Nell'ordinanza n. 55 del 2 gennaio 2025, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto importante relativo al concordato preventivo. In particolare, si è soffermata sull'onere della prova nel riconoscimento della prededuzione, ovvero il diritto di un creditore di essere pagato con precedenza rispetto ad altri.
La Corte ha stabilito che chi richiede la prededuzione deve fornire prove concrete a sostegno della propria richiesta, dimostrando che il credito è stato maturato nell'interesse dei creditori. In pratica, non basta affermare di avere diritto alla prededuzione, ma occorre documentare che l'attività o la fornitura che ha generato il credito sia stata utile per la massa dei creditori.
Questo principio è stato applicato a un caso specifico in cui un'azienda fallita aveva presentato una domanda di concordato preventivo. La Corte ha ritenuto che il creditore non avesse dimostrato che la fornitura da lui effettuata fosse coerente con la situazione finanziaria dell'azienda e che quindi rientrasse tra gli atti di ordinaria amministrazione necessari per la continuità aziendale.
In sintesi, la decisione della Corte sottolinea l'importanza della prova documentale nel riconoscimento della prededuzione, al fine di evitare abusi e garantire una corretta ripartizione dei beni tra i creditori.



