Qualora il genitore faccia l’accettazione beneficiata in favore del minore

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Corte di Cassazione, sezione seconda civile, Ordinanza 16 novembre 2018, n. 29665.

La massima estrapolata:

Qualora il genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore, chiamato all’eredità, faccia l’accettazione prescritta dall’articolo 471 del codice civile da cui deriva l’acquisto da parte del minore della qualità di erede, ma non compia l’inventario, necessario per poter usufruire della limitazione della responsabilità, e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, l’eredità resta acquisita da quest’ultimo, che però è considerato erede puro e semplice, mentre il mancato perfezionamento della procedura di accettazione beneficiata mantiene il minore nella qualità di chiamato, sicché una volta divenuto maggiorenne, potrà valutare se conservare o meno il beneficio ovvero rinunciare all’eredità.

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Accettazione dell’eredità

Ordinanza 16 novembre 2018, n. 29665

Data udienza 11 ottobre 2018

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORRENTI Vincenzo – Presidente

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 16742/2016 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;
– controricorrente –
e
(OMISSIS);
– intimata –
avverso la sentenza n. 991/2015 della CORTE D’APPELLO (OMISSIS), depositata il 26/06/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 11/10/2018 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;
Lette le memorie di parte ricorrente.

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. A seguito del decesso di (OMISSIS) avvenuto in data (OMISSIS), succedevano ex lege il figlio minore (OMISSIS) ed il coniuge (OMISSIS), la quale accettava per conto del primo l’eredita’ paterna con beneficio di inventario, giusta autorizzazione del giudice tutelare del 25/10/1979.
Tra i beni caduti in successione vi era anche un complesso immobiliare costituito da capannone industriale con palazzina annessa e piazzali, sito in (OMISSIS) in catasto al foglio (OMISSIS), particolo (OMISSIS).
In data 12 maggio 1988 (OMISSIS), a breve distanza dal conseguimento della maggiore eta’, rinunciava all’eredita’, con dichiarazione inserita ai sensi dell’articolo 519 c.c., e articolo 52 disp. att. c.c., nel registro delle successioni tenuto all’epoca presso la Pretura di Barletta.
Nelle more la (OMISSIS), anche dopo il decesso del marito aveva continuato a gestire l’impresa del de cuius, che era entrata in crisi, venendo infine ammessa alla procedura di concordato preventivo, nell’ambito della quale (OMISSIS) aveva acquistato il detto complesso immobiliare.
Con successivo atto di citazione del 21 marzo 2007, (OMISSIS) conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Trami la (OMISSIS) per sentire accertare che era proprietario della meta’ del complesso immobiliare acquistato dalla convenuta, onde poi pervenire alla divisione del bene, con la condanna della convenuta anche al rendiconto della quota di frutti medio tempore percepiti.
Assumeva l’attore che, avendo accettato l’eredita’ con beneficio di inventario, non era piu’ possibile una successiva rinuncia, risultando quindi inefficace la rinuncia all’eredita’ compiuta poco dopo il raggiungimento della maggiore eta’.
Si costituiva la convenuta che contestava la fondatezza della domanda, ed in via riconvenzionale deduceva di essere divenuta proprietaria dell’intero bene ai sensi dell’articolo 1159 c.c., chiedendo di essere autorizzata a chiamare in garanzia la (OMISSIS).
Autorizzata la chiamata in causa, si costituiva la (OMISSIS) che deduceva la propria estraneita’ alla vicenda.
Il Tribunale adito con la sentenza del 17 luglio 2012 riteneva condivisibile la tesi dell’invalidita’ della rinuncia successiva da parte dell’attore, ma riteneva che la (OMISSIS) fosse divenuta proprietaria esclusiva del bene in virtu’ di usucapione decennale abbreviata, avendo posseduto in buona fede e sulla base di un titolo astrattamente idoneo al trasferimento dell’intera proprieta’.
Avverso tale sentenza ha proposto appello il (OMISSIS), assumendo l’inapplicabilita’ alla fattispecie della previsione di cui all’articolo 1159 c.c., ed insistendo per l’accoglimento della domanda originaria.
Nella resistenza delle appellate, avendo la (OMISSIS) proposto altresi’ appello incidentale, la Corte d’Appello di Bari con la sentenza n. 991 del 26/6/2015 accoglieva l’appello incidentale e rigettava la domanda del (OMISSIS), con la conseguente condanna al rimborso delle spese del doppio grado.
Ad avviso dei giudici di appello, il minore puo’ accettare l’eredita’ solo con beneficio di inventario, con la conseguenza che al raggiungimento della maggiore eta’ puo’ alternativamente procedere alla redazione dell’inventario, entro un anno, ovvero lasciarsi decadere dal beneficio non provvedendo a tanto, e divenendo quindi erede, oppure puo’ rinunciare all’eredita’.
Ne scaturiva quindi che la rinuncia all’eredita’ compiuta dall’appellante subito dopo il raggiungimento della maggiore eta’ era perfettamente valida, con la conseguenza che la quota ereditaria della (OMISSIS) si era accresciuta, essendo quindi legittima la vendita in sede di concordato dell’intera proprieta’ del bene.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS), sulla base di due motivi.
(OMISSIS) ha resistito con controricorso.
(OMISSIS) non ha svolto difese in questa fase.
2. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 475, 484, 489 e 674 c.c..
Si rileva che la sentenza impugnata ha erroneamente applicato le previsioni codicistiche in tema di accettazione con beneficio di inventario da parte del minore, pervenendo quindi erroneamente alla conclusione circa l’accrescimento della quota ereditaria del coniuge del de cuius.
Ed, infatti, poiche’ all’epoca dell’apertura della successione il ricorrente era minore, questi non poteva che accettare con beneficio di inventario come imposto dall’articolo 489 c.c..
La norma peraltro accorda un ulteriore vantaggio al minore prevedendo che, anche laddove non abbia in precedenza provveduto a redigere l’inventario, possa comunque predisporre tale atto nel termine di un anno dal raggiungimento della maggiore eta’, conservando quindi gli effetti e i vantaggi del beneficio.
La mancata redazione dell’inventario fa si’ che il minore, pur a fronte della formale accettazione da parte dei suoi rappresentanti legali, conservi la qualita’ di chiamato, sicche’, sempre entro l’anno, potrebbe, in alternativa alla redazione dell’inventario ovvero alla sua omissione (il che lo renderebbe erede puro e semplice alla scadenza dell’anno), rinunciare anche all’eredita’.
Cio’ pero’ presuppone che l’inventario non sia stato in precedenza predisposto, in quanto una volta intervenuto anche tale atto si perfeziona l’acquisto della qualita’ di erede in capo al minore, il quale e’ quindi impossibilitato ad una successiva rinuncia per effetto del principio semel heres, semper heres.
Nella fattispecie, emerge invece la prova che l’inventario e’ stato redatto allorquando il ricorrente era ancora minorenne con la conseguenza che non era piu’ possibile rinunciare all’eredita’, palesandosi in tal modo erronea la decisione del giudice di appello.
Il motivo e’ fondato.
Occorre ricordare che, a seguito dell’elaborazione della giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 11030/2003) si e’ precisato che nella procedura di accettazione con beneficio di inventario, la mancata redazione dell’inventario non e’ una causa di decadenza, come pur si era opinato in passato, ma impedisce il perfezionamento della fattispecie a formazione progressiva, essendo il beneficio della limitazione di responsabilita’ ricollegato al concorso sia dell’accettazione che della tempestiva redazione dell’inventario.
In relazione quindi alle eredita’ devolute a maggiorenni ed a soggetti capaci si e’ coerentemente affermato che (Cass. n. 16739/2005) se da un lato la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario ha una propria immediata efficacia, determinando il definitivo acquisto della qualita’ di erede da parte del chiamato, che subentra percio’ in “universum ius defuncti”, compresi i debiti del “de cuius”, d’altro canto essa non incide sulla limitazione della responsabilita’ “intra vires”, che e’ condizionata (anche) alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell’inventario, in mancanza del quale l’accettante e’ considerato erede puro e semplice (articoli 485, 487 e 488 c.c.) non perche’ abbia perduto “ex post” il beneficio, ma per non averlo mai conseguito. Infatti, le norme che impongono il compimento dell’inventario in determinati termini non ricollegano mai all’inutile decorso del termine stesso un effetto di decadenza ma sanciscono sempre come conseguenza che l’erede viene considerato accettante puro e semplice, mentre la decadenza e’ chiaramente ricollegata solo ed esclusivamente ad alcune altre condotte, che attengono alla fase della liquidazione e sono quindi necessariamente successive alla redazione dell’inventario.
Tale principio subisce evidentemente delle deroghe per le diverse ipotesi in cui sia imposta come obbligatoria e necessitata l’accettazione con beneficio di inventario, come appunto e’ previsto per i minori e gli incapaci nonche’ per i soggetti di cui all’articolo 473 c.c..
In tal senso si e’ ribadito anche di recente che (cfr. Cass. n. 21456/2017) l’articolo 471 c.c., disponendo che le eredita’ devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredita’ in modo diverso, sicche’ l’eventuale accettazione tacita, fatta dal rappresentante con il compimento di uno degli atti previsti dall’articolo 476 c.c., non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace. Tuttavia, se a seguito dell’inefficace accettazione dell’eredita’ per suo conto fatta dal legale rappresentante, il soggetto gia’ minore d’eta’ non provvede – ai sensi dell’articolo 489 c.c. – a conformarsi alle disposizioni dell’articolo 484 c.c. e segg., entro l’anno dal raggiungimento della maggiore eta’, rimane ferma con pieni effetti l’accettazione pura e semplice gia’ avvenuta nel suo interesse ed acquistano efficacia anche tutti gli atti inerenti all’eredita’ accettata posti in essere dal rappresentante legale del minore.
Coerentemente con l’affermazione secondo cui la redazione dell’inventario costituisce uno degli elementi costitutivi della fattispecie a formazione progressiva dell’accettazione con beneficio di inventario, si e’ altresi’ precisato che (cfr. Cass. n. 8832/1999) anche qualora il genitore esercente la potesta’ (ora responsabilita’ genitoriale) sul figlio minore chiamato all’eredita’ faccia l’accettazione prescritta dall’articolo 471 c.c., da cui deriva l’acquisto da parte del minore della qualita’ di erede (articoli 470 e 459 c.c.), ma non compia l’inventario necessario per poter usufruire della limitazione della responsabilita’ – e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore eta’, l’eredita’ resta acquisita da quest’ultimo, che pero’ e’ considerato erede puro e semplice (articolo 489 c.c.), mentre (cfr. Cass. n. 1267/1986) il mancato perfezionamento della procedura di accettazione beneficiata, mantiene il minore nella qualita’ di chiamato, sicche’ una volta divenuto maggiorenne, potra’ valutare se conservare o meno il beneficio ovvero rinunciare alla eredita’.
Tuttavia, come precisato sempre da questa Corte (cfr. Cass. n. 9142/1993) la disposizione dell’articolo 485 c.c., secondo cui il chiamato all’eredita’ che e’ qualunque titolo nel possesso dei beni ereditari, e’ considerato puro e semplice, ove non ottemperi alle disposizioni circa la compilazione dell’inventario nel termine prescritto, non e’ applicabile nell’ipotesi di eredita’ devolute ai minori, posto che nei confronti di tali soggetti la decadenza dal beneficio d’inventario non puo’ avvenire, a norma dell’articolo 489 c.c., se non al compimento di un anno dalla maggiore eta’, restando pero’ escluso che, una volta che l’inventario sia stato eseguito, sia pure nel mancato rispetto del termine di cui all’articolo 485 cit., ma in costanza della minore eta’ del chiamato, questi debba reiterare, per conservare la posizione di erede beneficiario, un inventario gia’ compiuto, entro l’anno dal raggiungimento della maggiore eta’.
Ne deriva che, una volta che si sia perfezionata, prima del raggiungimento della maggiore eta’, la procedura di accettazione beneficiata, con il realizzarsi degli elementi costitutivi previsti dalla legge, risulta ormai acquisita la qualita’ di erede, con la conseguenza che al minore, anche una volta divenuto maggiorenne, e’ preclusa in virtu’ del sopra richiamato principio dell’irretrattabilita’ della accettazione ereditaria, la possibilita’ di una successiva rinuncia.
A tali principi non risulta essersi conformata la decisione gravata, atteso che parte ricorrente ha puntualmente evidenziato, richiamando il documento prodotto nel corso del giudizio di primo grado, soddisfacendo cosi’ gli oneri di localizzazione ed individuazione di cui all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, che il verbale di inventario era stato redatto dal notaio (OMISSIS) in data 9/12/1980 (documento di cui alla lettera e) della produzione di parte attrice), sottolineando altresi’ come la stessa convenuta nella comparsa conclusionale avesse contestato la valenza di tale documento, sul presupposto (peraltro erroneo) che non potesse tenersene conto in quanto predisposto oltre tre mesi dall’apertura della successione (senza quindi considerare il peculiare regime apprestato dal legislatore per le eredita’ devolute ai minori per i quali e’ preclusa ogni diversa forma di accettazione diversa da quella beneficiata, con evidenti deroghe anche quanto alla scansione cronologica degli adempimenti).
La redazione dell’inventario ha quindi fatto acquisire al ricorrente la qualita’ di erede, ancor prima del raggiungimento della maggiore eta’, con la conseguenza che la successiva rinuncia e’ del tutto priva di efficacia.
La sentenza impugnata deve pertanto essere cassata con rinvio per nuovo esame dell’appello principale del ricorrente ad altra Sezione della Corte d’Appello di Bari.
3. Il secondo motivo di ricorso lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, rappresentato dall’accertamento del requisito della buona fede in capo alla convenuta al fine di invocare l’usucapione abbreviata.
Si sostiene che la Corte distrettuale avrebbe ritenuto infondato l’appello principale del ricorrente, volto appunto a contestare l’accoglimento della riconvenzionale della convenuta da parte del Tribunale, ma che cio’ sarebbe privo di adeguata motivazione, mancando una qualsivoglia disamina delle ragioni poste a sostegno del gravame principale.
In realta’, ritiene la Corte che, ancorche’ si faccia riferimento nell’esordio della motivazione della sentenza ad una infondatezza dell’appello principale, le doglianze mosse con l’atto di appello siano rimaste nella sostanza assorbite per effetto dell’accoglimento dell’appello incidentale della (OMISSIS). Risulta, infatti, conseguenziale che, una volta ritenuto che l’attore avesse validamente rinunciato all’eredita’ paterna, come appunto ritenuto dalla Corte d’Appello, la quota del coniuge superstite si fosse accresciuta, sino a divenire unica proprietaria del cespite poi alienato alla (OMISSIS), essendo quindi superfluo verificare se ricorressero o meno le condizioni per la maturazione in suo favore dell’usucapione abbreviata, risultando invece evidente, nella logica del giudice di appello, che la stessa avesse validamente acquistato l’intera proprieta’ (cfr. rigo 20 e ss. della pag. 5 della sentenza gravata).
Ne deriva che, stante l’assorbimento dell’appello principale, il motivo in esame deve reputarsi inammissibile, atteso che la giurisprudenza di questa Corte ha reiteratamente affermato che (cfr. Cass. n. 22095/2017) in tema di giudizio di cassazione, e’ inammissibile per carenza di interesse il motivo di ricorso allorche’ proponga censure che non sono dirette contro una statuizione della sentenza di merito bensi’ a questioni su cui il giudice di appello non si e’ pronunciato ritenendole assorbite (conf. ex multis Cass. n. 4130/2014; Cass. n. 4472/2016; Cass. n. 134/2017; Cass. n. 574/2016).
4. Al giudice del rinvio e’ rimessa anche la liquidazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, dichiara inammissibile il secondo motivo, e cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Bari che provvedera’ anche sulle spese del presente giudizio.

Avv. Renato D’Isa