Fideiussione e mancata accettazione da parte della Banca

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Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 maggio 2022| n. 14983.

Fideiussione e mancata accettazione da parte della Banca.

L’obbligazione fideiussoria promana da un contratto risultante, nella sua configurazione tipica (art. 1936 cod. civ.), dalla proposta del fideiussore non rifiutata dal creditore, e non richiede quindi, perché si perfezioni, l’accettazione espressa di quest’ultimo (art. 1333 cod. civ.). Ne consegue che l’eventuale conferma inviata dal creditore costituisce un elemento esecutivo del negozio già concluso. Inoltre, in relazione al carattere accessorio del contratto di fideiussione rispetto all’obbligazione garantita ed alla efficacia di esso anche se il debitore non ne abbia avuto conoscenza, non è necessaria la partecipazione diretta del fideiussore all’accordo con il quale la parte debitrice si obbliga nei confronti del creditore a dare fideiussione, poiché, come il debitore resta estraneo al negozio fideiussorio anche nel caso in cui abbia assunto per contratto l’obbligazione di prestare una fideiussione ai sensi dell’art. 1943 cod. civ., così anche il fideiussore non deve necessariamente partecipare all’accordo suddetto tra debitore e creditore

Ordinanza|11 maggio 2022| n. 14983. Fideiussione e mancata accettazione da parte della Banca

Data udienza 18 marzo 2022

Integrale

Tag/parola chiave: Fideiussione – Mancata accettazione da parte della Banca – Obbligazioni – Accordo tra debitore e creditore – Art. 1943 cc

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SESTINI Danilo – Presidente

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere

Dott. AMBROSI Irene – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 9117/2019 proposto da:
(OMISSIS), rappresentato e difeso dagli avvocati (OMISSIS), e (OMISSIS), ed elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), Pec: (OMISSIS), (OMISSIS); (OMISSIS);
– ricorrente –
contro
(OMISSIS) SRL, e per essa (OMISSIS) SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), in (OMISSIS), (OMISSIS);
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 209/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 10/01/2019;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 18/03/2022 da Dott. MOSCARINI ANNA.

Fideiussione e mancata accettazione da parte della Banca

CONSIDERATO

che:
1. (OMISSIS) convenne davanti al Tribunale di Roma la (OMISSIS) SpA chiedendo accertarsi l’inesistenza, invalidita’ ed inefficacia di due fideiussioni fatte valere dalla banca, in subordine la liberazione ai sensi dell’articolo 1956 c.c., l’abusivita’ di talune clausole contrattuali sulla base della disciplina consumeristica ovvero la decadenza di cui all’articolo 1957 c.c..
La Banca, nel costituirsi in giudizio, eccepi’ l’inammissibilita’ e infondatezza delle domande e, in via riconvenzionale, chiese che l’ (OMISSIS) fosse condannato al pagamento della somma di Euro 597.896,90 oltre interessi.
2. Il Tribunale adito rigetto’ le domande principali ed accolse la riconvenzionale qualificando le due scritture private con cui (OMISSIS) aveva dichiarato di costituirsi fideiussore quali proposte contrattuali che la banca aveva implicitamente accettato, pur serbando un silenzio cui il giudice ricondusse un valore negoziale. Di conseguenza il Tribunale ritenne che l’ (OMISSIS) in base al principio di autoresponsabilita’ fosse vincolato alle conseguenze delle sue stesse determinazioni tanto piu’ che il modulo era stato predisposto dalla banca e non vi erano margini di equivoco circa il contenuto delle scritture. Inoltre il Tribunale escluse che l’ (OMISSIS) potesse far valere la liberazione ex articolo 1956 c.c., perche’ le parti avevano convenuto il mantenimento della garanzia anche per l’ipotesi in cui le condizioni economiche delle societa’ debitrici fossero peggiorate; ne’ che fosse sostenibile la natura abusiva delle clausole contrattuali o la decadenza ex articolo 1957 c.c..
3. La Corte d’Appello di Roma, adita dall’ (OMISSIS), ha rigettato l’appello, ritenendo, per quanto ancora qui di interesse: infondata la pretesa violazione dell’articolo 115 c.p.c., relativa alla mancata contestazione dell’assenza di accettazione dovendo ritenersi, in base all’articolo 1333 c.c., richiamato dal testo delle fideiussioni, che se al garante non fosse pervenuto il rifiuto scritto dell’azienda, entro 10 giorni, la fideiussione si sarebbe intesa perfezionata, anche in ragione del significato negoziale del silenzio desumibile dalla qualita’ dei contraenti e dalle loro relazioni di affari secondo quanto statuito da questa Corte (Cass., 3, n. 10533 del 14/5/2014); insostenibile la tesi della nullita’ delle fideiussioni per difetto della forma scritta, della pretesa liberazione del fideiussore ai sensi dell’articolo 1956 c.c., e della abusivita’ delle clausole contrattuali ai sensi della disciplina consumeristica.
4. Avverso la sentenza che, rigettando l’appello, ha disposto in ordine alle spese del grado, (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.
Ha resistito la (OMISSIS) srl, rappresentata da (OMISSIS) SpA, quale cessionaria del credito di (OMISSIS) SpA con controricorso.
La causa e’ stata assegnata per la trattazione in adunanza camerale ai sensi dell’articolo 380 c.p.c., in vista della quale il ricorrente ha depositato memoria.

RITENUTO

che:
1. Con il primo motivo di ricorso – violazione e falsa applicazione dell’articolo 1333 c.c., e dell’articolo 115 c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – il ricorrente lamenta che la Corte d’Appello non abbia considerato essere pacifica tra le parti che le fideiussioni non fossero state accettate dalla banca. Cio’ avrebbe dato luogo alla violazione del principio di non contestazione ex articolo 115 c.p.c., e alla violazione dell’articolo 1326 c.c., nella parte in cui la Corte d’Appello ha omesso di considerare che il rapporto tra il fideiussore e la banca non potesse dirsi costituito da una obbligazione unilaterale del primo in favore della seconda ma da una relazione sinallagmatica nell’ambito della quale la banca aveva assunto obbligazioni proprie specie in ordine ai doveri di informazione. La sentenza impugnata violerebbe altresi’ l’articolo 1333 c.c., nella parte in cui ha ritenuto che la fonte dell’obbligazione del fideiussore fosse sempre ed indefettibilmente unilaterale, in presenza di un chiaro nesso sinallagmatico tra obblighi di garanzia, gravanti sul fideiussore, ed obblighi di informazione, gravanti sulla banca.
1.1 Il motivo e’ infondato. Premesso che la qualificazione del contratto quale contratto con obbligazioni del solo proponente presuppone l’interpretazione della volonta’ delle parti, rimessa al giudice del merito, sicche’ la censura neppure supera il preliminare vaglio di ammissibilita’, in ogni caso si rileva che la sentenza impugnata e’ conforme al consolidato indirizzo di questa Corte secondo il quale “L’obbligazione fideiussoria promana da un contratto risultante, nella sua configurazione tipica (articolo 1936 c.c.), dalla proposta del fideiussore non rifiutata dal creditore, e non richiede quindi, perche’ si perfezioni, l’accettazione espressa di quest’ultimo (articolo 1333 c.c.). Ne consegue che l’eventuale conferma inviata dal creditore costituisce un elemento esecutivo di un negozio gia’ concluso. Inoltre, in relazione al carattere accessorio del contratto di fideiussione rispetto all’obbligazione garantita e alla efficacia di esso anche se il debitore non ne abbia avuto conoscenza, non e’ necessaria la partecipazione diretta del fideiussore all’accordo con il quale la parte debitrice si obbliga nei confronti del creditore a dare fideiussione, poiche’, come il debitore resta estraneo al negozio fideiussorio anche nel caso in cui abbia assunto per contratto l’obbligazione di prestare una fideiussione ai sensi dell’articolo 1943 c.c., cosi’ anche il fideiussore non deve necessariamente partecipare all’accordo suddetto tra debitore e creditore” (Cass., 3, n. 13652 del 13/6/2006: Cass., 1, n. 3606 del 14/2/2018). Pertanto, ammesso che il motivo sia ammissibile, lo stesso e’ certamente infondato in quanto alcuna violazione e’ configurabile: ne’ la violazione dell’articolo 115 c.p.c., in quanto non puo’ dedursi come pacifico in causa il fatto della non contestazione della mancata accettazione perche’, come si evince dalla motivazione dell’impugnata sentenza, non e’ configurabile alcun fatto non contestato, avendo la banca sempre sostenuto la tesi della non necessita’ della accettazione ai fini della configurazione dell’obbligazione del fideiussore; ne’ la violazione dell’articolo 1326 c.c. e dell’articolo 1333 c.c., in quanto la qualificazione della fattispecie – quale espressione di una unilaterale assunzione dell’obbligazione fideiussoria da parte del garante – e’, come illustrato, del tutto conforme al consolidato indirizzo di questa Corte. 2. Con il secondo motivo di ricorso si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Il ricorrente lamenta che il giudice abbia omesso di dar rilevo agli obblighi della banca relativi al diritto di informativa verso il sottoscrittore e alla pacifica non accettazione da parte della banca della obbligazione fideiussoria.
2.1 Il motivo, che sarebbe anche infondato in quanto la Corte d’Appello non ha affatto omesso di motivare sui dedotti profili, e’ preliminarmente inammissibile per violazione dell’articolo 348 ter c.p.c., comma 4, in quanto, essendo la sentenza di primo grado basata sugli stessi fatti di quella d’appello, in presenza di cd. “doppia conforme”, il ricorso per cassazione e’ precluso per i vizi di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
3. Conclusivamente la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo. Si da’ atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, del cd. raddoppio del contributo unificato, pari a quello gia’ versato per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare, in favore di parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 10.000 (oltre Euro 200 per esborsi) piu’ accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello versato per il ricorso, a norma del citato articolo 13, comma 1 bis, se dovuto.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

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