In caso di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva

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Corte di Cassazione, sezione quinta penale, Sentenza 12 maggio 2020, n. 14685.

Massima estrapolata:

In caso di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilità della scriminante sportiva: a) quando si constati assenza di collegamento funzionale tra l’evento lesivo e la competizione sportiva; b) quando la violenza esercitata risulti sproporzionata in relazione alle concrete caratteristiche del gioco e alla natura e rilevanza dello stesso; c) quando la finalità lesiva costituisce prevalente spinta all’azione, anche ove non consti, in tal caso, alcuna violazione delle regole dell’attività.

Sentenza 12 maggio 2020, n. 14685

Data udienza 16 gennaio 2020

Tag – parola chiave: Lesioni personali – Pugno al viso – Competizione sportiva – Gioco fermo – Indebolimento permanente organi dentali – Rischio consentito del gioco – Causa di giustificazione del consenso dell’avente diritto – Presupposti di applicabilità – Specificità – Insussistenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PEZZULLO Rosa – Presidente

Dott. CATENA Rossel – rel. Consigliere

Dott. MICHELI Paolo – Consigliere

Dott. SCORDAMAGLIA Irene – Consigliere

Dott. BORRELLI Paola – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS), nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza della Corte di Appello sezione distaccata di Bolzano emessa in data 07/02/2019;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Rossella Catena;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Tassone Kate, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso;
udito il difensore di fiducia del ricorrente, avv.to (OMISSIS), che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello – sezione distaccata di Bolzano confermava la sentenza emessa in data 11/07/2017 dal Tribunale di Bolzano in composizione monocratica, con cui (OMISSIS) era stato condannato a pena di giustizia, oltre che al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile, in relazione al reato di cui all’articolo 582 c.p., articolo 583 c.p., comma 1, n. 2, per aver cagionato a (OMISSIS) lesioni personali, avendolo colpito in viso con un pugno, da cui era derivato l’indebolimento permanente degli organi dentali; in (OMISSIS).
2. In data 05/04/2019 (OMISSIS) ricorre, a mezzo del difensore di fiducia avv.to (OMISSIS), per:
2.1. vizio di motivazione, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera e), anche in riferimento al travisamento della prova, avendo la Corte di merito riconosciuto, con motivazione parzialmente diversa da quella del primo giudice, che la condotta fosse stata posta in essere nel corso del gioco, ma ha poi ritenuto la stessa del tutto volontaria ed avulsa dalla dinamica della partita di calcio in corso; in particolare, come si evince dalla deposizione dei testi (OMISSIS), (OMISSIS) ed (OMISSIS), delle cui deposizioni vengono riportati degli stralci in ricorso, l’imputato aveva posto in essere un’azione di smarcatura in occasione di un calcio di punizione, girandosi con le braccia aperte e, in questa rotazione, colpendo involontariamente in viso l’avversario, trattandosi quindi, di azione finalisticamente inserita nel contesto de un’attivita’ sportiva e, come tale, scriminata da consenso dell’avente diritto in relazione al rischio consentito nell’ambito dell’attivita’ stessa; si sottolinea, inoltre, la contraddittorieta’ delle deposizioni dei testi su cui le sentenze di merito hanno fondato l’affermazione di penale responsabilita’, posto che le stesse non sono riuscite a chiarire se la parte lesa fosse stata colpita con un pugno o con una gomitata, circostanza non chiarita, peraltro, neanche dalla formulazione del capo di imputazione;
2.2. violazione di legge, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera b), in relazione all’articolo 521 c.p.p., dovendosi, al piu’, la condotta dell’imputato inquadrare nella fattispecie di cui all’articolo 590 c.p., come emerso dall’istruttoria dibattimentale ed alla luce della giurisprudenza di legittimita’ in tema di lesioni cagionate nel contesto di attivita’ sportive.
3. In data 06/05/2019 risulta pervenuta memoria nell’interesse della parte civile, con cui si chiede la declaratoria di inammissibilita’ del ricorso e si richiede la liquidazione delle spese relative al giudizio di legittimita’.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso e’ infondato e va, pertanto, rigettato.
Va ricordato come la vicenda si collochi nel contesto di un incontro di calcio e che gia’ il primo Giudice, riportando la dichiarazione della persona offesa (OMISSIS) – il quale aveva chiaramente indicato l’imputato come colui che gli aveva sferrato un pugno seguito da un colpo del braccio mentre il gioco era fermo, in quanto le squadre erano in attesa di un calcio di punizione che avrebbe dovuto essere battuto – aveva chiarito che la versione del (OMISSIS) fosse stata confermata da ben cinque testi. In particolare, i testi (OMISSIS) e (OMISSIS) si trovavano molto vicini al luogo del fatto, in prossimita’ della lunetta dell’area di rigore, ed avevano un ricordo molto chiaro della partita e di quanto verificatosi; il teste Pomidori, pur trovandosi a maggiore distanza, aveva prestato costante attenzione a quanto verificatosi in campo, dato il suo ruolo di guardialinee; anche il teste (OMISSIS), che si trovava in tribuna, ha reso una dichiarazione del tutto sovrapponibile a quella degli altri testi, tutti concordando su fatto che l’imputato si era improvvisamente girato, durante una marcatura da parte del (OMISSIS), colpendolo con un pugno e con il gomito sinistro. Il (OMISSIS) stesso, peraltro, aveva specificato che egli stava semplicemente ponendo in essere una marcatura dell’avversario, nell’intento di proteggere la propria porta, essendo il calcio di punizione in favore della squadra avversaria, per cui in detto contesto, in seguito al contatto tra la schiena del (OMISSIS) ed il petto del (OMISSIS), che teneva le braccia allargate per evitare falli, il primo si era voltato e lo aveva colpito violentemente.
Peraltro, va ricordato come gia’ il primo giudice avesse ritenuto non attendibili le dichiarazioni dei testi della difesa, (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) – su cui si fonda il primo motivo di ricorso – in quanto contraddittorie tra loro e collidenti con il ruolo dell’arbitro che, in quel momento, non stava affatto prestando attenzione ai giocatori, in quanto era intento a segnare un cambio nella formazione di una delle due squadre, richiesta a gioco fermo ed effettuata prima del calcio di punizione, elemento in piu’ per ritenere che al momento della condotta dell’imputato il gioco non fosse affatto ripreso.
In tal senso, quindi, la ricostruzione della vicenda appare del tutto chiara sin dalla sentenza di primo grado, che ha evidenziato la piena volontarieta’ della condotta da parte dell’imputato, escludendo che la stessa fosse stata posta in essere durante lo svolgimento della partita, ossia dopo che l’arbitro aveva fischiato il calcio di punizione.
Il primo motivo di ricorso, quindi, si limita a riproporre una doglianza gia’ sottoposta al Giudice del gravame e da questi ampiamente valutata; le argomentazioni, inoltre, appaiono ai limiti dell’inammissibilita’, in quanto tendenti ad una diversa valutazione di parte del compendio dichiarativo, in funzione di una ricostruzione alternativa e piu’ favorevole all’imputato.
La Corte territoriale, inoltre, ha ampiamente motivato sul rischio consentito del gioco, citando giurisprudenza di questa Corte di legittimita’, secondo cui in tema in tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilita’ della causa di giustificazione del consenso dell’avente diritto con riferimento al cosiddetto rischio consentito (articolo 50 c.p.), ne’ ricorrono quelli di una causa di giustificazione non codificata ma immanente nell’ordinamento, in considerazione dell’interesse primario che l’ordinamento statuale riconnette alla pratica dello sport, nell’ipotesi in cui, durante una partita di calcio ma a gioco fermo, un calciatore colpisca l’avversario, come nel caso di specie verificatosi.
Mentre, infatti, la condotta lesiva va ritenuta esente da sanzione penale allorche’ sia finalisticamente inserita nel contesto dell’attivita’ sportiva, ricorre, al contrario, l’ipotesi di lesioni volontarie qualora la gara sia soltanto l’occasione della condotta violenta mirata alla persona dell’antagonista (Sez. 5, sentenza n. 33275 del 28/03/2017, Sansica, Rv. 270498; Sez. 5, sentenza n. 15170 del 15/02/2016, Ferretti, Rv. 266398).
Ancor piu’ di recente e’ stato ribadito che, in caso di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilita’ della scriminante sportiva: a) quando si constati assenza di collegamento funzionale tra l’evento lesivo e la competizione sportiva; b) quando la violenza esercitata risulti sproporzionata in relazione alle concrete caratteristiche del gioco e alla natura e rilevanza dello stesso; c) quando la finalita’ lesiva costituisce prevalente spinta all’azione, anche ove non consti, in tal caso, alcuna violazione delle regole dell’attivita’ (Sez. 5, sentena n. 21120 del 29/01/2018, Valvo, Rv. 273203).
Come affermato dalla sentenza impugnata, nel caso in esame la condotta risulta posta in essere allorquando i giocatori delle due squadre si stavano posizionando per, rispettivamente, sfruttare la posizione e difender la propria porta, mettendo a punto le marcature in attesa che l’arbitro fischiasse per il calcio di punizione; quindi, il gioco era indiscutibilmente fermo, ed il pugno del (OMISSIS) era risultato chiaramente diretto e volontario ed avulso da qualsiasi dinamica di gioco, in quanto sferrato, come detto, a gioco fermo.
Ne’, infine, si comprende in cosa sarebbe consistita la dedotta violazione dell’articolo 521 c.p.p. posto che il capo di imputazione ha chiaramente contestato il delitto di lesioni volontarie, descrivendo compiutamente la condotta e la natura delle lesioni cagionate, ossia un trauma contusivo con indebolimento permanente dell’organo dentale; in particolare, e’ stato descritto l’esito della consulenza di parte, evidenziante un danno biologico permanente del 2,-2,5%.
Dal rigetto del ricorso discende la condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali, ai sensi dell’articolo 616 c.p.p.; l’imputato va, altresi’, condannato alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile, che si liquidano in Euro 1.800,00 oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonche’ alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile, che liquida in Euro 1.800,00 oltre accessori di legge

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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