EDU cit.). Inoltre, ai fini del giudizio circa il rispetto del principio di proporzionalita’, sono sicuramente rilevanti le condizioni di eta’ avanzata, poverta’ e basso reddito dei dell’interessato; queste condizioni, pero’, non risultano mai essere considerate, di per se’ sole, risolutive, o perche’ valutate congiuntamente ai tempi intercorrenti tra la definitivita’ delle decisioni giudiziarie di cognizione e l’attivazione del procedimento di esecuzione (Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria), o perche’ esplicitamente ritenute recessive in caso di consapevolezza dell’illegalita’ della edificazione al momento del compimento di tale attivita’ e di concessione di adeguati periodi di tempo per consentire la regolarizzazione, se possibile, della situazione, e per trovare una soluzione alle esigenze abitative (Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania).
7. In conclusione, la totale assenza di valutazione della documentazione prodotta in ordine alle condizioni socio-economiche e di salute del ricorrente, oggettivamente rilevabile dall’esame dell’ordinanza impugnata, impone l’annullamento dell’ordinanza impugnata, stante la necessita’ di apaezzare la rilevanza di tali circostanze ai fini dell’esecuzione dell’ordine di demolizione, alla luce dei principi della CEDU come interpretati dalla giurisprudenza consolidata delle Corte EDU.
Il giudice del rinvio esaminera’, in primo luogo, se, nella specie, viene in rilievo il principio di proporzionalita’, perche’ si fa questione del diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio di una persona, di cui all’articolo 8 della CEDU, in quanto l’immobile al quale si riferisce l’ordine di demolizione e’ destinato ad abituale abitazione del ricorrente.
In caso di risposta affermativa a tale quesito, il giudice del rinvio valutera’: se il ricorrente, nel momento in cui ha realizzato abusivamente l’attivita’ edificatoria, avesse consapevolezza di agire illegalmente, ovvero, in caso contrario, quale fosse il grado della sua colpa; quali siano stati i tempi a disposizione del medesimo, dopo la definitivita’ della sentenza di condanna, per conseguire, se possibile, la sanatoria dell’immobile, e comunque per trovare una soluzione alle proprie esigenze abitative; quali siano le effettive condizioni di salute e socio-economiche del ricorrente e se le stesse, in concreto, esplichino rilevanza sul giudizio concernente il rispetto del principio di proporzionalita’, eventualmente anche solo in relazione al profilo della valutazione della congruita’ del tempo concesso al ricorrente.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Velletri.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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