Ricorso incidentale: solo deposito telematico, non notifica
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Ricorso incidentale: solo deposito telematico, non notifica

L'Ordinanza civile n. 8678 della Corte di Cassazione, del 2 aprile 2025, ha chiarito le modalità di proposizione del ricorso incidentale a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 149 del 2022.

La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso incidentale, che la parte deve proporre con l'atto contenente il controricorso ai sensi dell'articolo 371 del Codice di Procedura Civile (c.p.c.), deve essere soltanto depositato e non anche notificato. Il deposito, inoltre, deve avvenire esclusivamente con modalità telematiche, entro il termine di quaranta giorni dalla notificazione del ricorso per cassazione principale.

Di conseguenza, è onere della parte che riceve la notifica del ricorso principale seguire diligentemente lo sviluppo del giudizio, anche solo attraverso l'accesso telematico agli atti. Questo significa che la conoscenza del ricorso incidentale non deriva dalla sua notificazione, ma dalla sua disponibilità telematica una volta depositato.

In sintesi, l'ordinanza semplifica la procedura per il ricorso incidentale in Cassazione, eliminando l'obbligo di notifica e ponendo l'onere di vigilanza sulle parti attraverso gli strumenti telematici.

Lucro cessante: prova danno effettivo e non astratto
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Lucro cessante: prova danno effettivo e non astratto

L'Ordinanza civile n. 8758 della Corte di Cassazione, del 2 aprile 2025, si è pronunciata sul tema del risarcimento del danno da lucro cessante, sottolineando l'importanza di una prova concreta e non meramente ipotetica del pregiudizio.

La Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento del danno da lucro cessante richiede la prova non solo del nesso causale tra il fatto illecito e il danno, ma anche del pregiudizio effettivo. Non è sufficiente basarsi su un'astratta o ipotetica possibilità di guadagno; è invece necessaria una situazione concreta che consenta di ritenere fondata e attendibile tale possibilità di lucro.

Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'Appello che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno da lucro cessante. La domanda era stata presentata per la violazione del diritto alla prelazione in un contratto di affitto d'azienda. L'affittuaria non era riuscita a provare che, in seguito alla disdetta, non aveva potuto svolgere altrove la medesima attività, né di averla svolta a condizioni più onerose o subendo una significativa perdita dell'avviamento commerciale.

In sintesi, l'ordinanza sottolinea che la semplice perdita di un'opportunità non basta per il lucro cessante; è indispensabile dimostrare che l'opportunità si sarebbe concretizzata in un guadagno certo e che l'impossibilità di realizzarlo ha generato un danno economico quantificabile e non meramente potenziale.

Prova testimoniale: inammissibilità va eccepita
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Prova testimoniale: inammissibilità va eccepita

L'Ordinanza civile n. 7376 della Corte di Cassazione, del 19 marzo 2025, si è pronunciata in merito all'inammissibilità della prova testimoniale ai sensi degli articoli 2722 e 2723 del Codice Civile.

La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità della prova testimoniale, non derivando da ragioni di ordine pubblico processuale ma dall'esigenza di tutelare interessi di natura privata, non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Al contrario, essa deve essere eccepita dalla parte interessata e, in particolare, prima che il mezzo istruttorio venga ammesso.

Di conseguenza, la violazione di tali articoli non solo non può essere rilevata autonomamente dal giudice, ma nemmeno può essere rilevata dalle parti qualora non sia stata dedotta in sede di ammissione della prova, oppure nella prima istanza o difesa successiva, o quantomeno, durante l'espletamento della prova stessa. Questo significa che la parte che intende far valere l'inammissibilità della testimonianza deve farlo tempestivamente, altrimenti decade da tale possibilità.

Le tempistiche per le contestazioni al CTU
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Le tempistiche per le contestazioni al CTU

L'Ordinanza civile n. 7356 della Corte di Cassazione, del 19 marzo 2025, si concentra sulle modalità e tempistiche per le contestazioni alla Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) da parte delle parti in un giudizio.

La Suprema Corte ha precisato che le contestazioni e i rilievi critici delle parti alla CTU, quando non configurano eccezioni di nullità relative al suo procedimento (le quali sono disciplinate dagli articoli 156 e 157 del Codice di Procedura Civile), costituiscono a tutti gli effetti argomentazioni difensive. Tali argomentazioni, pur non avendo un carattere tecnico-giuridico stringente, possono essere formulate per la prima volta nella comparsa conclusionale e persino in appello.

Tuttavia, è fondamentale che queste contestazioni non introducano nuovi fatti costitutivi, modificativi o estintivi, né nuove domande o eccezioni, o nuove prove. Il loro scopo deve essere quello di riferirsi all'attendibilità e alla valutazione delle risultanze della CTU, mirando a sollecitare il potere valutativo del giudice in relazione a tale mezzo istruttorio.

In sintesi, l'ordinanza chiarisce che le critiche alla CTU, se non attengono a vizi procedurali, rientrano nell'ordinaria attività difensiva e possono essere proposte anche in fasi avanzate del giudizio, purché non comportino un'indebita estensione del thema decidendum o probandum.

Onere della Prova e Inadempimento Reciproco
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Onere della Prova e Inadempimento Reciproco

L'Ordinanza civile n. 8901 della Corte di Cassazione, del 3 aprile 2025, ha precisato l'onere della prova in tema di inadempimento delle obbligazioni, specialmente quando si tratta di rapporti sinallagmatici (obbligazioni corrispettive).

La Suprema Corte ha ribadito che, in linea generale, il creditore che chiede l'adempimento di un'obbligazione ha l'onere di provare esclusivamente il fatto costitutivo del proprio diritto, ovvero l'esistenza dell'obbligazione che assume essere stata inadempita.

Tuttavia, la situazione cambia in presenza di obbligazioni corrispettive. Se la parte convenuta eccepisce l'inadempimento dell'attore alla propria obbligazione, quest'ultimo (l'attore) deve a sua volta provare di aver adempiuto all'obbligazione di cui la controparte è creditrice. Questa prova, ha sottolineato la Cassazione, non solo presuppone ma comprende anche l'individuazione chiara dell'obbligo da adempiere da parte dell'attore.

In sintesi, l'ordinanza chiarisce che in un contesto di obbligazioni reciproche, la parte che lamenta l'inadempimento altrui e viene a sua volta accusata di inadempimento, deve dimostrare di aver onorato la propria parte del contratto, specificando quale fosse tale obbligo.

I poteri di un institore munito di procura speciale
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I poteri di un institore munito di procura speciale

L'Ordinanza civile n. 8793 della Corte di Cassazione, del 3 aprile 2025, ha chiarito l'ampiezza dei poteri di un institore munito di procura speciale.

La Suprema Corte ha affermato che una procura speciale conferita a un institore, che includa la dicitura "tutti i poteri di legge" e specifichi la facoltà di rappresentare la società dinanzi a qualsiasi Autorità Giudiziaria in ogni grado di giurisdizione, attribuisce all'institore anche la legittimazione a rilasciare la procura ad litem. Questo principio si applica salvo che la procura stessa contenga espresse limitazioni della rappresentanza.

In pratica, l'ordinanza conferma che la formulazione ampia della procura, in assenza di clausole restrittive, è sufficiente a conferire all'institore il potere di nominare un avvocato per la società, coprendo così la rappresentanza in giudizio.

Fideiussione e il termine semestrale per agire
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Fideiussione e il termine semestrale per agire

L'Ordinanza civile n. 8733 della Corte di Cassazione, del 2 aprile 2025, ha fornito importanti chiarimenti in materia di fideiussione e del termine semestrale previsto dall'articolo 1957 del Codice Civile.

La Suprema Corte ha ribadito che, in base all'articolo 1957 c.c., il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale, a condizione che il creditore, entro sei mesi dalla scadenza, abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia poi diligentemente continuate. Il creditore ha quindi l'onere di agire prontamente per l'adempimento a seguito della scadenza dell'obbligazione e di coltivare l'azione intrapresa; in caso contrario, decade dal diritto di agire nei confronti del fideiussore.

Lo scopo di questo termine semestrale è quello di proteggere il fideiussore dall'aumento indiscriminato degli oneri della sua garanzia, evitando che il creditore, non attivandosi tempestivamente al primo segno di inadempimento, lasci aumentare l'importo del debito magari contando sulla responsabilità solidale del fideiussore.

Con riferimento al "dies a quo", ovvero il momento da cui decorre il termine semestrale, la Cassazione ha chiarito che, nel caso in cui il debitore principale acceda alla procedura di concordato preventivo, l'obbligazione può considerarsi "scaduta" dalla data di presentazione della domanda di concordato preventivo. Questa interpretazione si basa sul richiamo espresso operato dall'articolo 169 della Legge Fallimentare all'articolo 55, comma 2, della stessa legge, il quale stabilisce che "i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data della dichiarazione del fallimento". Il principio è quindi esteso per analogia al concordato preventivo, determinando il momento cruciale per l'attivazione del creditore verso il fideiussore.

Ricorso cassazione autosufficienza specificità
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Ricorso cassazione autosufficienza specificità

L'Ordinanza civile n. 7344 della Corte di Cassazione, del 19 marzo 2025, delinea con precisione i requisiti di autosufficienza e, di conseguenza, di ammissibilità, di un ricorso per Cassazione. La Corte sottolinea l'importanza di fornire al giudice di legittimità tutti gli elementi necessari per una decisione, senza la necessità di ricerche autonome.

Il ricorso è considerato autosufficiente quando:

Specificità dei motivi: I motivi devono rispettare i criteri di specificità previsti dal codice di rito (ad esempio, chiarezza nell'individuazione del vizio dedotto e delle norme violate).

Riferimenti documentali: Ogni motivo deve indicare, quando necessario, l'atto, il documento o il contratto su cui si fonda, specificandone i riferimenti topografici (come pagine, paragrafi o righe) dei brani citati. Questo permette una rapida individuazione e verifica.

Fase processuale di produzione: Deve essere indicata la fase processuale in cui il documento o l'atto è stato creato o prodotto, fornendo un contesto temporale essenziale.

Fascicolo allegato: Il ricorso deve essere accompagnato da un fascicoletto che contenga, ai sensi dell'articolo 369, comma 2, n. 4 del c.p.c., gli atti, i documenti e i contratti a cui si fa riferimento nel ricorso stesso.

In sintesi, la Suprema Corte ribadisce che, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 366, comma 1, n. 3 e n. 6 del c.p.c., il ricorso è ammissibile solo se il contenuto degli atti richiamati nelle censure è puntualmente indicato e la loro presenza negli atti del giudizio di merito è specificamente segnalata. Questo principio garantisce che la Corte possa valutare la fondatezza dei motivi di ricorso sulla base delle allegazioni fornite dalle parti.

Responsabilità fatto illecito imputabile a più persone
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Responsabilità fatto illecito imputabile a più persone

L'Ordinanza civile n. 7332 della Corte di Cassazione, del 19 marzo 2025, si concentra sulla questione della ripartizione delle responsabilità in caso di fatto illecito imputabile a più persone.

La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito, chiamato a decidere sulla domanda del danneggiato, può esaminare la gravità delle rispettive colpe e l'entità delle conseguenze derivanti dal comportamento di ciascun condebitore solo in due specifiche situazioni. La prima è quando uno dei condebitori ha esercitato l'azione di regresso nei confronti degli altri. La seconda è quando, in previsione di un futuro regresso, il condebitore ha chiesto preventivamente tale accertamento al fine della ripartizione interna delle responsabilità tra i corresponsabili.

Ne consegue che la domanda relativa alla ripartizione interna delle colpe e delle conseguenze non può essere proposta ex novo in grado di appello. Questo significa che la questione deve essere sollevata già in primo grado, attraverso le azioni o le richieste specifiche sopra indicate, per consentire al giudice di esaminare adeguatamente la posizione di ciascun corresponsabile.

Liquidazione Spese opposizione: valore beni pignorati.
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Liquidazione Spese opposizione: valore beni pignorati.

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 7342 del 19 marzo 2025, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla liquidazione delle spese nelle opposizioni all'esecuzione proposte ai sensi dell'articolo 619 del Codice di Procedura Civile (c.p.c.).

La Suprema Corte ha stabilito che, per la determinazione delle spese legali, il valore della lite si identifica ai sensi dell'articolo 17 c.p.c. e deve essere calcolato tenendo conto del valore dei beni controversi. Questo significa che si deve considerare l'equivalente monetario del diritto che viene aggredito in via esecutiva.

Nel caso specifico esaminato, la Cassazione ha cassato la decisione di merito che aveva posto le spese di lite a carico della banca opponente, individuando lo scaglione tariffario applicabile in base al valore della causa dichiarato dalla stessa banca nell'atto introduttivo del giudizio. La Corte ha invece ribadito che i compensi professionali dovuti alla parte vittoriosa nell'opposizione di terzo dovrebbero essere parametrati in base al valore dell'immobile pignorato.

In sintesi, la sentenza chiarisce che il criterio per calcolare le spese nelle opposizioni all'esecuzione non è il valore dichiarato dalla parte, ma il valore effettivo dei beni oggetto della contestazione esecutiva.